Scoppia la grana della Tari: per i Dem chiesti ai novesi più quattrini del dovuto

Se le accuse mosse ieri sera in consiglio comunale da parte dei Dem all’amministrazione si rivelassero fondate, il sindaco Cabella si troverebbe di fronte alla “grana” più grossa tra tutte quelle che ha dovuto affrontare finora durante il suo mandato.
Le domande avanzate ieri dai Dem fanno supporre che la delibera del consiglio comunale del 30 giugno scorso, che ha fissato le tariffe della Tari (tassa rifiuti) per i cittadini sia illegittima, in quanto non rispondente agli obblighi di legge.

Proviamo a spiegare come funziona, o avrebbe dovuto funzionare, la normativa che disciplina la tassa rifiuti.
In base alla legge, ai cittadini devono essere addebitati tutti i costi relativi alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti. Non di più, non di meno. I costi sono contenuti in dettaglio all’interno del Piano economico finanziario (Pef) validato dal Csr (consorzio servizi rifiuti) secondo le prescrizioni dell’Autorità di regolazione nazionale, e inviato ai comuni. In sostanza, il Csr raccoglie i costi e li gira al comune che è tenuto a prenderne atto. Il Csr per definire i costi riceve i dati dalla società che si occupa della raccolta (Gestione Ambiente) e da quello che fa lo smaltimento (Srt).
Il comune, visti i costi del Pef, li “spalma” sui cittadini fissando le tariffe.
A Novi, secondo i Dem, e i costi del Pef sono lievitati. L’importo totale inviato dal Csr al comune e quello poi riportato in delibera non sono uguali, ma la cifra apposta dal comune è molto superiore a quella indicata dal Pef. 
La legge è precisa: i costi del Pef non possono essere né alzati, né abbassati dal comune.
In caso di abbassamento dei costi, i cittadini pagherebbero meno del dovuto e si configurerebbe il reato di danno erariale, cioè si sarebbe arrecato un danno alle casse del comune. Ma a Novi i costi sarebbero aumentati, non avendo quindi nessun danno erariale, ma un prelevamento illecito dalle tasche dei cittadini, che avrebbero titolo al rimborso di quanto pagato in più.
Pare, come ha detto ieri sera in consiglio il capogruppo Dem Tedeschi, che la differenza “caricata” dal comune non sia di poco conto, ma si aggiri intorno ai 6-700mila euro. In sostanza, i cittadini avrebbero dovuto avere una diminuzione della Tari rispetto all’anno precedente, e invece si sono trovati un aumento del 10%.
Ma come può essere successa una cosa del genere? La delibera in questione, approvata dal consiglio comunale in data 30 giugno 2021, è stata predisposta dall’ex Assessore al bilancio Maurizio Delfino, che non sarà stato il “Ronaldo del bilancio” (così era stato salutato dalla maggioranza al suo arrivo) ma sicuramente la normativa la conosce bene. Una svista?
Nel sito della “Delfino&partner”, l’azienda di consulenza dell’ex assessore, è riportato che la società “offre ai Comuni i propri esperti per fornire tutto il supporto necessario all’elaborazione del Piano Finanziario secondo le regole Arera”. Quindi Delfino sa bene che la cifra del comune deve corrispondere a quella del Pef. 
L’aumento della Tari è stato funzionale ad una precisa posizione politica della maggioranza? Grazie anche a questo aumento si è detto che il nuovo sistema (voluto dalla amministrazione precedente) costa troppo e che occorre realizzare un termovalorizzatore per abbattere i costi. Sarebbe stato più difficile sostenere queste tesi di fronte ad un risparmio per i cittadini.
Ora cosa succederà? La matematica, per fortuna, non è una opinione. Sarà facile vedere se i conti tornano, o meno, confrontando i numeri del Pef elaborato dal Csr, e quello riportato in delibera. È proprio da questo confronto che nascono le domande che i Dem hanno posto in consiglio comunale ieri sera, visto che nei giorni scorsi hanno richiesto e ottenuto ufficialmente dal Csr (presieduto da Angelo Ravera, nominato da Cabella) i conti del Pef.
Se i Dem hanno ragione la situazione è grave sia dal punto di vista amministrativo, che politico. Dal punto di vista amministrativo, probabilmente occorrerà rifare la delibera e restituire ai novesi i soldi che hanno già pagato in base alla stessa. Inoltre, tutto l’impianto del bilancio comunale salta. Una grana enorme per il giovane neo assessore al bilancio Edoardo Moncalvo. Una grana ereditata da Delfino, ma che lui ora deve risolvere, se riesce.
Ieri sera, alle richieste dei Dem, l’assessore al bilancio Edoardo Moncalvo ha chiesto tempo per approfondire la questione per poi rispondere. 

Dal punto di vista politico, se le accuse dei Dem venissero confermate, il colpo per Cabella è durissimo: sarebbero stati prelevati “illecitamente” dalle tasche dei novesi molti quattrini. La “traballante” maggioranza di Cabella come se la caverà stavolta?



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