Perché vogliono dare al Policlinico di Monza l’Ospedale di Tortona?

Mi è piaciuto l’approccio della professoressa Damilano relativamente alla questione “futuro dell’ospedale di Tortona”. In questi giorni sono apparsi molti articoli sui giornali e ho letto posizioni importanti come quelle dei Sindaci, del nostro Vescovo, del professor Renato Balduzzi. Intervengo, perché mi è stato chiesto e lo faccio ritenendomi più libero, non avendo più una responsabilità esecutiva nella pubblica amministrazione, essendo consigliere di opposizione nella mia città. 

In passato sono stato accusato di essere colui che ha contribuito a declassare l’ospedale di Tortona a favore di quello di Novi. Ancora recentemente l’ex sindaco di Tortona è ritornato su questa questione, dimenticando – forse – che fui proprio io come consigliere regionale, a denunciare in un consiglio comunale di Tortona, alla fine del 2012, che la Regione stava per decidere la chiusura del punto nascita dell’ospedale, e che tale decisione avrebbe comportato un declassamento conseguente della struttura. Fui inascoltato e tutto scivolò nell’indifferenza generale, tranne dell’allora Sindaco Berruti che ben sapendo della questione, essendo lui informato dall’allora assessore regionale alla sanità Ugo Cavallera, glissò velocemente. A quel consiglio comunale era presente il direttore generale della Sanità regionale che non smentì.

Successivamente la Giunta Regionale, retta dal presidente Chiamparino, approvò la nuova rete ospedaliera provinciale, che conosciamo. Tutto ciò per dovere di cronaca, ma ormai fa parte del passato. Oggi bisogna guardare al presente e soprattutto al futuro e fanno bene i sindaci del tortonese a farlo. Sopratutto ora che per la seconda volta l’ospedale è diventato Covid-Hospital, anche se poi vista la gravità del momento tutti gli altri ospedali della provincia sono stati interessati pesantemente alla cura dei malati covid. 

Sappiamo, come per la prima ondata covid, che le attività chirurgiche non esplicitamente urgenti sono state nuovamente bloccate per la necessità di deviare risorse umane e materiali sull’emergenza covid 19, allungando ulteriormente le già lunghe liste di attesa. 
La pandemia ha fatto percepire a tutti noi l’importanza del nostro sistema sanitario nazionale pubblico, senza il quale gli effetti sarebbero stati drammaticamente più devastanti. 
Nello stesso tempo questa situazione ha chiaramente dimostrato le falle del sistema sanitario, che però ha retto, ma soprattutto ci ha dimostrato come non sia sufficiente una politica sanitaria basata solo su strutture ospedaliere, sia pure di eccellenza, trascurando completamente la medicina del territorio.

Se avessimo avuto una forte e solida rete di sanità territoriale, i nostri ospedali non avrebbero ricevuto quella pressione che li ha mandati in crisi e soprattutto avremmo salvato più vite.
Per questo c’è bisogno di investire importanti risorse – anche quelle messe a disposizione dal Mes – per una grande opera di modernizzazione della sanità italiana. Sbrighiamoci anche perché entro il 2023 altri 70mila medici andranno in pensione (nuovo personale, casa della salute, accesso più facile alle dignosi e alle cure).
Da mesi è in atto un dibattito e un impegno da parte dell’assessore regionale alla sanità Icardi e dal sindaco di Tortona al fine di coinvolgere il gruppo privato “policlinico di Monza” nella gestione dell’ospedale cittadino. 

