Gli amministratori di Acos sperduti tra tariffe e inceneritore

In una recente intervista su “Il Novese” Giorgio Pafumi, amministratore delegato di Acos, si cimenta con il tema dei rifiuti.  Nella prima parte cerca di spiegare che l’aumento delle tariffe non è deciso in loco ma dall’Arera. Come qualche giorno prima aveva fatto l’assessore al bilancio del comune di Novi, Maurizio Delfino, su “ La Stampa”.
L’Arera è l’autorità statale che regola il servizio di energia, gas, acqua e da poco anche dei rifiuti.
Nel suo sito web si scopre che a questo proposito l’autorità nazionale si limita a indicare, in modo anche piuttosto generico, gli standar del servizio. Sulle tariffe esercita un controllo finale dopo che i Comuni le hanno approvate. Insomma si tratta di una cantonata. Mentre il furbo alessandrino doveva vedersela con le critiche dell’opposizione, arrampicandosi sugli specchi, non si capisce al nostro Pafumi chi glielo abbia fatto fare.
La società che si occupa di questo settore è Gestione Ambiente, che , a quanto si dice, ha vertici di altro profilo. Potevano affrontare loro il tema con quel minimo di competenza necessaria. 
Ai due – assessore e amministratore delegato- avrebbe almeno dovuto sorgere un dubbio. Bastava chiedersi: ma se le tariffe sono decise da un ente superiore e terzo, perché devono essere deliberate dal Comune? Perché questo non avviene per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica?

E veniamo alla seconda parte dell’intervista, dove l’amministratore di Acos si sofferma sulla necessità di insediare a Novi un inceneritore dei rifiuti. Qui ci viene in mente una vecchia barzelletta che si concludeva con una frase: “vai avanti tu che a me mi scappa da ridere”. 
Il tema, infatti è stato sollevato in consiglio comunale da Lucia Zippo (5 stelle) e Rocco Muliere (PD). Nessuno della maggioranza, né sindaco né consiglieri, né assessori hanno avuto il coraggio di rispondere e affrontare la discussione a viso aperto. E allora mandano avanti il povero Pafumi.
In sostanza dice che è un’occasione per il territorio, che si tratta di un’industria come le altre e che Acos deve adeguarsi alle indicazioni della politica, visto che l’inceneritore era nel programma elettorale della Lega .
Anzitutto si continua ad ignorare un principio generale a cui si rifà l’intera Europa: chi inquina paga. Non si tratta solo di moneta. Ma di etica della responsabilità. Quindi chi più produce rifiuti si sobbarchi l’onere maggiore del loro trattamento. Ricordiamo che Novi contribuirà solamente per lo 0,5% della capacità dell’inceneritore.

È un industria certo, anche se non proprio come le altre, visto la quantità di camion di immondizia che confluiranno in città. Ma comunque sapete quante persone occupa un inceneritore? Circa una settantina.
Ora è prevedibile che in questa operazione il ruolo di Acos sia marginale, forse quello di foglia di fico. Così sarà marginale anche la propria quota di occupazione. Fate due conti.
Non si era visto mai che il sindaco di Casale, in quanto esponente del partito erede del Movimento Sociale, venisse a Novi per decidere la composizione degli organismi dell’Acos. Così pure non era mai stato permesso a Ugo Cavallera, vecchio democristiano, anziano leader della Forza Italia alessandrina, di imporre i suoi ometti nei vari cda. Ma che si arrivi a piegare le strategie del più importate gruppo della zona ai programmi della Lega sembra passare ogni limite. 
Bisogna spiegare a Pafumi che tutti gli amministratori di società di capitale nel momento in cui vengono nominati rappresentano esclusivamente gli interessi della società. Non devono assolutamente rappresentare quelle di un singolo socio – si esporrebbero persino ad azioni di responsabilità- figuriamoci se possono farsi strumento di un partito. Naturalmente anche loro hanno il pieno diritto di avere delle opinioni politiche. Il suo predecessore, infatti, nonostante tutti i mimetismi, in fondo è sempre rimasto un comunista d’antan. Gli amministratori dovrebbero comunque avere le capacità di spiegare anche ai proprietari quali siano le scelte più opportune e utili per l’azienda e non viceversa. Certo, sempre che ne abbiano le capacità. 
La cosa infatti che appare più evidente è che l’unica idea di prospettiva che hanno i nuovi amministratori sia l’inceneritore. Per realizzarlo occorrono procedure che durano molto tempo. Mettiamo il caso- possibile se non probabile- che tra tre anni cambi la giunta leghista e ne arrivi una che segue un’altra idea di sviluppo, anziché “Novi Capitale dell’immondizia”, volesse “Novi capitale delle comunicazioni”, o dell’enogastronomia o del bel vivere. Se non volesse più trai piedi le miglia di tonnellate di rifiuti Acos che farebbe? Quindi non solo la monotematica su cui si muove Paffumi sarebbe comunque poca cosa per le prospettive del gruppo, ma rischierebbe di rimanere solo con la foglia di fico in mano.

