L’importanza di conoscere Novi e la sua storia

In questi giorni sono costretto ad assistere a “performances” di nostri amministratori che lasciano quantomeno perplessi se non addirittura preoccupati. Chi ama Novi la deve conoscere e qui ci sarebbe da riesumare il pensiero del “Divin Giulio”…. “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”. Nella foga di anticipare tutti nel ricordare il centenario dello scudetto della Novese nel campionato 1921 – 1922, il “nipotino”, dilettante allo sbaraglio di questa sciagurata stagione politico-amministrativa della nostra Città, ha proposto di intitolare una via o una piazza all’evento che proiettò Novi nella storia del calcio nostrano. Gli ha fatto eco immediato e quasi simultaneo un consigliere comunale che lo ha omaggiato di un merito senza senso. E si, perchè la proposta fatta da Perocchio, seguito dalla cassa di risonanza Saracino, è stata fatta e realizzata nel 1994. Infatti, il piazzale davanti allo stadio Costante Girardengo è intitolata ai campioni novesi grazie ad un goal, allo scadere del secondo tempo supplementare, a Cremona, del novesissimo e mitico Carletto Gambarotta che, pur essendo un difensore, si proiettò in attacco regalandoci la storia e anticipando un ruolo, quello dei difensori d’attacco che hanno segnato il calcio moderno. Fu un antesignano. L’intitolazione del piazzale dello stadio nel 1994 fu proposta da Mario Angeli sindaco, Lorenzo Robbiano, assessore alla cultura, Costanzo Cuccuru assessore allo sport e approvata dal consiglio comunale dell’epoca.

Se il “nipotino” avesse avuto la compiacenza di informarsi preventivamente avrebbe evitato di fare un’altra figura di palta. Lo informo, preventivamente, che lo stadio comunale è intitolato a Costante Girardengo grazie ad una proposta fatta dall’allora assessore allo sport, quello da lui fatto defenestrare dal “nonnino”, nell’ultima delibera di consiglio comunale nel 1990. Ma si sa, i tempi sono cambiati, non si gioca e non si corre più “per rabbia o per amore”, come recita la famosa canzone di Francesco De Gregori per significare i tempi eroici. Oggi questo è quel che passa il convento e la congiunzione tra passato e presente diventa un frutto della pigrizia e dell’autoreferenza.

Comunque qualcosa che ha congiunto il passato ed il presente a Novi c’è stato in questi giorni. Si sono tenute alcune “lectiones magistrales” sulle Fiere di Cambio, indubbio segno storico identificativo della Novi del seicento. Va detto, per la verità, che anche in passato si sono tenuti convegni sul tema a Novi come nel 2008 e nel 2018. Repetita juvant recita una antica locuzione latina e ripetere e aggiornare i temi, se di notevole importanza, serve sempre anche perchè quest’anno le analisi non si sono fermate alla storia passata ma hanno incluso un tema nuovo e di attualità come quello sulle criptovalute. La congiunzione tra passato e presente è stata simboleggiata con uno sventolio di teli riportanti temi personalissimi del genovese Lorenzo Petrantoni, pubblicitario originale, grafico ed artista poliedrico che congiunge passato dimenticato e presente. L’abbinamento con le lezioni sulle Fiere di Cambio forse è una forzatura ma nell’insieme della sua originalità la cosa non guasta. Quello che manca è la comunicazione con i cittadini che si interrogano. Qui sta la carenza assordante. Quando nel lontano 1988 con Poppi Posillipo, Gianni Noli, Enrico Repetto ed altri organizzammo “Politica”, rassegna di arte contemporanea “da” e “per” il cittadino, l’evento non fu inteso nel modo giusto, anzi, ci furono scomposte reazioni. Allora organizzammo con gli artisti di Brera ed il prof. Tommaso Trini, già curatore di una Biennale di Venezia, una assemblea pubblica memorabile con piazza Dellepiane stracolma di persone interessate a capire e dove il prof. Trini ci deliziò facendoci ascoltare una lezione sull’anima del marmo. In piazza c’erano quella sera circa 600 persone, non so quanti hanno seguito l’evento sulle Fiere di Cambio, mi dicono poche oltre agli addetti ai lavori. Comunicare è fondamentale e se non si comunica con i propri amministrati ma si spendono i loro soldi è ovvio che la critica prevalga. “Politica” comunque, lo ricordo per gli addetti e gli amministrati, costò alle casse comunali zero lire.



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Costanzo Cuccuru

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