La difficile impresa di amministrare una città

Gestire una città anche se di piccole dimensioni è un compito difficile quanto gravoso. Non sempre le forze politiche assumono una posizione costruttiva, seppure critica nella differenza di ruoli, per agevolarne la conduzione. Avendo un fine comune: il miglioramento dell’interesse generale. Si va, invece, sempre più affermando, una forma rissosa se non addirittura distruttiva, come a volersi mettere reciprocamente in difficoltà. 
L’opposizione cerca con ogni mezzo di creare ostacoli e la maggioranza non è da meno denigrando e mortificandoli ed assieme trasformano i consigli comunali in caciara, mentre dovrebbero tenere un rispettoso rapporto, pur nel rispetto dei propri ruoli e funzioni.
Nella competizione politica si raggiunge l’apice della conflittualità durante la campagna elettorale, basata più su critiche feroci ed anche farlocche che su proposte, fino ad insulti personali con esposizioni, non di rado, alla autorità Giudiziaria. 

Non si risparmiano proprio niente, mentre è piuttosto carente la presentazione di un programma che contenga un progetto credibile, attuabile realizzabile in tempi ragionevoli, ma anche di proposte a lungo termine per una visione di futuro dell’evoluzione socio economica ed ambientale che, viste le variazioni, diventa sempre più impellente. 

Le proposte, le considerazioni, gli atteggiamenti sono sempre più estreme, con riferimenti ad un passato che proprio non riusciamo a lasciarci alle spalle, soprassedendo ai mostruosi disastri che l’umanità intera ha subito per liberarsi dei tiranni capò.  E’ una deriva che ci deve far riflettere e preoccupare è molto molto pericolosa ?

Si sono di recente concluse le elezioni nella cittadina di Arquata, piccolo centro periferico, nostra vicina, al confine tra Liguria e Piemonte, una piccola comunità, poco più di un paesetto con un reddito pro capite superiore alla media nazionale con una amministrazione di centro destra che governa interrottamente da quindici anni  che ha riconfermato il sindaco uscente Alberto Basso.

Conoscendo tutta la squadra che gode della fiducia dei cittadini, sono in grado di affermare che è una compagine moderata, affiatata e di buon senso e se proprio bisogna dargli una identificazione geometrica la si può indicare come centro. Ha amministrato per i primi due mandati con Paolo Spineto, persona molto accorta e riflessiva che ha fatto progredire la comunità e il sostituto ha continuato nella linea di moderazione. Gli elettori hanno apprezzato e premiato riconfermandoli ed hanno un nuovo fenomeno che, si prepara per subentrare: l’esuberante Nicoletta Cucinella la più sostenuta dagli elettori , sarà vice sindaco.
Ciò nonostante nello scontro elettorale abbiamo assistito a toni forti, fuori luogo con minacce di querele.  Se poi esaminiamo il comportamento, tramite l’informazione televisiva e cartacea, a livello nazionale, il quadro è veramente aberrante. Abbiamo assistito alle accuse più meschine , completamente farlocche ed insistite con abilità disarmante al solo scopo di mettere in difficoltà l’amministrazione uscente.

Prendiamo il caso dei cinghiali, questi animali si riproducono con una velocità sorprendente e sono in perenne ricerca di cibo per cui sconfinano dal loro habitat naturale, invadono le città, tutte le città, dove rovistano nei cassonetti della spazzatura, ricettacoli di cibo. La colpa di questa invasione viene attribuita al sindaco sopratutto se sgradito ai rappresentati dell’informazione che ne fanno un caso esemplare mentre c’è tutta una regolamentazione che ne determina le responsabilità che non sono in capo ai sindaci.
Poi c’è il caso della manutenzione delle strade sempre in rilievo per la cronica carenza di risorse ma se anche si curano al massimo del possibile, basta che resta una buca in un punto qualsiasi e uno ci inciampa o cade con una moto, apriti cielo, il sindaco viene citato come un criminale. Si arriva perfino a pubblicare foto di strade dissestate di altre città. Tutto è lecito pur di screditare.
E’ il caso del sindaco della capitale che dall’inizio del suo mandato è stato sottoposto ad un fuoco incrociato di cui non si ha memoria di una cattiveria analoga, sopratutto quando il maggior quotidiano intraprende una campagna denigratoria, quasi personale, fin dall’inizio dell’insediamento, sorvolando sul coraggioso impegno profuso per ristabilire la legalità. 

È il caso della sindaca di Torino, condannata per le conseguenze dei noti fatti di piazza Castello conseguenti ad azioni delittuose che generarono il panico, come se il sindaco deve occuparsi dell’ordine pubblico, sostituendosi alle preposte forze dell’ordine, cavalcato dalle opposizione oltre ogni ragionevole critica.

La realtà mostra una società confusa in balia di condizionamenti interessati: sono decenni che ce la menano con il femminismo bistrattato e quando due donne raggiungono posizioni apicali, in genere di dominio maschile, viene fatto di tutto e di più per stroncarle, denota qual cosa di mostruoso nella società. Ma L’aspetto più terrificante lo danno le donne impegnate nell’informazione, che avrebbero dovuto eleggerle eroine della lotta di emancipazione di genere, invece sono state le più meschinamente attive e cattive nella denigrazione. 

Con queste prerogative le democrazia come valore pubblico dimostra tutti i suoi limiti . Senza severe regole comportamentale, si prospettano lunghi tempi dell’oscurantismo.



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Francesco Giannattasio

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