Cit, alla ricerca del capro espiatorio

Se il Cit fallirà, come appare ogni giorno più probabile, di chi sarà la colpa? Il comune di Novi, come socio di maggioranza della società consortile, è il primo indiziato. Ma la giunta di centro destra e l’assessore Delfino non hanno nessuna intenzione di andare sul banco degli imputati, anche solo politicamente. 
Anche sul Cit il centro destra novese ha ripetuto la solita litania che propone da giugno 2019: è colpa della precedente amministrazione. 
Purtroppo per loro, hanno usato talmente tanto questa scusante, su ogni cosa, che ormai a quasi due anni dalle elezioni non è pensabile di cavarsela dando la colpa a Muliere, Robbiano o Lovelli. 

Ci sono alcuni indizi che portano a pensare che si stia facendo strada una nuova ipotesi di indirizzamento alla ricerca del colpevole, o meglio del soggetto ai cui addossare la colpa. 

La lettura dei giornali a volta va fatta anche tra le righe. Prendiamo ad esempio il settimanale “Panorama di Novi” di venerdì, che titola in prima pagina: “Cit: troppi veti incrociati, il rischio è il fallimento”. La colpa del fallimento, se ci sarà, sarà dei “veti incrociati”. Ma di chi? Chi avrebbe messo questi veti? 

Leggendo l’articolo, si può provare a chiarirsi le idee: “Valutando le indiscrezioni che filtrano dai palazzi della Pubblica Amministrazione di Novi, anche il piano B esposto dall’Assessore al Bilancio, Maurizio Delfino, pare abbia trovato delle diffidenze nei tecnici contabili del Comune che hanno insinuato dei dubbi tra i consiglieri comunali, compresi alcuni di quelli che partecipando alla commissione parevano convinti dell’utilità della collaborazione trasversale per salvare il salvabile del Cit”.

Ci sono quindi delle indiscrezioni che filtrano, vale a dire che qualcuno ha fatto filtrare a Panorama una “velina” da cui si evince che ci sarebbero delle “diffidenze” (la scelta delle parole non è casuale) da parte dei “tecnici contabili”. 
All’interno il giornale è più chiaro: “dopo il parere negativo espresso dal Segretario generale del Comune, dal responsabile del settore finanze e dai revisori dei conti al riguardo del piano di risanamento e ristrutturazione”. 

Ma di chi stanno parlando? Eccovi i nomi. Il responsabile finanziario del comune è Roberto Moro, il segretario comunale è Pier Giorgio Cabella, chiamato dal sindaco (ma non sono parenti) Gian Paolo Cabella a sostituire Angelo Lo Destro. Restano i revisori dei conti, che sono tre: Riccardo Ceriana (presidente), Luciano Sutera Sardo e Vincenzo Talarico

Ma perché mai i tecnici in questione dovrebbero far fallire il Cit? Infatti, non lo vogliono di certo. Loro sono chiamati a dare un parere di legittimità, cioè che quanto proposto sia conforme alla legge, e hanno detto no, che i provvedimenti proposti non lo sono. I consiglieri comunali avrebbero potuto votare ugualmente il provvedimento proposto da Delfino, ma sanno che senza il parere dei tecnici la responsabilità del provvedimento sarebbe ricaduta su di loro, personalmente. Cosa che in soldoni vuol dire che la corte dei conti avrebbe potuto obbligarli a mettere i soldi del salvataggio del Cit di tasca loro, se avesse confermato il parere dei tecnici del comune. 

Ecco lo scenario che si fa strada: non potendo dare la colpa a Muliere, perché sono passati due anni dalla sua sconfitta, e non volendo prendersi la colpa, si cerca la pistola fumante, che potrebbe venire messa in mano a Cabella (segretario), Moro e Ceriana. 

La vicenda della crisi del Cit era la più scottante sul tavolo della nuova giunta insediatasi nel giugno del 2019. La “delega” al Cit era stata data a Giacomo Perocchio, il segretario della Lega e nipote del sindaco, e va a lui – e al nonno , che era anche assessore al bilancio – la responsabilità della lunga inazione. Fino a qualche tempo fa sono state innumerevoli le dichiarazioni rilasciate ai giornali da Perocchio, in cui annunciava soluzioni per il Cit. Ultimamente si è fatto più silenzioso.

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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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