Centro vaccinale di Tortona: la disorganizzazione e la carenza di personale la fanno da padrone

Oggi mi sono recata a fare la seconda dose al Centro vaccinale di Tortona dopo il passaggio del servizio dal personale medico e infermieristico dell’Asl a un centro privato. Mi ci reco a mente sgombra, senza pregiudizi, pur avendo sentito pareri negativi di molti che ne hanno già usufruito. Penso che col tempo le cose possono essere migliorate, almeno lo spero. Arrivo sul posto. Vedo due code molto disorganizzate. Mi viene naturale pensare che una sia per chi deve fare la prima dose e l’altra sia per chi deve fare la seconda. Non è un pensiero geniale, ma solo logico, chi deve fare la prima dose ha una trafila più lunga, chi deve fare la seconda non deve farne nessuna.

Troppo facile, no, ci sono due code miste, non propriamente consigliabili ai fini del contagio. Con la prima coda si compila la documentazione e si lascia il nome e la data di nascita. Poi ci si deve mettere di nuovo in coda per entrare. Non viene dato alcun numero e quindi, come sempre in Italia, si assiste al sorpasso dei furbini o di quelli che ci provano e poi fanno gli gnorri. Così finisce che chi è prenotato mezz’ora dopo di te con un po’ di “bronze face” ti passi allegramente davanti e che quindi l’orario di prenotazione diventi un orario senza alcun significato che nessuno controlla. Inoltre non è presente nessuno a disciplinare le code e a verificare che le normative anti Covid vengano rispettate, ragion per cui un energumeno a viso nudo si infila allegramente nella coda, discretamente assembrata, e nessuno gli dice niente. Volevo dirgli qualcosa io, ma ho un braccio ancora fuori uso per la rottura del gomito e non volevo finire al Pronto soccorso con il setto nasale in frantumi.

Ma torniamo alle code, fatta la prima, fatta la seconda, si accede alla sala di aspetto dove ti viene segnato a matita sul foglio una sigla per il vaccino che devi fare e ti attende la terza attesa, naturalmente senza numero. Così quando esce l’incaricata, che poi scoprirò essere la stessa persona che fa accedere alla sala vaccinazioni, che fa il vaccino e che poi distribuisce il foglio di via, e dice ad alta voce: Pfizer, Astra Zeneca… i più furbi saltano in piedi e ti tocca, a muso duro, anche se coperto, farti le tue ragioni perché sei prenotato prima delle due sciure che ti sono saltate sui piedi. Finalmente entri nel gabbiotto e ti fanno l’iniezione, ok la scorsa volta ti era toccata una mano più leggera, ma quello è il meno, poi ti tocca l’attesa per il famoso foglio e non sai quello che ti aspetta, cioè un’ora abbondante di attesa. Di fronte hai tre “tartarughine” al computer che o mangiano una merendina o sbadigliano, mentre circa cinquanta persone aspettano il benedetto foglio per poter uscire.La volta precedente, avevo verificato la presenza almeno del doppio del personale, una discreta organizzazione con numero e controlli, ma soprattutto in quarto d’ora ero fuori con il benedetto foglio in mano.

Come dicevo le tartarughine non brillano per efficienza, ma c’è anche da dire che chi consegna i fogli fa contemporaneamente altri due lavori e quindi ci sono tempi d’attesa condizionati anche da questo. Dopo circa un’ora e dieci mi arriva il benedetto foglio, sto bene, non mi si vede nemmeno il buchino sul braccio, gli addetti tutto sommato lì ho trovati gentili, ma che “pasticcio Bridget Jones!”, no, che dico “che pasticcio Regione Piemont!”.

Se non fossi irritata sorriderei sulle spiegazioni ufficiali date per spiegare l’avvicendamento nella gestione che suonavano più o meno così: essendo il centro vaccinale di Tortona un po’ in affanno l’inserimento della Cooperativa dipendente da Villa Igea di Acqui Terme avrebbe contribuito a migliorare il servizio accelerando il piano vaccinale. Il tutto chiudendo i centri vaccinali di San Sebastiano Curone e di Castelnuovo Scrivia e riducendo drasticamente l’orario di apertura. Certo, siamo sicuri, che il servizio migliorerà, forse quando gli asini voleranno.



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Maria Angela Damilano

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