Ecco come ha fatto il Sindaco Cabella a far perdere 5 milioni di euro a Novi

C’è una questione che proprio non riesco a mandare giù. Mi riferisco alla distribuzione delle risorse tra i comuni coinvolti nella realizzazione della linea ad alta velocità e alta capacità denominata terzo valico.

Alcune settimane orsono il Ministro dei Trasporti, onorevole Demicheli, ha firmato un protocollo d’intesa (II addendum) con l’Amministratore delegato di RFI e gli undici comuni (Alessandria, Novi Ligure, Tortona, Pozzolo Formigaro, Arquata, Serravalle Scrivia, Vignole, Gavi, Carrosio, Voltaggio Franconalto) per l’attribuzione di 49 milioni di euro che erano stati destinati all’elaborazione di un progetto di sviluppo condiviso tra gli undici comuni.

Il risultato di questa distribuzione di risorse è estremamente negativo perché non rispetta le indicazioni del primo protocollo d’intesa firmato nel 2016 con l’allora Ministro Del Rio e soprattutto perché la nostra città è stata fortemente penalizzata. La cosa ancora più grave che tutto ciò è avvenuto con il consenso del Sindaco Cabella, del suo vice Acilli e della sua giunta.

Sarebbe sufficiente questa vicenda per chiedere al Sindaco Cabella e quel che resta della sua maggioranza di andarsene.

Per capire meglio ciò che è accaduto permettetemi di ripercorrere gli eventi relativi a questa vicenda. Innanzitutto vorrei ricordare che i cantieri gestiti dal Cociv (general contractor dell’opera) per la realizzazione della linea del terzo valico sono iniziati nel 2014 (anche se molti lavori di preparazione iniziarono tempo prima).

Il territorio della nostra città è tra quelli più coinvolti in termini di dimensioni dei lavori e di occupazione di suolo. I lavori attraversano la Frazione Barbellotta, per proseguire nella zona Pieve, sino ad arrivare alla Frazione Merella ai confini con Pozzolo Formigaro. Inoltre bisogna ricordare che nel basso Pieve insiste un “campo base” capace di ospitare oltre 400 lavoratori, decisione da noi fortemente contestata. Al termine della costruzione della linea quel campo dovrà essere smantellato dal Cociv con il conseguente ripristino dell’area ante lavori. Molti terreni e molte abitazioni sono state interessati dall’attraversamento della linea, con conseguenti espropri, e il nostro Comune negli anni scorsi ha dovuto gestire una mediazione importante tra il Cociv e decine e decine di proprietari. Da molto tempo il Comune di Novi aveva preso in considerazione la possibilità di modificare il tracciato della linea 3° valico che attraversa il nostro territorio, eliminando il cosiddetto “Shunt”, che io preferisco chiamare circonvallazione ferroviaria. Lungo 7 chilometri, lo shunt, sarebbe partito all’altezza della discesa dello zucchero (strada provinciale per Merella), per poi collegarsi, dopo l’Ilva, con la linea storica verso Torino.

Nel 2015 il Consiglio Comunale, in due sedute (di cui una molto burrascosa in quanto fu interrotta dalle vivaci proteste dei No Tav), approvò la delibera con la quale si chiedeva l’eliminazione dello Shunt. 

Quella decisione fu motivata essenzialmente da due ragioni molto importanti: la prima al fine di evitare l’utilizzo di 7 Km di suolo con uno squarcio di circa 60 metri e l’interruzione di una falda acquifera determinante per la cittadina di Pozzolo; la seconda relativa al fatto che lo Shunt avrebbe aggirato e quindi emarginato il nodo ferroviario di Novi, per il trasporto passeggeri e poi per quello delle merci, affondando definitivamente l’ipotesi di riqualificare e rilanciare lo scalo merci di Novi San Bovo. La delibera del Comune fu oggetto di una lunga “Conferenza Nazionale dei Servizi” e dopo un anno fu approvata la variante al progetto. Tutto ciò portò ad un risparmio di diverse decine di milioni per Rete Ferroviaria Italiana, committente dell’infrastruttura.

E’ solo successivamente a questa decisione, con una lunga e dura trattativa condotta dall’allora Commissaria di Governo Iolanda Romano congiuntamente agli 11 Sindaci e alla Provincia di Alessandria, che riuscimmo ad ottenere un finanziamento di 60 milioni di euro finalizzato all’elaborazione di un progetto di sviluppo per il territorio degli 11 Comuni.

Quelle risorse sono il risultato di queste scelte e non sono cadute dal cielo, né sono il regalo di qualcuno. Quelle risorse hanno un nome e un cognome, soprattutto di chi da quest’opera ha subito un danno. Ma se quest’opera, questa grande infrastruttura trasportistica servirà allo sviluppo del Paese è anche grazie al sacrificio di un intero territorio.

Successivamente fu firmato un primo Addendum per stralciare 11 milioni di euro (1 per ogni comune) per la realizzazione di piccoli interventi. Con quel milione il Comune di Novi decise di sistemare le strade del basso Pieve, della Merella, una pulizia straordinaria dello scolmatore e alcuni interventi alla Barbellotta. I 49 milioni rimanenti sono stati oggetto, poi, della trattativa tra i comuni. Nel frattempo molti comuni sono andati al voto e hanno cambiato Amministrazione, tra questi Novi Ligure.

