Non dimenticare non basta

Oggi sono andato a firmare la proposta di legge di iniziativa popolare “norme contro la propaganda e diffusione di messaggi inneggianti a fascismo e razzismo”. Ho voluto farlo oggi per dare più significato e valore a questa iniziativa, perché oggi è il 27 gennaio, Giornata della memoria. Quel 27 gennaio del 1945 le truppe Sovietiche aprirono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, i nazisti erano già scappati, ma di fronte a loro apparve quello che un essere umano non avrebbe mai immaginato.
Ad Auschwitz vennero trucidati 1 milione e 500.000 ebrei, ma in tutta Europa furono 6 milioni, oltre a tutti i politici, omosessuali, portatori di handicap, zingari.

Nel corso della mia esperienza politico-amministrativa ho avuto l’opportunità di visitare più volte il campo di sterminio di Auschwitz, oltre i campi di Mauthausen, Ravensbruck, Sachsenausen. Ho accompagnato gli studenti che partecipavano ad un concorso che la Regione Piemonte organizzava ogni anno nell’ambito delle iniziative per la difesa dei valori e dei principi della Resistenza e della Costituzione Italiana. A quei viaggi partecipavano sempre ex-deportati ai campi di sterminio e ciò dava un valore particolare e straordinario a quei viaggi. Ricordo con affetto due ex deportati, che purtroppo ci hanno lasciato, Anna Cherchi e Pio Bigo.

Ricordo con grande emozione che nel 2007 ho commemorato il 25 aprile insieme a Pio Bigo, davanti al muro della morte del campo di Auschwitz. Non posso dimenticare la commozione di Pio e quella di tutti i ragazzi. 

Ecco i ragazzi. Credo e penso che sia di fondamentale importanza organizzare questi viaggi della memoria. Portare i nostri studenti, dopo una giusta preparazione da parte della scuola, nei luoghi dove queste atrocità sono state commesse, può essere estremamente formativo. Non posso dimenticare il pianto dei ragazzi al racconto di Anna Cherchi di fronte al tavolaccio dell’infermeria del campo di Sachsenausen. 

Qui, ci raccontò Anna, dopo essere stata prelevata dalla fabbrica dove ogni giorno ci portavano a lavorare, mi legarono mani e piedi per poi togliermi, naturalmente da sveglia, 8 denti sani. Subito dopo, continuò Anna, fui riportata in fabbrica e dopo 12 ore di lavoro mi riportarono, sempre all’infermeria del campo, per togliermi altri 8 denti sani. Tutto ciò per capire la mia resistenza fisica. Anna aggiunse che quell’atto di una crudeltà bestiale, fu la sua salvezza nel giorno in cui fu liberato il campo. Si perché, prosegui Anna, con la fame che avevamo ci avventammo sulle patate ricoverate in un magazzino. Io per via del grande dolore alla bocca non riuscì ad addentare le patate crude, cosa che invece fecero i miei compagni che purtroppo, proprio per quello molti di loro morirono a causa dello stato in cui si trovava il loro stomaco e il loro corpo che non poteva sopportare quel repentino cambiamento.

Così come ricordo il viso dei ragazzi quando entrammo insieme a Pio Bigo ad Auschwitz dove sono conservate le migliaia di valigie, scarpe, occhiali, protesi di ogni tipo, capelli che venivano tagliati a chi arrivava al campo.

Poi subito dopo quando entrammo dal portone di Auschwit BirKenau, nessuno di noi fu più in grado di pronunciare una parola, mentre Pio Bigo ci indicava la baracca in cui passò i mesi da internato. Anna come Pio, la Senatrice Liliana Segre, Terracina, Maruffi e così tanti altri hanno trovato la forza di raccontare, trovando così la risposta alla domanda “Perché io?”. Raccontare la loro esperienza ai ragazzi per far capire perché tutto ciò è potuto accadere.

Fare memoria, insegnare la storia, è una priorità fondamentale per la vita della nostra democrazia. La libertà, la democrazia, non è un dato connotato ad un Paese. Vanno alimentate ogni giorno.

Vediamo ciò che accade in Europa e nel mondo. Il pericolo costituito da gruppi filonazisti che continuano a nascere e ad organizzarsi.

Quello che è accaduto nel secolo scorso, non va mai dimenticato. Non possiamo ignorare che le leggi razziali furono decise anche qui nel nostro Paese. Non dimentichiamoci che la “soluzione finale” di sterminare tutti gli ebrei fu assunta nella Germania culla della cultura europea. I campi di sterminio furono progettati da ingegneri, e pensiamo a quanti ebrei italiani furono denunciati ai nazisti e ai fascisti italiani, dal proprio vicino di casa. Il nazismo e il fascismo erano forti anche perché godevano di un largo consenso di massa.

Non dimentichiamo, ma nello stesso tempo chiediamoci se tutto quello che facciamo è sufficiente per far capire ai ragazzi di oggi le tragedie del passato e del perché tutto ciò è potuto accadere. Purtroppo i testimoni viventi non ci sono quasi più, ma loro ci hanno insegnato che dobbiamo essere guidati dalla ragione e non dall’odio, dal rispetto e non dalla violenza. Il pericolo del razzismo è dietro l’angolo, non facciamo finta di girarci dall’altra parte.

Il 26 gennaio di un anno fa la Senatrice Segre ha concluso il suo emozionante discorso davanti al Parlamento Europeo raccontando di aver visto al Museo di Praga un disegno di una bambina internata a Terezin che aveva disegnato una farfalla gialla che volava sopra i fili spinati. Ecco, ha detto Liliana Segre, il mio augurio da nonna che voglio lasciare ai miei nipoti ideali, che siano sempre in grado di fare la scelta, attraverso la loro responsabilità e la loro coscienza di far volare sempre quella farfalla gialla sopra i fili spinati.

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Rocchino Muliere

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