Con Equazione e Altromercato, consumi o scegli?

Irma è madre di cinque figli. Vive in Guatemala, suo paese d’origine. Come ogni madre di tutto il mondo, Irma sa che i suoi figli potranno avere una vita migliore solo studiando. Irma vorrebbe garantire loro un futuro dignitoso ma i problemi ci sono, e sono tanti. Nella scuola costruita dalla comunità le condizioni igienico-sanitarie sono pessime, così come in tutto il villaggio. I pasti vengono preparati all’aperto e non sempre i soldi bastano per garantirli. E allora lo studio passa in secondo piano e si è costretti a lavorare, anche per retribuzioni minime e in condizioni disastrose, per sostenere la propria famiglia, per portare a casa almeno quanto basta per mangiare. La vita di Irma è come quella di tante altre in Guatemala, dove il tasso di abbandono scolastico è uno dei grandi problemi del paese. Per i giovani niente istruzione significa scarsa possibilità di avere un futuro migliore e una vita passata nei campi in condizioni precarie e non dignitose. Studiare è anche conoscere, comprendere che al mondo non esiste solo una prospettiva ma ne esistono tante, diverse e tutte differenti, ed è bello cosi.

Fatima è più giovane di Irma e vive in Nicaragua. Il futuro di Fatima era segnato, come tante altre ragazze costrette a prostituirsi per sopravvivere, se non fosse stato per la cooperativa Una Soppexcca R.L dove ora lavora come promotrice agricola. Si tratta di un incarico importante, e non è comune che sia una donna a ricoprirlo, ma questo è possibile perché all’interno della cooperativa per la quale lavora le donne sono considerate soggetti emancipati alle quali vengono assegnati incarichi di leadership. 
La cooperativa per la quale Fatima lavora deve molto ad Altromercato.

Ed è proprio questo che Altromercato fa: la differenza combattendo le disuguaglianze.

Parliamo di un’impresa sociale, di una realtà collettiva e partecipata, composta da circa 100 cooperative e organizzazioni non profit che promuovono e diffondono il Commercio Equo e Solidale attraverso la gestione di circa 225 “Botteghe Altromercato”. 

Altromercato si basa su una filiera corta che permette al consumatore di conoscere tutti i passaggi intermedi del processo produttivo, passaggi ridotti al minimo per poter risparmiare e garantire così un prezzo equo e giusto per coloro che producono.

In contrasto con la filiera classica, che ha come obbiettivo il massimo profitto senza tenere conto degli ultimi, impiegati come bassa manovalanza al solo scopo di garantire il bene di noi ricchi, per permetterci di comprare quel caffè a 5€/kg e arrivare a casa soddisfatti perché abbiamo risparmiato, ma sulle spalle di chi?

Sulle spalle di coloro che, non per scelta, sono nati “dalla parte sbagliata” del mondo. È proprio questa parte sbagliatache Altromercato vuole sostenere, valorizzare e innovare. E lo fa puntando sulle persone, le comunità, perno del sistema del commercio Equo e Solidale.

Altromercato si basa su un contatto diretto con i produttori, soprattutto con quelli marginalizzati dall’economia classica. Il primo passo per aiutarli sono i prefinanziamenti che rendono possibile per i produttori l’avviamento della loro attività senza doversi indebitare con speculatori locali. I produttori sono spesso organizzati in cooperative, le quali reinvestono parte degli utili in progetti sociali per accrescere il benessere dell’intera comunità.

Ai produttori è inoltre garantito un prezzo minimo, grazie al quale, nonostante le instabili oscillazioni della borsa che definiscono il prezzo dei prodotti, hanno sempre la sicurezza di una retribuzione giusta e dignitosa.