E’ importante sottolineare che all’interno del Protocollo d’Intesa, quello del 2016 che attribuisce i 60 milioni di euro, vi era un punto molto chiaro e direi estremamente importante che avevo contribuito ad inserire. All’interno dell’articolo 2 il punto 2.8 cita testualmente “privilegiare gli interventi (risorse) nei territori maggiormente interessati dai disagi effettivi provocati dai cantieri”. Purtroppo è avvenuto il contrario. Novi Ligure, comune maggiormente interessato dai cantieri, ha ricevuto 4 milioni e 819 mila euro, mentre il comune di Alessandria, che ospita una sola cava per lo smarino dei cantieri e null’altro, riceverà 10 milioni e 250 mila euro. Il doppio di Novi. E’ letteralmente vergognoso. Il Sindaco di Novi, il suo vice e l’intera giunta e maggioranza hanno accettato supinamente questa offesa nei confronti dei cittadini novesi e del suo territorio, piegandosi come sempre ai voleri della Lega Provinciale. Oltre aver perso almeno altri 5 milioni per la nostra città questa è l’ulteriore dimostrazione che con questa giunta la nostra città conta ormai poco nel quadro provinciale. Con il consenso di questa giunta Novi ha subito uno scippo rispetto al quale il Sindaco ne dovrà rispondere di fronte alla città.

Ma lo scempio non è finito e mi riferisco all’utilizzo dei 49 milioni. Quelle risorse erano destinate alla elaborazione di un progetto, condiviso tra gli 11 comuni, capace di produrre sviluppo economico e conseguente occupazione. A noi pare, invece, che i comuni soprattutto spinti dai comuni più grandi (Alessandria, Novi e Tortona) hanno seguito il criterio della divisione più che quello della valutazione dei progetti. Alessandria finalizzerà le risorse alla costruzione del secondo ponte sulla Bormida (che costerà almeno il triplo), Tortona al completamento della tangenziale, e Novi intende realizzare un fantomatico Museo del cioccolato da collocare all’interno del Palazzo Dellepiane. Non conosciamo il contenuto del progetto se non nelle indicazioni di massima (circa 3 milioni e mezzo per Palazzo Dellepiane, una pista ciclabile per 360.000 euro, un parcheggio camper in corso Piave per 290.000 euro, un posteggio e area bus in via Raggio per 290.000 euro).

Mi pare che oggi l’idea del museo del cioccolato non sia una priorità per la città. Siamo sicuri che oggi per favorire lo sviluppo turistico della città, la scelta di costruire un museo del cioccolato possa stimolare e creare nuove occasioni in tale direzione? La vocazione turistica va stimolata e attivata in un altro modo, consapevoli che questo è un lavoro tutto da costruire anche se sappiamo essere molto difficile. Per promuovere il polo dolciario della nostra città, le scelte da compiere sono altre. Ancora una volta abbiamo visioni diverse sullo sviluppo della città, ammesso che questa giunta ne abbia una. Per esempio troviamo assurdo e irresponsabile l’atteggiamento di rifiutare la possibilità, da parte di questa giunta, di riqualificare lo scalo merci di Novi San Bovo. Favorire la vocazione logistica del nostro territorio potrebbe, questa si, creare sviluppo economico, occupazione permanente, potrebbe favorire l’espansione di aziende presenti e la possibilità di rilocalizzarne altre. Non c’è bisogno di alti studi per capire che cosa è avvenuto nel passato e nello stesso tempo rendersi conto che l’opportunità del passaggio della linea del terzo valico può e deve rilanciare il ruolo della nostra città nella gestione della logistica. Vorrei ricordare che a fronte di interessi privati nei confronti del rilancio di Novi San Bovo (la società Metrocargo ha partecipato ad un bando pubblico indetto da Mercitalia – RFI – nel 2018) abbiamo lavorato per arrivare finalmente nell’aprile del 2019 alla firma di un protocollo d’intesa tra il nostro Comune, RFI con l’amministratore delegato Maurizio Gentile, l’Assessore regionale ai trasporti Francesco Balocco, finalizzato al rilancio dello scalo merci.

Ma ancora una volta la città di Novi rinuncia al suo ruolo, obbedendo ai voleri della Lega Provinciale che ha altri interessi e altri progetti.

E’ in questo tempo che si stanno giocando partite importanti, anche sul fronte dei potenziamento del trasporto passeggeri. E’ ora che si sta decidendo se o come potenziare il rapporto con Milano, se e come velocizzare la linea Genova-Torino.

Novi avrebbe bisogno di uno scatto, di un sussulto, di una spinta verso scelte importanti per il suo futuro e invece questa giunta e quel che resta della sua maggioranza sta dimostrando tutta la sua incapacità e inadeguatezza.

Per il bene della città sarebbe ora di voltare pagina.



Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone oppure per "dire la tua" scrivici su WhatsApp al numero +39 320 713 7299 (no telefonate)

Condividi questo articolo

Rocchino Muliere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto

Contact Us