Deposito nucleare, un problema serissimo affrontato in modo ridicolo

Chi ha letto con attenzione e competenza le schede rese disponibili da Sogin per il progetto Cnapi – deposito nazionali scorie nucleari – non ha grandi dubbi: il sito che ne esce meglio (o peggio, dipende da che lato lo si guarda) è quello denominato AL1, cioè Bosco Marengo e Novi Ligure. I vari punteggi, tra condizioni di inclusione ed esclusione previste dallo studio, fanno si che il nostro sito sia, se non il più adatto a livello nazionale, tra i primissimi. 

Come tutti avevano ampiamente previsto, ogni territorio italiano esaminato dalla carta Cnapi ha alzato la mano per dire: “Qui da noi non pensateci neppure lontanamente”. Un no scontato, ma c’è modo e modo di dirlo. 

Il consiglio comunale di Novi, riunitosi il 18 gennaio, non è riuscito a prendere una posizione univoca, e questo è già un brutto risultato, visto che tutti i consiglieri comunali si sono dichiarati fortemente contrari all’idea di localizzare qui il deposito. Il consiglio ha messo in votazione due documenti. Il primo presentato da Lucia Zippo del movimento 5 stelle, all’indomani della diffusione della mappa Cnapi. Il secondo presentato poche ore prima del consiglio comunale da Lega e Forza Italia, che nonostante il maggior tempo a disposizione, non aggiungeva granché a quello già all’ordine del giorno. 

Con buon senso, sarebbe stato facile trasformare i due documenti in uno solo da votare all’unanimità, ma non si è voluto fare. I 5 consiglieri Dem hanno deciso di astenersi su entrambi i documenti, perché ritenuti inadeguati rispetto al problema. Per i Dem, se si vuole avere una posizione forte e seria, non basta dire no, ma occorre anche dire perché no. C’era il tempo per stilare, con l’aiuto dei tecnici comunali e di quelli messi a disposizione della provincia, delle obiezioni tecniche ed ambientali che potessero essere usate in un tavolo di discussione. «Questo documento – ha detto il capogruppo Dem Tedeschi riferendosi alla mozione della maggioranza – è buono solo per un post su facebook». Previsione che si è puntualmente verificata, con la diffusione di un “meme” con il volto del sindaco, il simbolo della Lega e la spiegazione: il deposito nazionale è “una follia del governo di Roma”. Senza accennare ovviamente che il governo di Roma che ha deciso di procedere allo studio per il deposito è quello del 2010 con dentro la lega, e quello di oggi è quello che ha deciso di togliere il segreto di stato sulla mappa che giaceva da 5 anni bloccata a Roma. 5 anni che avrebbero potuto essere usati per approfondire il tema. 

Anche il consigliere Marco Bertoli era favorevole, in consiglio comunale, a rimandare l’approvazione ad un documento più articolato e sopratutto condiviso con i comuni limitrofi che sono interessati al problema: Bosco Marengo, Pozzolo e Basaluzzo oltre che Novi. 

Ma la maggioranza – seppur risicata – in consiglio ha voluto tirar dritto anche perché, come ha spiegato Poletto – sul giornale del giorno dopo era stato già dichiarata l’approvazione del documento, alla faccia del rispetto della volontà dei consiglieri.

La posizione di Novi ne esce così debole e divisa. Il meglio che può chiedere chi pensa che il posto migliore per il deposito sia Bosco Marengo, è che le opposizioni siano tutte blande, generiche e demagogiche come quella di Novi. 

Aver usato il problema del deposito nazionale per far propaganda politica contro il governo, è vergognoso. Un problema così grave non può essere stiracchiato a favore della propaganda di un partito. Se il deposito nazionale si farà a Bosco Marengo, sarà anche grazie a chi, anziché cercare di opporsi seriamente al progetto, ha pensato solo a come sfruttare questo problema a fini di propaganda di partito. Ad un problema serio, l’amministrazione novese non ha scelto di opporsi in maniera seria. 

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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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