Delfino, un assessore stupefacente

Il giorno 30 novembre 2020, durante una solenne seduta del Consiglio Comunale di Novi Ligure un assessore leghista, a proposito del bilancio consolidato lasciato in eredità dalla precedente amministrazione di sinistra, dichiarò solennemente: «Questo bilancio è un ricchezza per la città…….il gruppo Comune dimostra di essere ben organizzato, ben strutturato, con un patrimonio netto significativo….» Le parole di elogio rivolte al gruppo Acos sfiorano l’apologia. Tanto che l’ex sindaco Rocchino Muliere lo ringraziò per i riconoscimenti espressi pubblicamente.
Più recentemente, nei giorni 9 e 10 agosto un altro assessore leghista al bilancio dichiarò ai giornali, in modo altrettanto solenne: «Mala gestio risalente alla precedente amministrazione: affidamenti irregolari, garanzie rilasciate in modo improprio, gestione immobiliare clientelare, mancata tutela dei diritti del Comune, grave irregolarità nella gestione delle società partecipate». Affermò di aver avviato l’iter per una istanza alla Corte dei conti e alla magistratura ordinaria.

Prima questione.

A quale assessore bisogna credere? Chi è quello bravo e competente? E quello sprovveduto e superficiale?Andiamo a scoprire i loro nomi.
Le prime dichiarazioni sono state fatte da Maurizio Delfino, assessore al bilancio il 30 novembre 2020. Le seconde da Maurizio Delfino assessore al bilancio il 9 agosto 21

Oh, perbacco! Ma è la stessa persona!?

A seguito delle ultime esternazioni il capogruppo Democratico, Simone Tedeschi, in forza del diritto che gli attribuisce la legge, si è rivolto al sindaco per accedere agli atti e poter conoscere i documenti che danno sostanza alle accuse dell’assessore. Il sindaco risponde con lettera formale nel giro di poche ore – una celerità senza precedenti- che non ha nessun documento da mostrare che non c’è ancora nulla, che l’assessore sta conducendo un’indagine interna e solo quando sarà pronta, la giunta potrà esaminarla. 

Seconda questione: chi mente dei due?
Il sindaco quando afferma di non aver in mano niente o l’assessore quando dichiara di avere le prove di fattacci di tale gravità da far impallidire anche i giudici di mani pulite? A quanto pare le sta ancora cercando. Ma costui si rende conto di ricoprire una carica istituzionale che impone di parlare con fatti certi e non con la propaganda? 
Il nostro non è nuovo a dichiarazioni pubbliche non vere (false?)
Si ricordi quando vedendosi bocciata una delibera riguardante il Cit, da parte dell’Autorità di regolazione, affermò che ad essere stata respinta al mittente non era la sua, ma quella dell’amministrazione precedente. E’ bastato leggere il numero e la data per smentirlo (sbugiardato?). Del resto già una volta il sindaco dovette intervenire per chiedere scusa al segretario comunale per le invettive ritenute infondate, lanciate contro di lui dallo stesso assessore. Lo giustificò dicendo che era un po’ agitato.
Sembra che ad orientare le “indagini” di Delfino sia anche qualche esponente 5 stelle. Pare infatti che egli abbia svolto il ruolo di consulente del gruppo consiliare dei grillini novesi per mettere in difficoltà l’amministrazione di sinistra. Il fatto di non esserci mai riusciti e di aver raccolto un misero bottino elettorale, passando da 3 a 1 consigliere comunale, non fa venir loro il dubbio che come suggeritore il furbo alessandrino non sia un granché? Va detto, per contro, che tra i pentastellati c’è chi si vanta di aver suggerito a Perocchio il nome del commercialista leghista per la carica di assessore. Questo sì che è un vero atto di opposizione alla lega!
Adesso le parti si sono invertite, quindi è presumibile che il prossimo obiettivo della vocazione distruttiva dell’assessore al bilancio sia il gruppo Acos: vera ossessione di qualche esponete pentastellato. Il quale, infatti, nel passato, ogni volta che questa società presentava un risultato positivo, sentiva una fitta come se gli avessero piantato un ferro da calza nel fegato. Poi che importa se il gruppo dà lavoro a 400 persone!
Dinanzi alla decisione di spostare lo scontro dal piano politico amministrativo a quello giudiziario, i democratici hanno subito detto che non abbandoneranno il primo ma accettano la sfida anche per il secondo. Stanno già accumulando documentazione per la Corte dei conti. Documenti che oggi riguardano l’amministrazione comunale . Ma quante guerre sono iniziate come piccolo conflitto locale diventando poi internazionali? C’è da immaginare che, visti i molteplici e diffusi interessi dell’assessore belligerante, il conflitto si estenderà.
Saranno fuochi d’artificio e non da festa! Per fortuna che, contrariamente a quanto avviene a Voghera e in altre parti d’Italia, i leghisti nostrani l’uso delle armi si limitano a minacciarlo con i cartelli nelle loro manifestazioni.

Terza questione: in questo nuovo clima imposto dalla lega e dal suo assessore con che animo saranno chiamati a lavorare amministratori e dirigenti del Comune? Amministratori e dirigenti delle aziende?
Prevarrà il motto “chi dorme non pecca”. I più terra terra penseranno: “Ferrrrmo! Che qui il cetriolo vola basso”.
Quindi l’attuale immobilismo si accentuerà ulteriormente. Gli unici risultati che questa amministrazione riuscirà a presentare saranno quelli ereditati dalla giunta precedente.
Nel gioco dello scopone c’è una regola aurea: il mazziere deve tendere ad apparigliare le carte, cioè evitare che per l’ultima mano vi sia il caos sul tavolo. Ciò vale anche per chi governa.
L’unico caso in cui questa regola salta è quando il potere è nella cacca. Allora, come mossa estrema, si mettono in campo strategie della tensione di ogni genere. È insomma un gesto disperato.
La città avrebbe bisogno di una amministrazione affidabile che dia fiducia, serenità, rafforzata da un civile conflitto con l’opposizione. 
Invece l’assessore la sta trascinando su un terreno scabroso e non consono al sindaco Cabella, che per indole e per età vorrebbe una amministrazione tranquilla. Forse sogna di occuparsi solo dei nipoti, ma sempre meno di quello che lo ha inguaiato e che lo costringe a stare seduto, malinconica figura, su una prestigiosa poltrona senza contare nulla.
Ma il Delfino continuerà con le sue uscite clamorose, le sue minacce , le sue svolte. Continuerà a dichiarare una cosa e poi il suo opposto e continuerà a stupirci. 
Comprendiamo anche il suo stato d’animo. È tornato a Novi pesando che si sarebbe mangiato tutti in un sol boccone. Con la sua loquela seducente e talvolta un po’ ruffiana, credeva di essersi conquistate anche le opposizioni. Non sappiamo se con una c’è riuscita, certamente non con quella numericamente più consistente. Ha dimenticato che sia gli estimatori che i detrattori dicono sempre la stessa cosa: a Novi il più lucco suona il violino.
Ma forse ignora anche che dopo l’ondata migratoria degli anni 60 la città si è ulteriormente arricchita di umanità e cultura. Vale da allora un altro detto: “cà nisciuno è fesso!”

Caro assessore, ne tenga conto.



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Antonio Rosso

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