Come è finita la partita a scacchi?

In vari articoli precedenti ho paragonato lo scontro all’interno del consiglio comunale novese ad una metaforica partita a scacchi tra Marco Bertoli da un lato e Giacomo Perocchio e Gian Paolo Cabella dall’altro. Dopo l’approvazione del bilancio di previsione possiamo considerare chiusa la partita e assegnare la vittoria? 

Visto che molti lettori non sono appassionati di scacchi, ricordiamo che una partita a scacchi può finire in tre modi: con la vittoria del bianco, del nero, oppure patta. Alla patta, cioè la parità, si arriva o tramite l’accordo tra i due giocatori (gli scacchi sono un gioco molto da gentleman) oppure quando il re dell’avversario non è sotto scacco, ma non può muoversi perché ogni sua mossa lo porterebbe alla sconfitta. Il Re non può suicidarsi, noblesse oblige. 

La prima domanda è se possiamo considerare chiusa la partita. Questo significa chiedersi se il braccio di ferro tra Bertoli e i suoi ex colleghi di maggioranza sia concluso. Io ritengo di si: quella partita è finita, ed ora (forse) ne è cominciata un’altra. 

Ma come è finita questa prima partita? Ha vinto Bertoli, ha vinto Perocchio oppure è stata patta? 

Bertoli aveva in mano la partita. In ogni momento avrebbe potuto assestare la mossa finale ma non lo ha fatto. Alla fine, pur astenendosi, ha dato il via libera al bilancio, che era la sua occasione per chiudere la partita. Ora quella partita è finita, Cabella resta sindaco di Novi e quindi è lui il vincitore. Lo sconfitto è Bertoli, che ha fatto tanto rumore per nulla. In questo continuo giocare di sponda ora a destra ora a sinistra, Marco Bertoli si è giocato la credibilità che gli veniva dall’essere stato il principale costruttore dell’alleanza che è uscita vincitrice dalle elezioni. 

Bertoli sostiene di aver costretto, con la sua azione, la giunta a “clamorose retromarce”. Ma ci sono state davvero, e sono merito di Bertoli? 
Partiamo dall’ultima, quella sulla gestione degli impianti sportivi a “Sport in Novi”, la società costituita dalle associazioni sportive novesi. Una vicenda emblematica della confusione della prima formazione della giunta Cabella. Siamo sicuri che la retromarcia precipitosa del nuovo Assessore Andrea Sisti sia dovuta al ricatto di Bertoli di non votare il bilancio, e non alla consapevolezza che tutto il percorso avviato per allontanare sport in novi dalla gestione fosse semplicemente incosciente? Andrea Sisti ha capito che non c’era nessun piano B, e che una volta scaduta la vecchia gestione, non c’era la minima idea di come proseguire. Questo secondo me è il principale motivo della retromarcia: se ci fosse stata pronta una nuova fase, le cose sarebbero state differenti. Sembra impossibile, ma in tutto questo tempo speso per mandare via Sport in Novi, l’impressione è che nessuno si fosse posto seriamente il problema di come gestire gli impianti sportivi senza di lei. 

Altra “retromarcia” messa da Bertoli tra i suoi trofei è quella sul museo del cioccolato. In realtà, ha ottenuto il recupero della cavallerizza, a scapito del recupero di Palazzo Dellepiane. Il museo del cioccolato caro ad Accili ha solo cambiato nome, diventando “accademia enogastronomica”. Ma che cosa sia davvero, nessuno lo sa. L’unico progetto, per quanto abbozzato, resta quello del museo del cioccolato. 

Sulla Tari si è consumato l’unico vero atto di guerra di Bertoli, che ha mandato “sotto” la giunta Cabella. Ma l’aumento scongiurato nel 2020 è tornato nel 2021. Per le tasche dei novesi cambia ben poco. Sull’Imu, gli aumenti del 2020 sono rimasti. Nel 2021 sono stati approvato vari sgravi, ma l’aumento approvato lo scorso anno resta e quindi non ha senso parlare di retromarcia. 

Insomma, le vittorie sbandierate da Bertoli, a ben guardarle, sono al massimo, vittorie di Pirro. 