Chi lo conosce dice che Pafumi è una brava persona, simpatica. Della presidente di Acos non si dice neanche questo. È modesto, non ha mai fatto mistero di non avere alcun preparazione specifica e tantomeno come capo azienda. Va detto che non è aiutato dal resto del Cda, visto come è stato composto. Il suo principale merito è di avere un rapporto di fedeltà con Perocchio e la sua famiglia. Molto probabilmente alla scadenza del suo primo mandato la Città sarà ancora governata dalla Lega, grazie a Bertoli. Quindi è credibile che ottenga il rinnovo riuscendo a raggiungere l’età della pensione. Ma ci permettiamo di dire che da qui ad allora non basta essere brave persone. Non conosciamo nel dettaglio le problematiche di una azienda come Acos. Ma ci sono regole che valgono per tutte le imprese economiche. Infatti, se essa adesso è solida i tempi cambiano in fretta e dopo sei anni di vuoto, senza progettare oggi il dopodomani, senza immaginare nuove visioni strategiche, chi arriverà dovrà avere la bacchetta magica per risollevare il gruppo. Quindi un consiglio: lui e i suoi colleghi del cda inventino qualcosa in più e di meglio dell’inceneritore.

Dimenticavo, una cosa giusta c’è nell’intervista. Dice che il l’inceneritore e il deposito di rifiuti radioattivi non possono essere messi sullo stesso piano per quanto riguarda la sicurezza e la tutela della salute. È vero, infatti l’inceneritore come tutte le industrie, ha comunque delle emissioni inquinanti, per quanto sostenibili. Il deposito no, non ne ha. Emette persino molte meno radiazioni. Questo naturalmente se parliamo di dati scientifici. 
Poi c’è un’altra questione: mentre il deposito deve essere posizionato nella zona più sicura- spero non sia comunque qui da noi- perciò in un certo senso con caratteristiche uniche, gli inceneritori possono essere collocati quasi ovunque: a Genova, ad Alessandria a Asti ecc… Non si chiedono i nostri come mai questi Comuni non hanno capito che si tratta una grande opportunità industriale?

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Antonio Rosso

Un pensiero su “Gli amministratori di Acos sperduti tra tariffe e inceneritore

  1. comunista d’antan D’Ascenzi Mauro? Dopo averlo sentito parlare, un mio conoscente mi disse: “belin, quello lì è davvero tosto. Bisognerebbe candidarlo qui. Ma il Berlusca lo sa che c’è gente di valore a Novi?”.
    Io, tra il serio e il faceto, sgranai gli occhi e gli dissi: “guarda che Mauro D’Ascenzi è del PD!”.
    Il mio amico mi disse: “parla come un craxiano degli anni 90… non dire minchiate! Al massimo è renziano”. Mimetismo post-comunista: quando dal ciclostile di sezione si passa alle strategie industriali, dal leninismo al neoliberismo.

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