Pitost che gnenta, l’è mej pitost!

Il precedente articolo l’ho concluso con un detto dialettale che sintetizzava la condizione dei Tortonesi come “figli di Netta”, cioè come figli di nessuno che si sentono un po’ presi in giro e sicuramente poco considerati.
Questa volta il proverbio, ironico, ha invece funzione di titolo:”pitost che gnenta, l’è mej pitost”, piuttosto di niente, è meglio piuttosto.
In questo titolo ho condensato il pensiero che attraversa la mente di molti miei concittadini in merito al futuro dell’ospedale, un futuro “privato”.
Sempre per giocare con le parole si potrebbe anche sostenere che è sicuramente meglio avere un ospedale privato che essere privati di un ospedale, ma bando agli scherzi, perché la questione è tutto tranne che uno scherzo.
La scorsa volta ho accennato al progetto di convenzione tra pubblico e privato che porterebbe alla gestione del nosocomio tortonese da parte del Policlinico di Monza.
Di questi tempi tutto scorre molto velocemente e, assorbita l’arrabbiatura per la trasformazione in Covid Hospital in barba alle promesse non mantenute della Regione, già il progetto dalle intenzioni pare avviarsi verso un dato di fatto.
Nel frattempo, infatti, l’assemblea dei quaranta sindaci dei Comuni del Tortonese, un bacino di circa 60.000 persone, si è espressa all’unanimità, tranne l’astensione del primo cittadino di Pontecurone, in favore del passaggio alla gestione privata dell’ospedale.
La notizia mi ha stupito non poco. L’unanimità, questo essere tutti d’accordo e magari compiaciuti dell’esito, mi è sembrato un risultato strano.
Mi spiego, mi sono chiesta: ”Possibile che tra quaranta sindaci non ce ne sia qualcuno con dei dubbi?”.
La questione è controversa, molti cittadini e anche addetti ai lavori del mondo sanitario sono dubbiosi o sospettosi. 
Io stessa confesso di non essere entusiasta di questo progetto, i dubbi che mi sorgono al proposito sono molti e credo che sia lecito farseli venire, trattandosi di un problema serio, a meno che i dubbi non vengano cancellati con un’ordinanza regionale.
Quello che appare chiaro è che, mentre se ne parla e se ne discute sui gruppi social, le decisioni sul piano politico, frutto di un lavoro di contatti svolto tra estate e autunno, siano già state prese e siano inequivocabili.
Infatti non si spiegherebbe altrimenti questo essere tutti d’accordo, senza alcun distinguo.
La stampa locale, in genere, ha accolto la notizia con giubilo presentando il passaggio al privato come una grande conquista, come un risultato eccellente dell’operato del Primo cittadino.
Il Moscone però, lo sapete, vuole proporre dei ronzii fastidiosi, esprimere delle voci fuori dal coro, è un po’ la sua vocazione.
Quindi chiediamoci cosa ci sia di così trionfalistico nel “regalare”, testè rimesso in ordine, il nostro ospedale al privato?
È chiaro che chi è così entusiasta propenda per l’idea del riavere un ospedale funzionante e ciò che gli frulla per la testa è il ritorno a quella struttura conosciuta con tutti i reparti che la costituivano, ma sarà veramente così?
Dalle notizie circolanti si parla della reintroduzione di un Dea di primo livello, dei reparti di cardiologia e neurologia e di un day hospital pediatrico che andrebbero ad aggiungersi a quel poco rimasto in funzione.
Un reintegro significativo, senz’altro estremamente utile per le emergenze, ma forse non quell’ospedale completo che si aveva in precedenza.
Qualcuno potrebbe obiettare che non si può avere tutto e magari avrebbe anche ragione, ma spacciare questo per il ritorno al “vecchio ospedale” non è del tutto corretto.
D’altra parte ormai non conta più la verità, ma ciò che si riesce a far credere. Quel che oggi può sembrare un traguardo può diventare in futuro una clamorosa marcia indietro.
Siamo sicuri che una gestione privata, cioè volta prevalentemente al guadagno, non finirà per privilegiare quelle prestazioni che fanno lucro a scapito di quelle che sono utili al cittadino?
No, non ne siamo sicuri e se guardiamo agli esempi della regione vicina non solo non ne siamo sicuri, ma ne diventiamo fortemente sospettosi.
E la Regione Piemonte come si situa in tutto questo quadro?
Scherzosamente si potrebbe sostenere che in cambio del sacrificio affrontato per ben due volte dai Tortonesi, in circostanze drammatiche, rimanendo senza ospedale, la Regione darà il suo consenso a ‘donare” una struttura pubblica rimessa a nuovo con fondi pubblici, cioè con i nostri soldi, affinché qualcuno ci possa guadagnare sopra.
Guardando la realtà, invece, sembra di assistere a una sorta di pantomima. L’iniziativa del passaggio dell’Ospedale di Tortona al Policlinico di Monza è partita dalla Regione che l’ha caldeggiata in incontri pubblici con gli amministratori locali. Ora questi stessi propongono un piano sovrapponibile chiedendo l’autorizzazione alla Regione. Fine del balletto, oppure come si canta nel ballo del pinguino:avanti, avanti, avanti!
Però c’è chi è contento, anzi di più entusiasta, perché, in fondo “pitost che gnenta, l’è mej pitost”.

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone oppure per "dire la tua" scrivici su WhatsApp al numero +39 320 713 7299 (no telefonate)

Condividi questo articolo

Maria Angela Damilano

Un pensiero su “Pitost che gnenta, l’è mej pitost!

  1. Concordo con questa analisi. Le vicende legate alla gestione del Covid hanno rafforzato in me i forti sospetti che già nutrivo circa l’impianto privatistico del sistema lombardo della sanità (anche per l’esperienza maturata con una lunga frequentazione per motivi familiari). A mia volta mi sono meravigliato per il voto pressochè unanime dell’assemblea dei sindaci citato nell’articolo, tanto che, in spirito donchisciottesco, pensavo di scrivere al mio sindaco (abito in comune di Montacuto) per chiedergliene conto. Ho notato poi che diversi tra i protagonisti di questa scelta provengono dalle forze che nel 2007 hanno creato nel 2007. Il soggetto che si propone come gestore privato é presente nella nostra provincia dalla seconda metà degli anni novanta e, nel cercare in rete qualche notizia storica per documentarmi, ho constatato che nel 2003 il gruppo degli allora DS in Regione era stato decisamente critico nei suoi confronti. Su Il Novese, il 6 novembre 2003, a pagina 2, apparve un forte intervento di Rocchino Muliere (titolo “La regione avvantaggia le cliniche private – consultabile al link https://www.giornalidelpiemonte.it/dettaglio.php?globalId=giopiens;3318490;1 ) . Cosa è cambiato per giustificare la scelta più recente ? E cosa si potrebbe ancora fare per cambiare direzione ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto

Contact Us