Grazie, Paolo Selmi!

Nel 2007 in Acos decidemmo di aprire un nuovo settore di attività: l’igiene urbana e la raccolta dei rifiuti. Non avevamo alcuna esperienza. Facemmo tre mosse. Fondammo una nuova società investendo qualche migliaio di euro. Acquisimmo una persona di grande competenza – non ci fu imposto da qualche partito della maggioranza – lo trovammo nell’azienda di Reggio Emilia: Fabrizio Daoglio, un quadro con decennale esperienza. Abbiamo poi indetto una gara ad evidenza pubblica per selezionare un partner industriale, che versasse un congruo capitale, svolgesse il lavoro pratico e ci mettesse i mezzi per farlo. Vinse il Cos, che diventò nostro socio e prezioso partner. Con pochissimo investimento ci trovammo un’azienda piccola, capace, che a sua volta divenne partner industriale di Econet, la quale operava nell’ovadese e nell’acquese e di 5 Valli, per Val Borbera, Val Curone ecc. Per far questo avevamo bisogno di un tecnico di valore, di un manager, un organizzatore aziendale. I soci proprietari non mi chiesero di prendere qualche scartino portatore di voti, o fedele esecutore dei loro ordini, né io lo avrei mai fatto. 

Non potevamo permetterci di spendere cifre alte per il suo compenso. Pensai a Paolo Selmi perché era un pensionato giovane, perché l’avrei potuto pagare poco, sia per la nostra amicizia che per il suo senso del dovere a favore della comunità. Ma soprattutto perché sapevo aver gestito nel mondo Ansaldo delicati passaggi e riorganizzazioni e di averlo sempre fatto con successo. Qualche volta i risultati che ognuno può vantare contano.

Ne parlai con il grande, mai dimenticato, Gianni Fontana, che lo aveva frequentato molto. Mi disse che stavo compiendo un’ottima scelta. Per quattro scudi e con giovanile entusiasmo, Selmi andò così a fare, nel 2009, l’Amministratore Delegato di Econet: una derivazione della vecchia Samo. La rigenerò e la portò a svolgere un lavoro eccellente per decine di Comuni. Acos Ambiente, spendendo pochi euro, a quel punto si trovava a produrre utili significativi e ad aver acquisito un valore rilevante. Tanto che successivamente fondendosi con il ramo igiene urbana di Asmt di Tortona, con il 52% delle azioni, divenne il socio di controllo della nuova società: Gestione Ambiente.

Da allora consegnammo la sua guida operativa e la sua amministrazione a Paolo Selmi. Si trattava di integrare organizzazioni del lavoro differenti, mentalità diverse, conflitti trai soci. Poi di mettere in campo i nuovi sistemi di raccolta, scelti dai Comuni, non sempre facili, non sempre condivisibili. Mi veniva a trovare spesso per concordare visioni e strategie e ogni volta che entrava avevo un brivido perché sapevo già che avremmo dovuto affrontare qualche nuovo problema. Ma portava con sé quasi sempre anche le soluzioni. A volte temperava, con la sua saggezza e capacità di mediazione, il mio spirito intemperante. A volte toccava a me tirarlo su di morale per le amarezze ricevute. Ci hanno però sempre confortato i risultati raggiunti. 

Acos Ambiente è partita con un Consiglio di amministrazione composto da Renzo Robbiano, Gianni Coscia, Paolo Repetti, Vittorio Risso e un rappresentante del CNS, con 0 dipendenti e un consulente. Oggi, la sua proiezione, Gestione Ambiente fa lavorare 150 persone, gestisce l’igiene urbana per 33 Comuni, con una popolazione di 110.000 abitanti, fattura circa 21 milioni di euro e produce utili.

Selmi ha firmato con noi 17 bilanci tutti in attivo. Lascia un’azienda con professionalità alte, perché scelte sulla base delle capacità individuali e sulla propensione a far parte di una squadra, di un gioco collettivo. Gente che è stata attratta dallo stile dell’azienda, dal rispetto per il loro lavoro, dalla prospettiva di far carriera solo per le proprie capacità e per il lavoro svolto. 

Paolo si è dimesso un minuto prima dell’arrivo del nuovo CDA. Non lo ha fatto prima, per non abbandonare la nave in mezzo al mare mosso. Avrebbe potuto non farlo perché si sarebbe proceduto in ogni caso alla nomina del nuovo organo. Penso abbia voluto compiere questo gesto simbolico per segnare una discontinuità, una presa di distanza con questi nuovi metodi di gestione della sua realtà aziendale. Non rivendica nella lettera, che mi permetto di pubblicare, i risultati che pure gli appartengono. Risultati che avrebbero dovuto essergli riconosciuti dai nuovi proprietari, ma non possiamo pretendere che la pensino come noi, non possiamo pretendere che ritengano queste le cose veramente importanti. 

I suoi auspici per il futuro forse nascondono una punta di preoccupazione. Ma non lo dice. Se il buongiorno si vede dal mattino, i suoi dubbi potrebbero non essere infondati. Ma sono certo che ciò che ha costruito reggerà. E voglio tirare in ballo un altro modo di dire: “ha da passà a nuttata”.

Grazie Paolo! Lascia che almeno te lo dica io.

Mauro D’ascenzi

La lettera di dimissioni di Paolo Selmi


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Mauro D'AScenzi

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