Quando uccidere diventa un divertimento per ricchi

Il 3 marzo mia madre, percorrendo la strada tra Gavi e Voltaggio, all’altezza di Carrosio, si è trovata dinnanzi a uno spettacolo che mai si sarebbe augurata di vedere, ovvero quello di decine di fagiani sulla carreggiata o nei suoi immediati dintorni, di cui molti investiti. Erano stati chiaramente liberati da poco, visto che, per cacciarli, nella maggioranza dei casi prima vengono allevati e poi rilasciati nelle apposite zone, ovvero le riserve di caccia, senza che siano assolutamente abituati a una vita in libertà. Si ritrovano totalmente disorientati, catapultati in una realtà mai conosciuta, diventando non solo una facile preda per chi ama uccidere, ma anche vittime degli automobilisti, tra i quali non solo c’è chi non è riuscito a frenare, ma anche coloro che di un animale non si curano, disinteressandosi se questi finirà schiacciato dalla propria vettura. 

Quei fagiani, quindi, in un modo o nell’altro finiranno per essere uccisi, magari da chi era troppo impegnato per rallentare e schivare il povero malcapitato o da chi dell’uccidere ne ha fatto un’attività o uno “sport”. Non voglio entrare nel merito della caccia, bensì di alcune situazioni che ritengo quantomeno prive di qualunque logica, soprattutto considerando quello che troppo spesso mi è capitato di leggere, ma non da animalisti, bensì da chi, vivendo o lavorando nei pressi di queste riserve di caccia, ha avuto il dispiace di dover assistere a scene assolutamente poco felici.

Stiamo parlando di quelle che definirei riserve per ricchi: non è raro che persone abbienti, prive di qualunque licenza o conoscenza, paghino per potersi divertire uccidendo. Insomma, degli individui che non sanno nulla di un fucile, ma che sborsano un bel po’ di quattrini, vengono armati e “autorizzati” a sparare. Ma a cosa puoi mirare se non hai mai cacciato nulla e vuoi, però, riuscire nel tuo intento? Semplice, ad animali appositamente allevati, che non sono in grado di volare e che, avendo vissuto fino al giorno prima in cattività, non temono in alcun modo l’uomo. Ed è così che decine e decine di fagiani vengono allevati, liberati e uccisi da chi in quel momento vuole esercitare la propria presunta superiorità, senza considerare tutti quelli che muoiono prima, investiti o divenendo preda di qualche animale selvatico, se non per fame e sete.

E se già pensare che qualcuno privo di licenza e totalmente inesperto si aggiri con un fucile, che utilizzerà, è una follia – e infatti spesso si impallinano fra di loro e non solo –, sapere che la maggior parte di quegli animali andrà gettata, visto che molti partecipanti alla battuta non sono certo in grado di macellarli, così come è vero che spesso si cacciano ben più esemplari di quelli che poi, effettivamente, si desidera cucinare, è un’altra piaga da affrontare. Sì, perché, soprattutto in questi casi, non si uccide per la carne, bensì per divertimento e per il proprio ego, finendo per eliminare le carcasse.

Ritornando a chi racconta di aver visto più e più volte queste vicende, ciò che apprendo è che non è raro, vista l’inesperienza dei partecipanti, che gli animali – e non solo fagiani – non muoiano sul colpo, ritrovandosi condannati a un’agonia terribile, specialmente a causa dell’incapacità da parte di questi cacciatori improvvisati di porre fine alle loro sofferenze. Capita anche di vederli seppellire, spesso ancora vivi e agonizzanti, perché troppi.

Come dicevo, non desidero soffermarmi sulla caccia in sé, ma sull’etica di questo tipo di caccia è doveroso farlo. È davvero accettabile che nel 2021 venga offerta la possibilità, ovviamente a pagamento, a chi non ha una licenza né esperienza a riguardo di sparare? Che per concedere questo svago si sia pronti a condannare decine e decine, se non centinaia, di animali a un destino così crudele e privo di senso? Per me non lo è e credo che non sia nemmeno del tutto legale, ma si sa, con i soldi è facile comprarsi ciò che si desidera, anche se non sarebbe consentito. Siamo, oltretutto, assolutamente al di fuori da ogni logica se si pensa che gran parte di questi animali non finirà sulle tavole di nessuno. 

Uccidere senza un motivo, se non per fare qualcosa di diverso, e infliggere tanta sofferenza a un essere vivente è un qualcosa di assolutamente deplorevole. Spero che chi si è reso o si renda ancora complice di tali avvenimenti legga questo mio racconto, anche cercando di cambiare punto di vista: nessuno vorrebbe essere ucciso, ma forse ancor meno se il fine fosse quello di alimentare la vanità di qualcuno. Un qualcuno, che, magari, finirebbe per seppellirvi ancora vivi, nel pieno della vostra agonia e sofferenza. È davvero questo quello che siamo e che vogliamo permettere?

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Fiammetta Merlo

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