Novi, verrà restaurata la fontana dei giardini. Ma speriamo non torni alle origini fasciste.

Il comune di Novi procederà al restauro della fontana ubicata presso i giardini pubblici, di fronte alla sede del consorzio servizi alla persona. Il restauro costerà 12mila euro e verrà coperto per un terzo dalla compagnia di San Paolo. Lo ha deciso la giunta comunale e così ha commentato la notizia il vicesindaco Diego Accili: “Il nostro obiettivo è ripristinare il pieno funzionamento dell’impianto idrico della fontana e togliere le piante che nulla hanno a che vedere con il disegno originario. Inoltre la fontana tornerà a essere “luminosa” grazie a faretti colorati posizionati in modo da ricreare il gioco di luci voluto dall’architetto Serra, colui che progettò e fece costruire la fontana all’inizio del novecento” (da Panorama di Novi). 
Ma forse pochi sanno che quella fontana nasce durante il ventennio di dittatura ed era dedicata ai martiri fascisti. Solo dopo la liberazione vennero tolti gli stemmi e le frasi fasciste sulla fontana. 

“La fontana dei giardini pubblici, come del resto la fontana della stazione e la fontana di largo Valentina, è opera dell’architetto novese Gian Serra (1891-1964) cui si devono anche i progetti per alcuni palazzi novesi, il più importante dei quali è il Palazzo Dellepiane, in puro “stile Nove- cento”, che fa mostra di sé all’angolo tra via Cavallotti e viale Saffi. Convinto interventista, allo scoppio della Grande Guerra, Gian Serra si arruolò volontario nel Corpo degli Alpini per poi, terminata la guerra, laurearsi in architettura a Perugia. A lui, affermatosi come apprezzato professionista, la locale sezione del Partito Fascista affidò l’incarico di progettare una fontana luminosa da collocare nei giardini pubblici a perenne memoria dei “martiri fascisti”. La fontana, solennemente inaugurata il 5 agosto 1930, ha forma ottagonale e consta, a livello del terreno, di una prima vasca del diametro di quasi nove metri che, allora, era ornata su quattro lati da rigogliosi cespugli nani di alloro: in essa l’acqua precipita da una seconda vasca sopraelevata, la quale è sovrastata da un terzo bacino formato da quattro pareti smussate, alternate ad altrettante facce piene, originariamente recanti quattro pannelli su cui erano incise frasi celebrative. Una quarta vasca, sempre di pietra, a forma di coppa, raccoglie l’acqua che cade da un bacile di bronzo (un tempo dorato e sorretto da una colonnina scanalata ricordante il fascio littorio). Alla fine della Seconda Guerra Mondiale furono asportate la colonnina e tutte le lapidi commemorative”. (Michela Ferrando, il Novese del 17/7/2014) 

Ben venga quindi il restauro della fontana, ma magari come era dopo la liberazione e non come la vollero i fascisti. 

La fontana come si presentava in origine


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