Pronto soccorso

Come anticipato in un’intervista rilasciata qualche giorno addietro, il Mungitore, durante il Consiglio comunale del 26 luglio, dopo aver consumato ben tre assenze consecutive sul tema del CIT, è “miracolosamente apparso” nella assise cittadina in veste di soccorritore per Cabella & Co., come del resto aveva già fatto per consentire l’approvazione del bilancio comunale.

L’Uomo del Soccorso, durante l’intervista aveva annunciato che, sul tema CIT, avrebbe lasciato ai Consiglieri del suo gruppo “…libertà di coscienza sul fatto di essere presenti o meno e su come votare. Sul CIT io parlo solo a nome di Marco Bertoli”. Francesca Chessa, invece, aveva affermato: “… Bertoli è il mio Capogruppo, mi rimetto alle sue dichiarazioni”; in questo caso il gruppo consiliare è quello misto.
Risultato della votazione in Consiglio sulla ormai stantia delibera del 3 maggio: Saracino ha votato, secondo consuetudine, con la maggioranza; la consigliera Chessa non si è presentata, così come i liberi consiglieri di “Solo Novi”. Più che di Gruppo misto si potrebbe parlare di Gruppo sparpagliato, il cui capogruppo è rimasto solo. Nell’intervista citata il soccorritore (ex capogruppo della Lega, ora capogruppo di “Solo Novi” e del Gruppo misto e, per l’occasione, capo di se stesso) aveva posto la questione della salvaguardia dei posti di lavoro e la pacificazione (sul tipo del “volemose bene” natalizio) tra i dirigenti del Comune e la Giunta comunale (si legga, nello specifico, un Assessore), come se per risolvere la querelle, incancrenita da mesi, bastasse uno schiocco di dita, anziché la rimozione dell’oggetto o del soggetto di contesa.
Al termine della serata la delibera del 3 maggio è stata approvata con l’astensione del Mungitore e i voti contrari di tutta l’opposizione, che ha garantito il numero legale in aula (malgrado un giovine virgulto non ne fosse convinto … ma deve poi aver usato il pallottoliere e se ne è fatto una ragione). 
Taluni sostengono che il cambio di atteggiamento del Mungitore sia dovuto alla promessa ottenuta in relazione al bando di concorso autunnale per la progettazione della Hdemia enogastronomica, da lui tanto agognata (un po’ meno da Diego). Ma non ci vogliamo credere. Non presentarsi in Consiglio comunale per settimane facendo melina, usando un termine calcistico, sarebbe decisamente scandaloso, per di più quando ci sono di mezzo decine di lavoratori, con le loro famiglie, che, sul filo di lana, dopo ripetute richieste d’incontro e dopo la seduta andata deserta, sono stati ricevuti (bontà della Giunta ?) e hanno firmato un accordo sui livelli occupazionali.
La delibera del 3 maggio, dunque, è stata approvata, malgrado il fatto che, nella giornata del 23 luglio, come “preludio” al Consiglio, sia stata recapitata ai Consiglieri comunali una nota dell’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti), indirizzata al Sindaco; una autentica doccia fredda, in primo luogo nei confronti dell’Assessore competente … doccia che, considerato il caldo di questi giorni, non sarebbe neppure sgradevole, ma che, in realtà, era una patata bollente. 
Infatti, elegantemente, la nota ha bocciato il piano di risanamento del CIT, approvato, appunto, con la delibera del 3 maggio. 
Per onor di cronaca, si sottolinea che l’Assessore sostiene la nota riguardi il Piano del 2018 della Giunta Muliere, ma l’affermazione non pare convincente. 
Non si vuole “gufare”, perchè la questione è molto seria; pare proprio che la nota si riferisca in maniera esplicita alla delibera del 3 maggio 2021. Infatti si legge: “… quanto approvato con la citata d.c.c. n. 37 del 3 maggio 2021 non corrisponde di fatto ad alcuna opzione di “risanamento” della Società in oggetto”. La nota sottolinea, inoltre, che il documento è stato approvato con parere non favorevole“… degli organi deputati al rilascio dei prescritti pareri di legge” (ossia: i tecnici ve l’avevano pure detto, N.d.R.) e così conclude: “… si evidenzia infine come nella documentazione resa disponibile non si ravvisino contenuti sufficienti a individuare, e quindi valutare, i provvedimenti necessari a correggere gli effetti della crisi societaria”.
Gino Bartali avrebbe commentato:“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”.
Le opposizioni lo avevano sostenuto da illo tempore, dichiarandosi anche disposti (questi buonisti) a collaborare per l’elaborazione di un nuovo piano; invece, con caparbietà, nonostante critiche e pareri negativi, si è voluto insistere su tale posizione, anche con atteggiamenti non perfettamente consoni all’ambiente consiliare.
Par proprio che la nota dell’ART sia destinata a pesare su questa vicenda …
Colpa del destino cinico e baro? Oppure si tratta di una mancanza di collaborazione (sempre per usare eufemismi), come affermato dall’Assessore Delfino, riferendosi ai dirigenti comunali? L’ART è un organismo indipendente, si legge infatti sul sito della Camera dei Deputati che:“L’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) è l’Autorità amministrativa indipendente, operativa dal 2014, a cui sono affidati importanti compiti di regolazione nel settore dei trasporti…” (cfr.https://www.camera.it).
A quanto risulta, è stato lo stesso Sindaco a chiedere la valutazione dell’ART: forse anch’egli nutriva dubbi sulla delibera?

