Siamo tornati, caro teatro Marenco. Grazie per averci aspettato

Ho visto l’interno del teatro Marenco la prima volta quasi 20 anni fa. Era chiuso da quasi 50 anni, avvolto dalle ombre, come se racchiudesse come uno scrigno il ricordo di un tempo ormai andato. Nella penombra, tra le ragnatele, mi sembrò bellissimo. Quei palchi su cui si intravedeva ancora l’antica bellezza di dorature e damaschi, mi sembravano racchiudere ognuno una storia antica, di amori ormai dimenticati.
Ho rivisto il Marenco altre volte. Durante il restauro, tra i ponteggi, e a restauro ormai terminato, in attesa della inaugurazione. 
Venerdì sera ho avuto modo di vedere il teatro con il pubblico e non credo di saper trovare le parole giuste per raccontarvi cosa ho provato. Vedere quei palchi, da cui si affacciavano i volti felici di tanti amici – perché qui a Novi ci conosciamo tutti – mi ha emozionato. Mi sembrava di veder rivivere i volti dei novesi dell’800, e ho capito che erano loro, eravamo noi, il cuore del teatro. Eravamo tornati.
Ho capito una cosa forse scontata, ma – scusatemi – non c’ero mai arrivato. Quello che conta del teatro non è tanto il palcoscenico, quello che vi accade sopra, ma quello che c’è davanti, il pubblico. Lo spettacolo più bello il nostro teatro le serba per l’attore, per il musicista, per l’artista che sale sul palco e guarda davanti a sè. 
Ho capito che il bello del teatro Marenco è il suo pubblico, il bello del Marenco sono io, siamo noi, che sogniamo guardando il sipario che si apre. 
Venerdì sera, dopo la danza, è salito sul palco a salutarci Valerio Binasco, un novese che ce l’ha fatta, che di palcoscenici ne ha visti un’infinità. Il suo volto, i suoi occhi quando ci hanno visto mi hanno fatto capire che era chiaro che se noi eravamo felicissimi di vedere lui, lui era strabiliato di vedere noi, lì, nel teatro della sua città. 
Dal veglione di capodanno del 1952 al 6 novembre 2021 il Marenco è rimasto lì ad attenderci, ha resistito agli anni e all’incuria (un miracolo che non si crollato) perché ci aspettava.
Siamo tornati, caro Teatro. Scusaci, se siamo stati via così a lungo, e grazie di averci atteso tutto questo tempo. 
Tu ci conosci bene, caro Teatro. Giudicheremo, faremo polemiche e mugugni… ma applaudiremo ogni volta che il sipario si aprirà e tu verrai a vederci.

Se la gente non va a teatro non è perché il teatro è in crisi 
ma perché è in crisi la gente.
Pino Caruso

Le foto ce corredano questo articolo sono di Alberto Margiocchi



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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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