A questi due fondamentali aspetti va aggiunto che Altromercato ha tra i propri valori cardine quello della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. 
Mentre la produzione classica su larga scala ha costi ambientali altissimi, in termini di inquinamento, spreco delle risorse e sfruttamento del suolo, Altromercato punta all’utilizzo di terre marginali evitando così l’abbattimento di foreste primarie, sostiene l’utilizzo di metodi innovativi per ridurre al massimo gli sprechi e attraverso il riconoscimento di un premio pagato oltre il prezzo minimo del fair trade, i produttori vengono motivati ad operare la scelta verso una coltivazione e una produzione più responsabile.

Il commercio equo e solidale è una realtà ormai consolidata anche a Novi Ligure, in via Paolo da Novi 51, e in tutta la provincia di Alessandria grazie alla presenza della cooperativa EquAzione, una grande famiglia. Presente nell’alessandrino dal 1996 e consolidata come società cooperativa dal 2001. Come definito dallo statuto la cooperativa mira ad affiancare alla proposta del commercio equo e solidale una collaborazione con organizzazioni sociali e comunità di recupero locali. EquAzione ruota attorno al concetto di persona e di comunità, non di denaro. 

Le botteghe sono gestite da volontari convinti che dal ruolo di consumatori si debba passare al ruolo di consum-attori ovvero diventare protagonisti di un cambiamento che parte dalle nostre piccole azioni quotidiane per puntare a qualcosa di più grande. 

Negli anni la cooperativa ha preso parte a diverse iniziative.

Lancia inizialmente il progetto “banane scatenate”. Un semplice prodotto, la banana, liberato dalle catene dell’ingiustizia in cui versavano i lavoratori costretti a sfruttamento e colpiti dagli effetti del pesticida Namagon.

La bottega è stata tra le promotrici del Novi social forum. Un’importante esperienza che ha permesso ai più giovani di entrare a contatto con questa realtà e che si proponeva di portare avanti il discorso avviato a Genova nel 2001 e soffocato dai disordini. 

EquAzione non ha mai smesso di collaborare con realtà locali come Libera, un’associazione di promozione sociale presieduta da don Luigi Ciotti, fondata nel 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alla criminalità organizzata e di favorire la creazione di una comunità alternativa alle mafie stesse. Nasce così, qualche anno dopo, la cena della legalità e della solidarietà. 

Altro importante impegno che la bottega ha avviato è l’insegnamento nei corsi Cup (centro territoriale permanente per l’insegnamento della lingua italiana ad adulti) a favore dell’integrazione e della multiculturalità.

Integrazione, multiculturalità, lotta alle disuguaglianze, difesa ambientale, termini ed espressioni ormai di uso quotidiano, ma ne comprendiamo davvero il significato? Oltre a vederli sulle pagine dei giornali, sui post dei nostri social network preferiti, sappiamo come metterli in pratica?

Si tratta di scelte, di azioni quotidiane che per quanto sembrino piccole sono fondamentali per cambiare le cose.

Ad ogni azione, una reazione.
Non è “solo un pacchetto di caffè” è una scelta, l’inizio del cambiamento.

Negli ultimi mesi non facciamo altro che parlare di cambiamento, delle donne e degli uomini migliori che saremo dopo la pandemia, del paradigma della nostra società che deve cambiare per poterci garantire un futuro migliore, ma questo cambiamento deve venire da ognuno di noi. E parlarne non è sufficiente. Le alternative, al sistema consumistico non più sostenibile in cui viviamo, esistono e sono tante. Basta scegliere.

Dobbiamo imparare ad agire usando spirito critico, in ogni nostra semplice scelta. 
Dobbiamo imparare a riflettere.

Riflettere, attività che in questo mondo perennemente di corsa, in cui non c’è neanche tempo per un caffè, passa in secondo piano, eclissata dal pensiero frenetico e dalla scelta personale, per convenienza. 

Ecco, in questo mondo, Altromercato ci invita a riflettere con una domanda “consumi o scegli?”. Semplice, diretta, precisa. Da che parte stiamo? 

Riflettici e decidi.

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Elena Carrea

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