L’inevitabile declino del Signor Bertoli

In una recente intervista su Panorama il leader del nuovo gruppo consiliare Solo Novi, Bertoli, avverte la giunta leghista della città che se non si dà una mossa va a casa. Questa volta però si ha una sensazione diversa dal passato. Non fa paura, sembra più rituale che persuasivo. Insomma avete presente quelle rappresentazioni teatrali dove si agita una pistola che è palesemente un giocatolo? Gli argomenti sono importanti, alcuni trattati bene, ma tutto sembra un po’ invecchiato, quasi consumato. 

Cosa è successo in poco tempo da rendere Bertoli tanto meno efficace? È stato approvato il bilancio comunale. 

La forza di “Solo Novi” proveniva soprattutto dalla possibilità di far bocciare il più importate atto dell’amministrazione comunale, e ciò ne avrebbe decretato la caduta. 

C’è stato un momento in cui Bertoli aveva il mazzo in mano. Da una parte minacciava la lega e dall’altra teneva buona l’opposizione di centrosinistra. Dai primi otteneva promesse e dagli altri benevolenza. Per qualche settimana è stata la persona più importante di Novi. Avrebbe raggiunto il trionfo se fosse riuscito ad imporre una nuova giunta di “unità cittadina”, con a capo un Draghetto locale. Ma ogni giuoco ha le sue regole e nei comuni non si può, perché con l’elezione diretta del sindaco, se questo cade si va a casa. La sua forza è diventata la sua debolezza.
Lui ha comunque pensato che questa situazione -il piede in due scarpe- avrebbe potuto durare a lungo e qui sta il suo errore principale.
L’astensione sul bilancio equivale ad un voto favorevole, perchè ne permette l’approvazione con la sola maggioranza relativa, senza avere la maggioranza assoluta dei voti. 

Quindi la sua pistola resterà scarica fino al prossimo bilancio, che potrà essere discusso anche tra un anno e mezzo. A quel punto mancherà poco alle prossime elezioni.
Con “l’astensione-favorevole” il gruppo di Solo Novi si è reso comunque compartecipe dei risultati a dir poco deludenti della giunta novese. 
Detto ciò non siamo convinti che un suo voto contrario ne avrebbe comunque determinato la caduta. 
L’esponente pentastellata, Lucia Zippo, ha votato contro il bilancio. Avrebbe fatto lo stesso se il suo voto fosse stato determinante? Qualche dubbio è legittimo. Non dimentichiamo che una mano sottobanco a Cabella per la sua elezione l’ha data. Non è mai facile riconoscere di aver sbagliato. Poi la signora è animata da uno livore anti-PD difficilmente comprensibile, ma tale forse da impedirgli di danneggiare fino in fondo la destra novese, nonostante nel suo passato ci sia uno sguardo a sinistra.
Quindi se Bertoli avesse votato contro il bilancio forse non avrebbe determinato una svolta elettorale, ma una svolta politica sì. Intanto sarebbe uscito dall’ambiguità. E questo per un capo politico alla lunga è sempre un bene. Poi avrebbe mantenuto coeso il proprio campo, rafforzando la propria leadership. Va rilevato che il suo gruppo è composto da tre consiglieri. Una, alla seduta decisiva era assente. Siccome si può partecipare al consiglio con un semplice telefonata è difficile non pensare che si trattasse di un primo segno di sfaldamento. Se si sta a lungo sul confine è facile passare da una parte all’altra.
Avrebbe potuto ulteriormente aggregare attorno a se quell’area del dissenso che lui stesso definisce la “destra pensante”: ci riferiamo a Cuccuru, Porta, Ubaldeschi ecc. Oggi invece sono i più delusi dal suo comportamento. 

Infine, se si arriverà alla scadenza naturale sarà evidente che la pessima prova data di se dal centro destra novese sarà attribuita anche a lui per avergli permesso di governare. E forse per vincere non serviranno più i suoi voti ad una compagine alternativa.
Insomma Bertoli appare come un eterno guerrigliero che non fa mai la rivoluzione.
Per vent’anni dall’opposizione l’ha promessa ma ha sempre perso. Poi quando la destra è riuscita a vincere, anche per merito suo , oltre che per circostanze generali, ha promesso “la rivoluzione del buon senso”: ne è scaturita una giunta disastrosa. In ultimo ha suscitato grandi aspettative la sua promessa di una nuova rivoluzione, mandando a casa l’attuale amministrazione e alla fine si è accontentato di spaventarla.

Forse sbaglieremo ma pensiamo che il protagonismo di Bertoli sia destinato ad un lento declino, senza escludere un suo mansueto ritorno nelle file leghiste, magari dopo aver ottenuto qualche apparente contropartita.
Certo potrà condizionare alcune decisioni in consiglio comunale, ma si tratterà di provvedimenti di scarso rilievo. Il Sindaco non si dimetterà neanche se tutte le delibere verranno bocciate dal Consiglio. 
Cabella appare sempre più stanco, logorato, forse amareggiato. L’età non aiuta. Le sue scene mute sugli argomenti anche più rilevanti, rendono evidenti la sua assenza. Siamo certi che preferirebbe fare il pensionato, andarsene a spasso con il suo cane, magari a caccia, appena il covid lo permetterà. Il nipote, Perocchio, il vero leader della destra a Novi, non glielo permette. Perché altrimenti si andrebbe al voto e verrebbero spazzati via tutti. Così la malinconica figura di Cabella , assomiglia sempre di più a Cernenco, il vecchio segretario del Pcus dell’Unione Sovietica, usato solo per vaghe apparizioni in pubblico, costretto a stare al potere nell’illusione di nascondere il crollo del regime. 

Liberate Cabella! Lasciategli trascorrere una serena vecchiaia. 

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Antonio Rosso

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