Censurare il fascismo, perchè è rischioso?

Scrivo questo articolo facendo una premessa: sono antifascista. Non solo, quando ero adolescente sono stato preso di mira da un gruppo di coetanei vicino all’estrema destra e aggredito da uno di loro. Mio nonno era molto giovane quando è esplosa la seconda guerra mondiale, ma ha fatto in tempo a conoscere le angherie di chi comandava, quando, durante un sabato fascista, non era riuscito a svolgere un compito apparentemente semplice (credo fosse issare una bandiera, se non ricordo male) e uno dei giovani gerarchi locali gli diede un calcio in faccia. No, i fascisti non mi piacciono nemmeno un po’.

Non posso però notare come la legge si esprima già in maniera sufficientemente adeguata sul tema: è vietata la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista, l’apologia di fascismo è vietata e ogni tipo di discriminazione razziale, territoriale, di genere o orientamento è punita, così come il ricorso alla violenza. Questo non ha impedito, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, la nascita del Movimento Sociale Italiano che è esistito, con la presenza di individui già compromessi con il regime mussoliniano, fino alla fine del secolo scorso, oppure l’escalation di violenza durante gli anni ’70 secondo la teoria degli opposti estremismi, oppure, più recentemente, la presenza di organizzazioni come Casapound o Forza Nuova, decisamente marginali rispetto all’agone politico, ma coinvolte in numerosi fatti di cronaca.

E’ indubbio che il fatto che qualcuno possa trarre profitto dalla vendita di “souvenir” nostalgici del regime non sia piacevole, nè corretto, tuttavia le energie e i modi con cui combattere il fascismo e, più generalmente, ogni richiamo ad un’ideologia totalitaria, rischiano di produrre risultati limitati, se non addirittura opposti a quelli sperati.

Partiamo da un primo fattore: quanti sono, oggettivamente, i fascisti in Italia oggi? Difficile a dirsi: se consideriamo gli elettori dei partiti che si rifanno più o meno direttamente a questa ideologia, nel 2018 ci si è fermato all’1.34% fra Casapound e Italia agli Italiani. Ma è possibile che altri elettori con idee simili, considerando la necessità di non disperdere il proprio voto, abbiano preferito sostenere la coalizione di centro-destra, ad esempio votando Fratelli d’Italia, erede ideale del Movimento Sociale, o la Lega dopo la sua trasformazione in partito sovranista e particolarmente attento ai temi identitari della destra italiana. Non sarebbe però corretto dire che la totalità degli elettori di questi partiti corrisponde ai concetti espressi storicamente dal fascismo: è molto probabile che una buona fetta degli elettori di Lega e FdI arrivasse dal conservatorismo sociale, dall’autonomismo o indipendentismo leghista, oppure, molto più banalmente, fosse un voto di protesta non ideologico nei confronti dell’uscente governo di centro-sinistra.

Un provvedimento del genere, oltre a scontentare qualche edicolante (avete presente quelli che espongono i calendari del Duce?) o negoziante a Predappio, avrebbe probabilmente l’effetto di polarizzare il confronto con i veri estremisti di destra che non avranno difficoltà a reperire materiale del genere in forme più o meno legali e cercheranno di fare proseliti in maniera ancora più aggressiva, e verrebbe utilizzato per fomentare quella parte di elettorato di destra non fascista, ma sicuramente critico nei confronti dei temi più cari alla sinistra. Immaginate i titoli: “La sinistra pensa a censurare la storia e intanto il popolo muore di fame”. Farebbe la fortuna dei social media manager delle pagine sovraniste. 

Questo atteggiamento potrebbe avere un altro effetto controproducente, ovvero la richiesta di pari condizioni per l’estremismo opposto, una soluzione già adottata da diversi paesi del vecchio blocco sovietico dove è vietata la riproduzione dei simboli che richiamano al comunismo. Giustamente qualcuno dirà “Beh, ma in Italia non abbiamo mai avuto un regime comunista” e questo è vero, l’esperienza Italiana è sempre stata compresa all’interno dell’arco costituzionale, almeno per quello che riguarda il Poi, ma se prendiamo altre esperienze come il maoismo, responsabile di milioni di morti a causa delle carestie dettate dalla pianificazione economica che prevedeva il passaggio da un’economia agricola ad una industriale, noteremo come molti personaggi ed intellettuali del nostro paese abbiano speso parole di simpatia, se non di vero e proprio supporto, verso uno dei regimi totalitari più cruenti della storia. Per non parlare di Kampuchea Democratica, il regime cambogiano responsabile di genocidio.