il dottor Giancarlo Perla
direttore generale del Policlinico di Monza

Conosco da 40 anni il dottor Perla, la sua serietà e le sue capacità professionali, e non mi sorprende il suo interesse sincero alle sorti dell’ospedale di Tortona, ma nello stesso tempo è chiaro che il suo ruolo è quello di rappresentare gli interessi di un gruppo privato. 
A fronte di una sanità pubblica improntata a politiche di solidarietà, giustizia, efficienza, che provvedano alla prevenzione, cura e assistenza socio sanitaria, sostenuta dalla fiscalità generale, vi è quella privata che del tutto legittimamente cercherà il profitto. Quindi si comporterà da imprenditore, farà indagini di mercato scegliendo le attività più remunerative su cui investire o attività a medio contenuto tecnico, ma ad elevato turnover, o attività ad alta specializzazione, molto settoriali. 
Dove l’organizzazione diventa più complessa e quindi meno remunerativa, ad esempio nel settore emergenza, il privato è relativamente assente: solo il 9,7% degli ospedali privati accreditati sono dotati di pronto soccorso o di dipartimento di emergenza (fonte rapporto Oasi, Cergas Bocconi).
Vorrei ricordare, inoltre, che il 70% del privato viene sovvenzionato dallo stato, quindi dalla stessa borsa che finanzia il servizio sanitario nazionale. 
Durante le due fasi della pandemia l’interruzione delle attività di routine del servzio pubblico ha provocato un ricorso importante alla medicina privata per la dignostica e la terapia. 
Non si tratta, quindi, di avere un atteggiamento pregiudiziale, nello stesso tempo bisogna considerare la sanità privata complementare e non sostituiva di quella pubblica. 
Purtroppo ci sono ritardi colpevoli e ha ragione il professor Balduzzi a chiedere come mai dopo anni non si sono ancora fatti passi decisivi nella riabilitazione e sulla senologia nell’ospedale di Tortona. Non conosco il dato attuale, ma sino a sei anni fa la Regione Piemonte spendeva in mobilità passiva circa 9 milioni di euro (solo per la riabilitazione). 
Se si fosse fatto quello che si era detto, forse oggi la situazione sarebbe diversa. 
Ancora, il dottor Perla ha affermato con chiarezza la disponibilità a tenere aperto il pronto soccorso e riaprire il dipartimento di emergenza. E’ evidente che questo avverrà con risorse pubbliche del bilancio regionale, ma oltre a questo la Regione e il suo assessore alla sanità dovrebbero dire come intendono – a quel punto – e quando modificare la delibera 1/600 che regola l’organizzazione della rete ospedaliera in provincia. Ammesso che il contratto del personale della sanità pubblica sia uguale a quello del settore privato, come si intende organizzare la catena di comando? Non credo sia banale chiederselo. Da mesi, ormai, si sono susseguiti incontri con il policlinico di Monza, ma se l’intenzione è quella di andare avanti, come auspicano i sindaci del tortonese, in quale modo la Regione intende affidare la gestione di un ospedale pubblico? Bisognerà fare una gara pubblica, o si sceglierà un’altra strada? Da mesi, appunto, si parla solo di un unico privato. 

Forse è arrivato il momento, sperando di uscire dall’emergenza nel più breve tempo possibile, di aprire una profonda discussione sul futuro della sanità in provincia di Alessandria. 
All’assessore regionale Icardi direi che forse sarebbe il momento di pensare ad un nuovo ospedale di alta specializzazione nella città di Alessandria, visto che il governo stanzierà 2 miliardi per l’emergenza sanitaria. 
Concludo con una nota polemica. Sempre l’assessore Icardi in un incontro al Rotary di Tortona nel presentare l’iniziativa e la disponibilità ad affidare la gestione dell’ospedale al privato, aveva affermato “temo che qualche consigliere regionale di sinistra si straccerà le vesti”. Bene, assessore, noi ci stracciamo le vesti perché in Piemonte avete dimostrato di non essere in grado di gestire la delega più importante, quella della sanità, e purtroppo lo avete dimostrato nella incapacità di gestire l’emergenza della pandemia. Un esempio su tutti: ad oggi mancano in Piemonte oltre 400mila vaccini antinfluenzali e questo vuol dire che molti anziani non potranno vaccinarsi. Complimenti. 

PS: Incredibile. Proprio ieri, in risposta ad un question time in consiglio regionale sull’ipotesi di gestione privata dell’ospedale di Tortona, l’assessore regionale alla sanità Icardi ha dichiarato, di non conoscere il progetto e non sapere di cosa si sta parlando. Quindi i sindaci hanno inviato un documento all’assessore su una cosa che – secondo lui – non esiste. Quella sera al Rotary di Tortona forse l’assessore aveva bevuto un po’ troppo. 



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Rocchino Muliere

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