Per quanto esposto, io credo che la prima partita a scacchi è terminata, e la vittoria va assegnata a Gian Paolo Cabella e a suo nipote Giacomo Perocchio. Bertoli non ha voluto vincere, e quindi ha perso. Ora è iniziata un’altra partita, con altri giocatori. 

È evidente che la discesa in campo del nuovo assessore al bilancio Maurizio Delfino ha cambiato completamente lo scenario politico. Delfino è un “tecnico” ed è innegabile che sul tema del bilancio sia più che preparato. Ma il nuovo assessore ha assunto un ruolo prettamente politico, mettendo in un angolo il sindaco Cabella che pare trovarsi meglio in disparte che al centro della scena. È Delfino che conduce il dibattito in consiglio, cosa che il Sindaco non ha mai voluto o saputo fare. 

Delfino sbrocca

Se nelle prime apparizioni in consiglio Delfino ha mantenuto l’aplomb del tecnico, nell’ultima seduta pero ha già “sbroccato”. Arrabbiato per il comunicato diffuso dai Dem, ha perso i bei modi e ha preso mezz’ora della lunga seduta per ribattere punto su punto, al di fuori dell’ordine del giorno. Una posizione tutta politica che ha fatto capire, a chi ancora non lo avesse capito, che ora è con lui che si devono fare i conti. 

Delfino ha la levatura e la credibilità per uscire dalle polemiche e dalle scaramucce che il sindaco Cabella non è riuscito ad evitare alla sua compagine? La scelta entrare in battibecco con i Dem (che nelle scaramucce politiche sono ben scafati e gli hanno risposto a tono senza problemi) ha dimostrato parecchio nervosismo. Delfino è un tecnico alla guida di uno studio che lavora per centinaia di amministrazioni locali e non ha certo bisogno del gettone da assessore (credo 600 € o giù di lì) per campare. L’aver accettato di fare l’assessore a Novi e ora di prendere un ruolo di guida politica della destra novese può portargli solo grane e lui lo sa bene. Ci ha messo la faccia, o ora rischia di perderla.

La nuova partita

Ma questa nuova partita di scacchi tra chi si gioca? È credibile Bertoli quando dice che a breve si presenterà di nuovo un qualche documento di bilancio (consuntivo, variazione, ecc) in cui potrà di nuovo avere l’occasione di far cadere la giunta? No, non lo è. Se voleva dare la spallata, l’occasione è passata. Se vuole provare a rigiocare la stessa partita, sappiamo già come è finita. 

I Dem hanno archiviato la speranza di vedere Cabella lasciare l’ufficio del sindaco prima del dovuto, ammesso e non concesso che abbiano mai creduto a Bertoli. 

Ora è iniziata l’era Delfino. Dopo un anno passato a dare la colpa di tutto alla precedente amministrazione, Delfino ha subito sgombrato il campo: chi li ha preceduti ha governato bene, i conti sono più che in ordine, e le partecipate funzionano bene. L’esatto contrario di quanto detto da Cabella nei primi mesi, quando parlava di buchi di bilancio poi rivelatisi inesistenti. Una operazione verità che sicuramente fa bene alla città, che chiude la prima parte della gestione Cabella, che non può che essere considerata fallimentare. 

Ora tocca a Delfino giocare a fare il sindaco, anche se nessuno lo ha eletto e ben pochi lo conoscono. Una partita da giocare alla guida del gruppo che per oltre un anno e mezzo si è dimostrato bravissimo a farsi del male da solo, con il rischio di giocarsi nel campo della politica tutta quella credibilità costruita in anni da tecnico. 

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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

Un pensiero su “Come è finita la partita a scacchi?

  1. Andrea che Bertoli avrebbe dato scacco matto è stata una pia illusione, la partita è ancora in atto. La posta è in faccende che non si menzionano ma albeggiano come ombre.
    Da queste ombre la partita viene tenuta in equilibrio e si gioca all’accerchiamento . Aspettiamoci il prossimo arrocco.
    Il resto è la retorica delle belle intenzioni, dietro
    al quale si nasconde l’obbiettivo. si gioca su : io so che tu dovrai intuire.

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