Perchè un innocuo bancario si trasforma in un convinto bolscevico che vuole sovietizzare l’acqua? Svelato il mistero.

Nei giorni scorsi ha tenuto banco l’intervento di Paolo Arrobbio, presidente di Amag di Alessandria, il quale si diceva disposto a tutto per comprare Gestione Acqua – che gestisce il ciclo idrico nella valle Scrivia- e la stessa Acos, pur di cancellarne ogni minima traccia di capitale privato anche se molto lontano nell’albero genealogico. Infatti la società novese è posseduta per il 63% da Acos la quale ha nella sua compagine societaria Iren, con il 25%, che pur essendo a maggioranza pubblica ha una parte delle sue azioni quotate in borsa. Quindi si potrebbero, fatte le dovute diluizioni, rintracciare tracce private che, pur se in dosi omeopatiche, potrebbero inficiarne la purezza pubblica.

Ora apprendiamo dalla stampa locale che Amga si sta apprestando a vendere la propria società del gas ai privati -non c’è qualche contraddizione?- per la semplice ragione, dicono, che l’ultimo anno ci ha rimesso un milione di euro. Per inciso va detto che Acos Energia ogni anno guadagna ben più di un milione. Quindi per prima cosa ci auguriamo che non si affidi alla sua omologa alessandrina per la gestione dell’acqua. 

Mauro D’Ascenzi è intervenuto con una intervista nella quale spiegava l’insussistenza giuridica delle argomentazioni di Arrobbio e chiudeva con due frasi sibilline: la prima insinuava che Amag dovesse parecchi soldi a Gestione Acqua e la seconda che il neo-rivoluzionario volesse compiere ai danni di questa un “esproprio proletario”.

Ci hanno incuriosito molto queste frasi, assieme alla conversione improvvisa del Presidente, che va detto lavora in banca, anche con un ruolo di un certo peso. Quindi tutti i giorni manovra capitali, coltiva, aiuta, asseconda quindi le logiche capitaliste, ne comprende e ne riceve i benefici e improvvisamente si fa così sprezzante contro ogni pur minima traccia di azionisti un pochino privati?

Ambiamo indagato e ne siamo venuti a capo. 

Amga Acqua deve a Gestione Acqua 2.300.000 euro. Che non vuole sborsare. Ah, Vil denaro! Veramente spregevoli quelli che intendono ricavare soldi dalla gestione dell’acqua!

Ma vediamo da cosa deriva questo debito. Vi sono tre gestori nell’ambito alessandrino. Ma un’unica tariffa. Ognuno di loro deve svolgere il servizio e fare gli investimenti necessari. Tutto questo è pagato dai cittadini attraverso la bolletta. Amga ha fatto molto meno investimenti di Gestione Acqua. Quindi ha prelevato dai propri utenti più soldi di quanto avrebbe potuto. Allora si deve fare un conguaglio. Chi ha preso di più e se li trova in cassa perché non li ha spesi deve darli a chi invece gli investimenti li ha fatti. Naturalmente il ragionamento è più complesso e complicato, ma la sostanza è questa. Per stabilire il dare e l’avere le aziende hanno definito di comune accordo una formula matematica, studiata da una azienda primaria specializzata. La stessa la applica, avendone ricevuto il mandato da tutti e tre i gestori. Ora che Amga, sulla base delle risultanze del calcolo, deve tirare fuori il malloppo, dice che non ci sta e che bisogna sovietizzare l’acqua e annullare la logica capitalistica del dare e dell’avere. 

Naturalmente potrebbe esserci un’altra spiegazione. Potrebbe darsi che quei soldi non li abbia, visto che è costretta a vendere i gioielli di famiglia. Ma allora come fa a trovare qualche decina di milioni di euro per comperare le azioni d Acos? 

Ora ci chiediamo, ma la Lega di Novi che pervade ogni movimento del gruppo Acos, che decide quali feste deve fare e quali no, così appassionata nello stabilire se sia stato lecito che il PD regalasse l’uso delle sue strutture ad Acos, che fa? Tace.

E il furbo alessandrino, l’assessore Maurizio Delfino, che si mostra tanto sgomento perché in una vecchia cascina è stato dimenticato qualche ferro vecchio senza applicarvi, per un certo periodo, un affitto, di che cifre si sta occupando? 200 euro? 2000? 5000? Egli è sicuramente più esperto di chi scrive in fatto di denaro, certamente sa valutare la differenza di queste cifre con 2.300.000 euro. Che ha fatto fino ad ora perché l’Azienda del comune li potesse recuperare? Non ci siamo imbattuti mai in una sua indignata, dura, dichiarazione a riguardo. Del resto la giunta di Novi ha trai suoi componenti un solo novese. Una è di Serravalle, un altro sta a Genova e il 40% sono alessandrini. 

Vi sono già stati nella storia simili esempi. Si dice che gli ultimi re di Roma fossero etruschi. Insomma la crescente potenza mondiale aveva appaltato il governo ai suoi vicini. I romani stessi inviavano la propria futura classe dirigente a studiare e a formarsi in Grecia. Certo trai destri novesi non si scorgono i vari Mecenate, Agrippa, Ottaviano, divenuto Augusto. Né ad Alessandria vi è alcuna Accademia. 

Gli avete dato in appalto l’amministrazione comunale? E passi. Non appaltategli anche una delle migliori aziende pubbliche. 



Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone oppure per "dire la tua" scrivici su WhatsApp al numero +39 320 713 7299 (no telefonate)

Condividi questo articolo

Antonio Rosso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto

Contact Us