Arquata Scrivia: luogo di “villeggiatura ideale” o di “degrado ambientale”?

Arquata Scrivia è una cittadina come tante nel basso Piemonte, ma con qualcosa in più lasciatole dal tempo e dalla storia. Uno dei più grandi e importanti siti archeologici del nord Italia, l’area di Libarna, l’antica città romana fondata sulla riva del fiume Scrivia, sorge al suo confine. Purtroppo ad Arquata Scrivia – e non solo – pare inesistente la consapevolezza della grande risorsa su cui siede dal VI-V secolo avanti Cristo. 

A confermarlo e ribadirlo nel 2012 iniziano i lavori per la costruzione della galleria e dell’unico tratto scoperto del Terzo Valico proprio intorno e sopra l’area archeologica. Gli arquatesi, soprattutto quelli residenti nell’area, sopportano da nove anni cantieri, polvere, passaggio di mezzi pesanti, strade non collaudate, mancanza di sicurezza, inquinamento acustico (di giorno e di notte). Hanno assistito allo sconvolgimento di un’area ricca di specie animali e botaniche ormai scomparse, ad avvicendamenti di società diverse, a indagini sui tentativi di infiltrazione della ‘ndrangheta nel sistema dei ricchi appalti. 

Dopo 9 anni nessun progetto di riqualificazione ambientale, nessun collegamento di una pista ciclabile che dal centro potrebbe arrivare dritta alla Libarna. Ma soprattuto, latitano i progetti di riqualificazione delle aree interessate dal cantire. 

Sembra chiaro ormai che le zone in cui la Tav ha aperto cantieri come voragini, sono delle aree fantasma, sono l’elefante nella stanza che resta ignorata da qualsiasi politica di sviluppo, da qualsiasi iniziativa locale e regionale. Resta la speranza dei fondi compensativi stanziati dal Cociv, che dovevano dare vita ad un progetto di sviullupo condiviso del territorio e si sono trasformati in una lista della spesa, dove ogni comune ha inserito i suoi desideri, senza un progetto non solo condiviso con gli altri comuni, ma dove neppure si riesce ad evidenziare, all’interno dei vari comuni, un “filo rosso” che unisca i vari interventi e gli dia unitarietà. 

Ad Arquata, arriveranno “solo” 5,2 milioni di euro, che sono tanti, ma che avrebbero potuto essere molti di più se i comuni non avessero ceduto ai desideri dei leghisti alessandrini, che hanno dirottato la maggior parte dei finanziamenti sul capoluogo, benchè esso non sia stato coinvolto nei lavori della Tav. Ripetiamolo ancora una volta: la maggior parte dei fondi che avevano lo scopo di risarcire i comuni dai disagi dei cantieri, sono andati ad un comune che in cantieri non li ha avuti. 

Il comune di Arquata Scrivia ha comunque deciso di usare i 5,2 milioni di Euro un po’ per tutto. Ecco l’elenco dei “desideri” presentato dalla giunta Basso: riqualificazione viaria e urbana; riqualificazione sottopasso A7; riqualificazione Palazzo Spinola, edificio Juta e area circostante; collegamento ciclabile con l’area archeologica di Libarna; intervento di manutenzione straordinaria sul ponte sullo Spinti e della viabilità tra Arquata e Vignole; manutenzione stradale straordinaria e messa in sicurezza idrogeologica della strada Arquata-Rigoroso-Sottovalle-Carrosio; consolidamento strada per Vocemola; manutenzione straordinaria del ponte sullo Scrivia tra il capoluogo e la frazione; sistemazione dissesto idrogeologico viale Poggi sul rio Lavandara. 

Tutti progetti nobilissimi, ma è un po’ come ricevere un risarcimento per un incidente automobilistico e usare i soldi per cambiare il frigo e la lavastoviglie: l’auto resta rotta.  Tutto un grande peccato e la certezza che un turismo lento potrebbe apprezzare i meravigliosi sentieri, le vie antiche, i paesaggi che qui in questa zona dimenticata, una volta centro pulsante dell’Impero Romano, aspettano solamente di essere riscoperti e ripuliti dalla polvere. 

Iciesse
Una veduta dell’interno del sito Iciesse

Ma cosa offre Arquata alla vista di un turista in arrivo? Uscendo dal casello di Vignole, ecco venirci incontro l’area della Sigemi (nota anche come Erg) con i suoi serbatoi arrugginiti, che tanto ricordano le tristi periferie dei centri industriali in stato di abbandono o semiabbandono. 
Procedendo verso le poche strutture alberghiere si incontra l’area della Cementir, uno dei cementifici più grandi del Nord Italia negli anni ‘50/60 e recentemente dismessa. Quale sarà il suo futuro? 
Arrivando dalla valle Spinti, ecco la vergogna della Iciesse (ex Subalpina). Un sito abbandonato, una bomba ecologica in attesa di bonifica da quasi 20 anni, davanti a cui un sindaco che ami il suo territorio dovrebbe incatenarsi e restare fino a non ottenere l’avvio di una bonifica seria. 

Ecco come si presenta il nostro “luogo di villeggiatura ideale” a pochi giorni delle elezioni amministrative. Le elezioni sono il momento in cui i cittadini devono guardare al futuro della loro comunità. Il problema non è tanto chiedersi come abbia fatto Arquata a trasformarsi dalla mete di amene villeggiature che era nella prima metà del secolo scorso in quello che è oggi, ma immaginare come possa tornare ad esserlo, almeno un poco. 



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redazione moscone

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