Oggi a nessuno sano di mente verrebbe l’idea di difendere o giustificare queste terribili pagine di storia, ma in passato non è stato così: gli anni ’70 sono stati un periodo in cui la polarizzazione politica aveva portato anche a questi eccessi e se è vero che il comunismo in Italia è legittimamente collocabile nella trasformazione democratica del paese, questo assunto può non essere condiviso da tutti e, per non recarsi troppo lontano da casa, ce lo ricordano le Foibe titine in Istria. Come reagirebbe la sinistra italiana se arrivasse una proposta di bandire simboli ed emblemi di natura comunista, magari senza troppa distinzione fra le sue particolari letture? Giustamente con indignazione, frustrazione e, in alcuni casi, anche con proteste particolarmente aggressive.

Qual è, allora, la ricetta per sconfiggere il fascismo? Il fascismo, e più in generale la tendenza a simpatizzare per ideologie totalitarie, prospera quando si verificano due condizioni in contemporanea: un malcontento piuttosto diffuso della popolazione ed una classe politica inadeguata. Come? La situazione vi suona familiare? Beh, per attecchire, un’ideologia ha anche bisogno di interpreti adeguati e il Partito Nazionale Fascista, nel 1922, non aveva solo un seguito di picchiatori, ma anche di personaggi politici navigati, esperti e intelligenti. Mussolini non era stupido: non sarebbe riuscito ad andare al potere e rimanerci per vent’anni se fosse stato uno sprovveduto. Per cui, ora, potete tirare un sospiro di sollievo, anche se non troppo forte.

Nel corso della storia si sono verificate diverse situazioni in cui il ricorso alle “vecchie maniere” avrebbe potuto attecchire, ma non si sono verificate tutte le condizioni necessarie: durante gli anni ‘50 diversi governi godevano del supporto esterno del Movimento Sociale Italiano (in particolare il governo Tambroni, per il quale questa adesione fu decisiva in termini numerici e causò gli incidenti di Genova e Reggio Emilia) e in almeno due casi, quelli di Antonio Segni e Giovanni Leone, i voti dei missini contribuirono all’elezione del Presidente della Repubblica. Erano, però, gli anni del boom economico che durò fino alla fine degli anni ’60 e la popolazione non sentiva particolarmente la necessità di un cambio radicale della direzione del governo, che all’epoca consisteva nel predominio democristiano, supportato da repubblicani, socialdemocratici e addirittura dai socialisti.

Dagli anni ’70 in poi la Strategia della Tensione e i timori di un colpo di stato fecero del neofascismo una potenziale minaccia per le istituzioni democratiche, ma è evidente che la caratura dei politici al governo del paese fosse tale per cui la loro solidità non fosse messa in discussione, tanto da arrivare al Compromesso Storico.

Ora siamo in un periodo a rischio: se anche la pandemia finisse con largo anticipo rispetto a quanto pronosticato dagli esperti (e sarebbe un vero miracolo), ci ritroveremmo con conseguenze sociali estremamente pesanti da gestire, un malcontento palpabile dei cittadini e una classe politica che in queste stesse ore non sta certamente dando prova, ammesso che ce ne fosse stato bisogno, di essere all’altezza della situazione.

Mettere in campo soluzioni adeguate alla crisi non sarà facile, così come non sarà facile che l’attuale esecutivo e opposizione si trasformino nottetempo in De Gasperi, Moro e Berlinguer. E’ vero, però, che fare in modo che la popolazione non debba soffrire più le privazioni di quest’ultimo anno potrà aiutare parecchio, così come potrà aiutare se a farlo saranno persone qualificate, autorevoli ed esperte. Potrà aiutare se si studieranno i totalitarismi a scuola e non verranno relegati agli ultimi mesi della quinta superiore, un periodo durante il quale la maggior parte degli studenti ha già acquisito il diritto di voto e in parte si è già formata privatamente una coscienza politica. Raccontare gli orrori del nazifascismo, la miseria portata dallo stalinismo e dal maoismo, aiuteranno ad allontanare i giovani dalle simpatie verso soluzioni estreme e mai pacifiche. Impedire a qualche bullo di comprare una mazza da baseball con scritto “Boia chi molla” servirà solo a renderlo ancora più aggressivo e risentito verso l’establishment attuale.



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Enrico Varrecchione

Un pensiero su “Censurare il fascismo, perchè è rischioso?

  1. Non sono d’accordo. Tutto ciò che è legato all’apologia del Fascismo è fuori legge e va perseguito in modo chiaro e netto. Non parliamo di reperti da bancarella, parliamo di ditte che producono materiali fuori legge, esercizi commerciali che li esibiscono e li propongono. Tutto questo deve finire. Io firmo e invito tutti coloro che si considerano antifascisti a farlo.

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