Italia, prateria di scorribande

Si verificano, con una frequenza piuttosto allarmante, fatti che disorientano e vengono argomentati con molteplici punti di vista, tutti comunque esecrabili verso i presunti responsabili. Ma chi sono i responsabili?
Su questo punto, i filosofi dovrebbero fare un’analisi molto, molto approfondita e stabilire perché avvengono e se i responsabili sono solo quelli che materialmente li commettono, oppure no.

Al crollo del ponte Morandi siamo inorriditi di fronte alla tragedia. Viaggiatori casuali, stroncati da un disastro che si doveva e si poteva evitare; la giovane vita dell’operaia Luana, stroncata per manomissione del sistema di protezione e sicurezza sulla macchina con la quale lavorava, ci ha scioccati; la tragedia della funivia di Stresa, con 14 vittime anch’essi inconsapevoli per manomissione dei sistema di sicurezza, ci ha letteralmente frastornati e per ultima,, la morte sul lavoro dei due operai a Pavia e che dire per lo spargimento di fanghi tossici sulle aree agricole? Siamo all’assurdità dell’incoscienza.

È solo fatalità? Sono solo crimini occasionali, o delitti riconducibili ad un sistema sociale che di fatto ha perduto il senso della realtà, sopraffatto dall’egoismo per inseguire il profitto? Un foga che è diventato condizione di vita, per la quale troppi calpestano tutto.

Lo stesso governo promuove, incoraggia e crea condizioni per incrementarlo, nella convinzione che l’aumento del PIL migliori il livello di vita. Se questo poi comporta dei danni collaterali è un’altro aspetto… Ma è un concetto sul quale va posta un’accurata riflessione. Tutte le altre argomentazioni sono fine a se stessi, sostanzialmente è retorica con la quale cerchiamo di giustificare condiscenza verso una decadenza morale.

La nostra società ha imposto un ritmo di vita che può essere definito a passo svelto, tanti tantissimi non reggono il ritmo e troppi cercano scorciatoie e non è una questione di furbizia ma una condizione di cultura generalizzata e qui sta l’enigma che si trasforma in dramma sociale. Infatti i governanti ci spingono continuamente ad incrementarlo, sia inventandosi imposte assurde che, assomigliano più al pizzo mafioso che ad equi prelievi, sia aumentando il costo di servizi indispensabili per un livello di vita decoroso; tralasciamo l’azione dei comuni che fanno di tutto per complicare la vita con disposizioni tra l’assurdo ed il comico. Vedasi per esempio l’imu sulle seconde case , vere e proprio salasso anche se il manufatto di per se non produce reddito.

Questo metodo di dover necessariamente aumentare la ricchezza, a lungo andare è dirompente, calpesta tutte le buone intenzioni: senza solidi principi e valori etici, rimane delinquenza, corruzione , il riferimento diventa solo il dio denaro ed il Paese una prateria di scorribande.

Si lucra sulle manutenzioni, i controlli sono delle chimere, si specula sulla qualità e quantità dei materiali, si sfrutta al massimo il lavoro, la corruzione e la malversazione sono una costante.

Una classe politica che da tempo ha smarrito il concetto di doveroso servizio, si comporta come l’avanguardia di una società allo sbando, anziché dare l’esempio, cercando di godere al massimo i vantaggi della posizione. E’ di questi giorni la notizia dell’abuso personale dell’areo del presidente del senato, e cosa dire dei chiacchierati malavitosi che occupano posizioni preminenti ? Non è da meno una informazione interessata che cerca di far apparire il disonesto un abile politico e l’onesto un inadatto quanto incapace.
Di fronte ad una situazione in cui si è persa l’anima cattolica e la coscienza non fa più da baluardo a comportamenti fraudolenti. Uno stato che ha edotto i diritti dei criminale concetto di civiltà giuridica, da difendere in nome di un presunto buonismo, mettendo in secondo piano le sofferenze ed il diritto delle vittime. Di fronte all’involuzione sociale verso un sistema in cui tutti si arrangiano per ottenere il massimo , senza curarsi delle macerie che si lasciano dietro , ci laviamo la coscienza buttando la croce addosso a chi viene scoperto? 
Se dopo due anni dal crollo del ponte Morando ancora si discute se è lecito togliere le concessioni ai malavitosi. Ma siamo seri!

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Francesco Giannattasio

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