Come si dà una notizia?

Mi sono preso un giorno di più per riflettere sulla prima pagina che tutti noi alessandrini abbiamo potuto leggere ieri su un noto giornale della zona. Prima di tutto, una doverosa premessa. In quella redazione lavorano colleghi e amici che stimo, non coinvolti direttamente in quel terremoto che si è poi venuto a creare.

Giornalisticamente parlando, se è vero che i fatti devono essere separati dalle emozioni, è altrettanto vero che il modo in cui si decide di dare una notizia è fondamentale. Si poteva scrivere che i tre vigili del fuoco morti avessero in corpo sostanze stupefacenti in seguito all’autopsia? Forse sì, ma non di certo facendola passare come la notizia principale del giornale con titolone in prima pagina ed editoriale del direttore (di cui non condivido i contenuti) in accompagnamento. Questo perché la droga e il processo penale in corso non hanno alcuna correlazione. Non è infatti un caso che il Pm e gli avvocati difensori dei coniugi Vincenti, certamente informati della cosa, non l’abbiano minimamente presa in considerazione in sede di processo negli scorsi giorni. Questa novità emersa nelle scorse ore non sposta di un millimetro la vicenda giudiziaria in corso e non cambia in alcun modo le dinamiche di quella che è stata una strage causata da fattori totalmente estranei a tale aspetto. L’utilizzo di droghe pesanti può influire sul rendimento lavorativo, soprattutto in certe professioni (medici, autisti, pompieri, forze dell’ordine ecc…)? Certamente sì, ma si tratta di una tematica che nulla ha a che vedere con una tragedia come quella che si è verificata poco più di un anno fa a Quargnento.

Spiace infine per i colleghi e amici che lavorano per giornali editi dallo stesso gruppo della testata in questione, perché potrebbero avere conseguenze a cascata in seguito a una scelta editoriale della “casa madre” che, ribadisco, trovo del tutto errata. C’è chi dice che ora la testata si sia fatta pubblicità e che abbia venduto qualche copia in più del solito. Siamo però sicuri che qualche copia extra acquistata da lettori occasionali (e che tra tre giorni torneranno a non comprarla) possa compensare le future perdite di lettori abituali che, legittimamente, hanno preso le distanze dopo l’uscita di ieri? E siamo sicuri che gli sponsor del giornale in questione siano così felici di proseguire a finanziarlo? Ecco, forse anche su questo si dovrebbe aprire una riflessione.

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Luca Lovelli

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