Teatro Marenco, non si può fare un matrimonio con i fichi secchi

Finalmente si incomincia a parlare di gestione del teatro Marenco. Se iniziare bene significa essere a metà dell’opera, o giù di lì, devo dire che la famosa locuzione, per l’occasione, presenta forti incognite. Intendiamoci, la nomina del dottor Giulio Graglia, regista di buon livello e con curriculum più che dignitoso, è una scelta rispettabile. Parimenti la nomina dei componenti della nuova Fondazione ha espresso altrettanta positività per le qualità professionali e di esperienze dei componenti. Vedremo tutti all’opera e per ora auguro a tutti un percorso virtuoso.

Un’occasione di partenza è stata la decisione di convocare le compagnie teatrali, musicali, di danza, che operano in Novi e dintorni da molti anni per avere da queste un parere sulle intenzioni che l’assessore Sisti e Giulio Graglia hanno espresso. Con mia vera sorpresa ho inteso che la linea indicata è la stessa che indicai, unitamente a Graglia, circa un anno fa. Il Marenco dovrà far parte di un consorzio di teatri della provincia, con Novi capofila, disponibile a collaborare con le grandi sovraintendenze ed organizzazioni convenzionate per effettuare le anteprime di grandi compagnie artistiche. Questo permetterebbe di proporre spettacoli di livello medio-alto a costi limitati e, nel contempo, permetterebbe di rendere accettabile la limitatezza dei posti a disposizione, meno di 500. In soldoni, non aspettiamoci grandi incassi.

Questa linea mi fu contestata mesi fa da chi avrebbe voluto percorrere la via autarchica di un imprecisato “fai da te”. Mi fu detto da chi ha udienza nella “stanza dei bottoni”: “questi vogliono mettere le mani sul nostro teatro….bisogna fermarli”. Io cercai di spiegare che da soli non potevamo avere i mezzi per gestire stagioni all’altezza dell’ingente investimento che ha comportato il restauro conservativo del Marenco. Nell’occasione ho appreso con piacere che le proposte da me formulate, e a me contestate, hanno prevalso.

Tutto risolto? manco per niente. La vera preoccupazione è che non traspare, in modo evidente e concreto, la piena consapevolezza della poliedrica attività che deve esprimere, in soldoni sonanti, il nostro teatro. Non può essere solo spettacolo ma anche esposizione, formazione, scuola di teatro, studio, insomma un insieme di attività che iniziammo a predisporre concretamente già un anno fa ottenendo anche un finanziamento su un bando della Fondazione Compagnia San Paolo. Nella riunione, ma anche in altri settori, politici e non, serpeggia una incognita che deve essere affrontata e predisposta da subito. Non si può pensare che nominato un direttore artistico e un consiglio della Fondazione il Marenco possa vivere di luce propria così, per incanto. E’ evidente che pur con i contributi in denaro provenienti da fondazioni, regione o altri, nonchè professionali di alcuni soggetti, il grosso della partita deve venire dalle casse comunali con dotazioni annuali che andranno ad incidere sulla spesa corrente. Questa è la vera incognita che ristagna nell’ombra e che non emerge con la giusta evidenza che dovrebbe avere almeno in linea di massima. Non basterà certamente avere forzatamente risparmiato contributi regionali o di privati a causa Covid19, quando dovremo andare a pieno regime questa equazione a più incognite dovrà essere risolta.

Io, nella riunione ed in rappresentanza della compagnia Paolo Giacometti, mi sono permesso di esprimere il pensiero in modo colorito….”non si può pensare di fare un matrimonio con i fichi secchi“. Spero di essere smentito. Nel frattempo consiglierei di deliberare un giusto pensiero di riconoscenza che avrei voluto compiere se Lor signori avessero avuto la compiacenza della mia collaborazione. In virtù del decisivo finanziamento ottenuto a suo tempo dal Ministero dei Beni Culturali tramite la fondazione Arcus, circa due milioni di euro per il restauro del nostro teatro, proporrei di assegnare un Marenco d’oro all’ex ministro Sandro Bondi, da anni nostro benemerito concittadino. Spero che nella “turris eburnea”, non quella del Cantico dei Cantici ma quella di via Giacometti, dove l’uditorio sta scemando a livelli di vera preoccupazione cittadina, la proposta venga accolta.

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Costanzo Cuccuru

Un pensiero su “Teatro Marenco, non si può fare un matrimonio con i fichi secchi

  1. Ci sarebbero molte cose da dire a riguardo. Non so quanto il signor Gaglia sia in grado di rivitalizzare le strutture teatrali della città, lo vedremo. Io sono per una collaborazione continua tra le realtà cittadine e il TEATRO MARENCO. Altrimenti cosa sarebbe servita la solita riunione delle compagnie locali se non per apparire. E poi in un CDA della fondazione senza alcun esponente del settore TEATRO, mi lascia perplesso. Sarebbe stato significativo per mettere alle realtà teatrali del luogo di El e Jersey un rappresentante che avrebbe dovuto entrare nel cda . Questa sarebbe stata una soluzione dove la collaborazione sarebbe diventata importante e non soltanto tristemente formale . Speriamo bene

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