L’arresto di Babbo Natale

Babbo Natale guardava quel foglio. In alto, in stampatello, balzava alla vista la scritta autocertificazione.
“Dunque- pensava- ora mi tocca compilare dove ci sono tutti quei puntini”.
Nome: Babbo
Cognome: Natale
Età: Chiseloricorda (così dovrebbe andare bene)
Indirizzo: Circolo Polare Artico, 96930 Rovaniemi, Finlandia.
Motivazione per lo spostamento: ? (E qui cosa ci scrivo?)
Lavoro, sarebbe potuto andar bene, in fondo quello era il suo lavoro… ma anche necessità avrebbe potuto andare, non è forse una necessità portar doni a tutti i bambini del pianeta?
Salute no, vecchio sì, ma gagliardo eh, no problemi di salute.
Si arrovellò e poi alla fine scrisse: lavoro e necessità, poi magari si sarebbe spiegato a voce nel caso lo avessero fermato.
“Ma poi, magari, non mi fermerà nessuno e questo pezzo di carta rimarrà lì piegato nella tasca interna della giubba rossa. E se poi anche dovessero fermarmi e che caspita mi riconosceranno, no? Una deroga per queste cose ci deve pur essere. Ci hanno pensato fino all’ultimo… e due non conviventi e i ragazzi sotto i quattordici anni, vuoi che non abbiano pensato a Babbo Natale? Su, è impossibile sono io che mi faccio più problemi del dovuto.”.
Così, caricata la slitta, data una bella strigliata alle renne ben pasciute di fieno, lucidate lame e briglie (se mi fermano voglio essere a posto) Babbo Natale si mise in viaggio con la sua fida autocertificazione.
Dopo aver sorvolato il nord Europa, arrivò sulla penisola italiana dove iniziò la distribuzione. Mentre faceva il giro in una cittadina di cui gli piaceva molto il nome, Tortona, si sa Babbo è molto goloso, vide un posto di blocco.
D’istinto avrebbe voluto tirare a sé le briglie e schizzare volando sotto il naso dei controllori, ma decise di perdere un attimo e chiarire la faccenda.
L’appuntato girò attorno alla slitta circospetto.
– E le gomme da inverno?
– È una slitta, non ha gomme.
– Ma non c’è neve…
– È una slitta che vola.
– Mandirola, passami un po’ un palloncino!
– Non serve, guardi (Babbo si toccò la punta del naso), poi di palloncini ne ho da dare a voi, ne ho sacchi pieni.
– Non faccia il furbo, documenti!
– Mi guardi bene, non mi riconosce?
L’appuntato Tropiano lo scrutò con attenzione e poi con un lampo di genio disse: – Il Gabibbo?
Babbo guardò l’orologio sospirando, aveva ancora molto da fare, proprio a lui doveva toccare un appuntato così poco perspicace?
– No, non sono il Gabibbo! Se faccio: Ho ho ho, le suggerisco qualcosa?
– Vuole proprio fare lo spiritoso? Mi lascia le frasi in sospeso, cosa ne so io di che cosa lei ha?
– Allora devo proprio dirglielo chiaramente: sono Babbo Natale!
– Guardi, io Babbo Natale non l’ho mai visto e poi mia mamma mi diceva che i doni lì portava Gesù Bambino, quindi per me lei è un impostore.
– Impostore non me l’ha mai detto nessuno! Guardi giovanotto, ho ancora lavoro da sbrigare, non vorrà che i bambini della Patagonia, del Sud Africa o della Nuova Zelanda restino senza doni, si metta una mano sulla coscienza!
– Mandirola, scrivi sul verbale che il signore vestito di rosso non esibisce i documenti. Almeno l’autocertificazione ce l’ha?
Babbo si frugò in tasca ed estrasse un foglio spiegazzato che passò tra i guanti di finta pelle dell’appuntato Tropiano.
Nel frattempo il milite Mandirola uscì dall’auto con penna e blocchetto. Gli bastò un’occhiata e tutto gli cadde dalle mani.
– Babbo!
– Gigino Mandirola, Natale 1982, trenino con locomotiva che faceva il fumo.
Babbo Natale aveva una memoria prodigiosa.
– Ce l’ho ancora, ci gioca mio figlio Pino. Gli ho regalato un fischietto, così finge di fare il capostazione.
L’appuntato Tropiano lì guardava stupito e, forse, anche un po’ irritato.
– Mandirola, vuoi dire che questo è veramente Babbo Natale?
– Genny- Tropiano si chiamava Gennaro come suo nonno ma non l’hai riconosciuto?
– Gennaro Tropiano, Natale 1979, Jeeg robot a molla che camminava anche.
Babbo sorrise compiaciuto. Lui i suoi bambini, anche una volta cresciuti, li ricordava tutti.
Per un attimo il volto dei due carabinieri fu avvolto da un non so che di infantile e sognante, ognuno dei due ricordava quel Natale, quel momento, quel gioco che li aveva resi felici.
Soprattutto Tropiano sembrava come incantato, mosse qualche passo con un che di robotico, ricordando i movimenti del suo amato Jeeg e poi, come scrollandosi di colpo, disse:
– Circolare, circolare! Vada pure.
Mandirola, candido, gridò:- Buon viaggio! 
Si tolse la mascherina e la agitò a mo’ di fazzoletto.
Rimasero come instupiditi ad ammirare la slitta che rombava sull’asfalto, prendeva il volo e spariva tra le nuvole, dopo di che si guardarono.
Mandirola rimise la mascherina.
– Che incontro!
Tropiano gli diede una gomitata.
– Mi raccomando, silenzio eh! Lo sai che non si può bere in servizio.

IL MOSCONE, CHE VOLA COME LA SLITTA DI BABBO NATALE, AUGURA DI CUORE A TUTTI I SUOI LETTORI: BUONE FESTE!

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Maria Angela Damilano

Un pensiero su “L’arresto di Babbo Natale

  1. Grazie infinite per il bellissimo racconto che ci fa sorridere e contemporaneamente intenerisce il 💓 Sei sempre puntuale con la tua fantasia e bravissima cara Mariangela! Un abbraccio stretto stretto e tanti carissimi auguri!!!

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