Cosa dite, glielo regaliamo un pallottoliere?

Parliamo di vaccinazioni, ma non in senso generale, nazionale, ma a livello locale, pratico, quasi da “conto della serva”.
È di questi ultimi giorni l’annuncio dell’inizio della vaccinazione in Piemonte per gli ultra ottantenni a partire da domenica 21 febbraio.
A Tortona grande enfasi è stata data alla concessione della sala polifunzionale da parte del Comune come ambiente in cui somministrare i vaccini.
Il Sindaco stesso ha dato l’annuncio con un video per diffondere meglio la notizia.
Per la carità, va benissimo, anche se sottolineare questa concessione come un grande risultato mi sembra un po’ superiore alla realtà.
Che si dovesse allo scopo usare questa ampia struttura era abbastanza scontato, infatti essa è adiacente al Distretto sanitario, dispone di un portico e di una sala idonei all’attesa, inoltre è generalmente sottoutilizzata e in questi tempi di eventi azzerati, completamente non utilizzata.
Quindi tutta questa gran cassa per l’individuazione del luogo a me personalmente è sembrata esagerata, anche se, comunque, ora sappiamo (ma già lo immaginavamo) dove saranno svolte le vaccinazioni.
Arrivati a questo punto, però, ci si aspetterebbe altro da chi organizza il tutto a livello locale.
Teniamo presente che, dopo un anno di pandemia, la maggioranza delle persone non aspetta altro che vedersi inoculare una benedetta fiala che, oltre ad immunizzarla dal virus, possa, almeno parzialmente, liberarla dalla paura (in alcuni casi dal terrore) di potersi ammalare.
Sì, mi direte che la cronaca ci racconta dei 15 infermieri dell’Ospedale San Martino di Genova che non hanno voluto vaccinarsi e che ora sono tutti positivi al Covid 19. Oppure mi evidenzierete il caso dei 55 dipendenti di una RSA di Voghera negazionisti che ora rischiano di trasformare il loro luogo di lavoro in un focolaio con il pericolo di contagio tra i degenti non ancora tutti vaccinati.
Sono situazioni che colpiscono e che andranno risolte sul piano deontologico dalle categorie di lavoro del settore, ma, nel complesso, credo rappresentino una minoranza rispetto al contesto generale.
Insomma penso che tutti coloro che sono fermamente convinti di volersi vaccinare non aspettino altro che sapere, più o meno, anche a spanne, quando riceveranno la loro dose che, detto così, fa un po’ droga, ma tant’è.
Ed è per questo che invece di enfatizzare di aver trovato un salone utile allo scopo, meglio sarebbe che qualcuno, statistiche alla mano, una calcolatrice, ironicamente nel titolo ho detto “un pallottoliere”, fosse in grado di fare due conti e stabilire un calendario, dando delle tempistiche che potrebbero rassicurare e supportare il morale delle persona in questa fase delicata.
Mi spiego, se a livello nazionale, la programmazione è per forza generalizzata, a livello locale con numeri più contenuti, dovrebbe essere più semplice stabilire una scansione che tenga conto del ritmo di lavoro sostenibile per il personale sanitario e delle dosi a disposizione.
Insomma, in definitiva, quanti sono gli ultra ottantenni del Tortonese da vaccinare in questa fase?
Quante persone possono essere vaccinate ogni giorno nel punto di somministrazione prescelto? Quali orari si terranno? Dalle 8 alle 20? Qualcuno parla di vaccinare anche di notte e io personalmente sarei disposta a fare la fila anche alle 3, se servisse, ma è possibile ipotizzare almeno 12 ore al giorno o troppa grazia Sant’Antonio.?
E sapendo quanti sono da vaccinare, quanti si possono vaccinare ogni giorno, non sarebbe possibile immaginare, anche all’ingrosso, quando terminerà questa fase e quando inizierà quella successiva?
Direi che ben formulato potrebbe essere un problema da quinta elementare, non di più. 
Invece per il momento nulla si sa, se non che si parte.
Qualcuno obietterà che il vero problema è l’approvvigionamento dei vaccini e che le tempistiche potrebbero essere alterate dai ritardi, tutto questo è vero, ma perché non fare comunque un calendario ufficiale da comunicare alla popolazione. Così tanto per chiarezza, poi in caso di rallentamenti, sarà sempre possibile informare e ritoccare i piani.
Io credo che sia necessario, anche perché in assenza di dati certi e ufficiali, cominciano a girare ipotesi catastrofiche e, speriamo, poco realistiche.
A parte quelli che le sparano dicendo che, di questo passo, saremo tutti vaccinati nel 2023, capita di leggere post dove qualcuno racconta di aver ascoltato dal proprio medico di base la notizia che i settantenni verranno vaccinati a dicembre, vero o falso che sia (intendo anche la dichiarazione dell’ignaro medico).
Insomma quello che, con molti altri, mi auguro è che ci si dia una svegliata, soprattutto a livello organizzativo, con un’informazione costante e puntuale.
Chiediamo troppo?

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Maria Angela Damilano

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