Mo’ te tocca

Trattamento superficiale delle massicciate stradali mediante l’applicazione di uno strato di asfalto, opera prima, avviata nell’anno 2021. Autore sconosciuto.

L’uomo dei selfie deve essere in difficoltà. Dopo aver sostenuto che gli autoscatti gli sono utili per ricevere segnalazioni dai cittadini, dopo che sui social, al contrario, riceve critiche in merito alla manutenzione della città, dopo aver dichiarato che trova difficoltà burocratiche nel far avanzare i progetti, deve aver pensato che la miglior difesa sia l’attacco: e allora ha estratto il vecchio, desueto e consunto armamentario sulle mancanze di “quelli che c’erano prima”.Forse l’incarico da Assessore ai Lavori pubblici, nonché da Vice-Sindaco, gli è stato imposto, in quanto giammai lui l’avrebbe voluto. I suoi amici di Forza Italia ricordano ancora i solitari manifesti elettorali, in cui campeggiava il suo faccione, e le varie manovre dopo il voto, quando il Sindaco doveva distribuire le nomine. Forse era convinto che non ci fosse più nulla da fare, in quanto avevano già fatto tutto i predecessori, e che avrebbe potuto stare tranquillo in panciolle a godersi la carica, pensando, per le prossime elezioni, di far cancellare la parola Vice dal suo biglietto da visita.

Promesse, ultimamente, ne ha fatte tante, anticipando che nei prossimi mesi o anni la città sarà interessata da numerosi cantieri; ma la tentazione di parlare del passato per nascondere le proprie, chiamiamole, difficoltà, è sempre forte, tanto è vero che, frequentemente, comunica che si sono asfaltate strade, le quali, stranamente, avevano il manto usurato, oppure che si rende necessario manutenere una rotatoria, vecchia ormai di almeno quindici anni (a quanto pare, non durano per l’eternità).

L’ultima trovata è stata quella di comunicare che, per mettere a norma gli impianti della Biblioteca, occorrerebbero trecentomila euro; e la colpa degli interventi mancati, ovviamente, è da ascriversi a chi c’era prima. Il tutto paventando scenari apocalittici, quali l’incendio descritto nel libro “Il nome della Rosa” di Umberto Eco. A parte il fatto che gli impianti vanno sempre adeguati, ora tocca a lui pensarci e, da almeno due anni, soprattutto agire. Per dirla in romanesco,mo‘ te tocca”.

Il paragone con l’episodio narrato nel libro dell’intellettuale alessandrino appare alquanto esagerato e totalmente fuori luogo; ma, più grossa la si spara, meglio è, perché qualcuno, magari sprovveduto, ci crede. Non si dubita che Diego abbia letto il libro, ma, forse, ha saltato la pagina nella quale è contenuta la datazione degli avvenimenti, che risalgono al 1300. Eventualmente, per confronti, il volume è facilmente reperibile nelle Biblioteche del regno. La nostra Biblioteca – non quella del XIX secolo, bensì l’attuale – è stata inaugurata oltre seicento anni dopo quella del libro di Eco. All’epoca si usavano candele con fiamme libere, nel frattempo – e questa è la novità – sono state inventate corrente elettrica e lampadine; pare di ricordare, inoltre, che tali invenzioni siano giunte anche in città, puranco in Biblioteca. Detto ciò, si ripete, se gli impianti di sicurezza vanno adeguati, ora tocca a lui, che ha avuto due anni di tempo per riflettere in merito ed agire.

Il Malalingua

P.S.: si cederebbe volentieri, una tantum, lo spazio di questa pagina settimanale all’Assessore Accili, se gentilmente volesse spiegare ai lettori (che si assicura essere numerosi) la sua teoria del “turismo più turistico”, nonché il calcolo “spannometrico” con il quale ha stabilito i costi di ristrutturazione della Cavallerizza. Sarebbe altresì proficuo chiarire se il progetto della rotatoria di piazza XX settembre – di cui recentemente si è vantato, ovviamente con l’ausilio di foto esplicative – è farina del suo sacco, oppure se detto progetto è stato rinvenuto in qualche cassetto dell’assessorato, lasciato dai “vituperati” predecessori.

Nella vita c’è sempre da imparare … ad esempio che, assumendo l’incarico di Assessore, automaticamente e per legge, si decade dalla carica di Consigliere, per cui non ci si deve dimettere.

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