La parola di Gesù è aperta a tutti

Sul Moscone oggi l’intervento di Don Livio Vercesi, decano dei parroci novesi, che in occasione della chiusura dell’anno liturgico commenta Matteo 25,31-46.

Oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, la chiesa proclama Cristo Re. Questa è la sintesi del cammino fatto tutto l’anno.
Lo desidero questo re e sono conforme a ciò che vuole dai suoi sudditi? A quanto pare, i figli di questo regno non si distinguono da un’appartenenza religiosa, né da una fede particolare. Gesù fa una proposta aperta a tutti, universale. La nostra religione ci aiuta a capire chi è Gesù e ci rivela il volto di Dio Padre, ma non è questo che mi mette in comunione con Lui. Vediamo il testo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.
Siamo davanti ad un giudizio finale. Gesù è il giudice e si presenta con il titolo di figlio dell’uomo, opposto a figlio delle tenebre e di qualcos’altro. Significa che lui è stato un uomo veramente umano, facendo della sua vita un dono per gli altri, fino a raggiungere il suo trono glorioso, che è la croce. Come mi sento davanti a quest’uomo in croce?

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Le pecore sono tendenzialmente bianche, simbolo di luce, mentre le capre sono nere, simbolo di tenebre. Io penso di essere come un dalmata.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, benedetto dal padre e da tutti, è l’uomo di cui si dice del bene perché ha fatto del bene. ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Sei opere di misericordia concrete. Emerge il fatto che non dice una parola sulla fede o sull’appartenenza religiosa. Non dice ti ho visto a messa tante volte o in confessionale, perché questi sono solo aiuti, un privilegio di noi cristiani. Ma Gesù vuole proporre una salvezza universale. Poi Gesù usa uno stratagemma tipico dei rabbini, per ripetere addirittura quattro volte questo concetto. due volte in positivo e due in negativo, quasi alla noia, pur di insistere. Questo ci fa capire quanto considera questo discorso importante.

In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Gesù si identifica con questi poveri, e notiamo che mette dentro anche il carcerato, cioè colui che ha fatto del male, perché per lui più che uno che ha fatto del male è un fratello. Ma domandiamoci anche: chi ha fatto del male, ha fatto solo quello? Non avrà fatto anche del bene? Visitare un carcerato non è visitare uno che ha fatto del male, ma un fratello che forse ha sbagliato più di me, ma non è molto diverso da me. Lui è uno che non l’ha fatta franca.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
I maledetti, sono quelli che hanno fatto del male, per cui si ritrovano fuori casa, al buio. Si sono comportati da diavoli, cioè da avversari, come San Pietro quando prova a dire a Gesù che deve evitare la Passione. Ma San Pietro è un diavolo? E io, sono solo luce? Gesù sta usando immagini forti, ben conosciute a chi l’ascoltava, ma dalla lettura di tutti i vangeli emerge che Dio odia si il male e lo condanna, ma non il peccatore. Dio ama il peccatore e lo vuole salvare.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Il significato di supplizio è potatura. Il tralcio secco va tagliato, a vantaggio di ciò che merita di vivere. Forse questo è il purgatorio, una condizione dolorosa durante la quale bisognerà fare piazza pulita di tutto ciò che in noi è avversario della vita, perché rimanga solo ciò che c’è di bello, ciò che fa di noi dei figli dell’uomo amabili. Solo Dio può fare questo. Diamogli carta bianca, perché lo faccia prima o poi; l’importante è che lo faccia, anche perché, come disse un illuminato, finché manca un fratello, la festa non può cominciare.

Don Livio Vercesi
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Don Livio Vercesi

Un pensiero su “La parola di Gesù è aperta a tutti

  1. La religione, al di la delle considerazione di fede, esercita una guida fondamentale per determinare regole, per disciplinare una convivenza coesa e pacifica , in società organizzate.

    Il passo del Vangelo citato da Don Livio è di una straordinaria chiarezza ed indica con precisione come il genere umano deve comportarsi, senza per questo appartenere a questa o a quella religione .

    ” ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sede e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

    Basta dar seguito a queste sei opere misericordiose per costruire le fondamenta di una società giusta e solidale . Corriamo il rischio di rimaner sordi, vittime dell’egoismo che oscura le menti. Va elogiato e capito il sermone di don Livio Vercesi.

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