La rivoluzione del nonsenso

L’amministrazione Cabella diede fiato alle trombe in campagna elettorale con un responsabile proposito: “adotteremo la rivoluzione del buonsenso”. Proposito sicuramente coinvolgente, almeno a parole, che significa, in soldoni, intenzione di fare meglio di chi ci ha preceduto cambiando tutto quello che è possibile. In pratica una rivoluzione gentile.
Il bilancio di metà mandato parla un’altra lingua per questa amministrazione, dalla promessa rivoluzione del buonsenso alla rivoluzione del nonsenso. Comunque questa amministrazione ormai ci ha abituato quotidianamente a queste “sortite” strambe cariche di nonsenso non propriamente riferibili ai pronunciamenti di Ferondo, Maso o Calandrino, personaggi del Decamerone di Boccaccio, o alle più recenti “supercazzole” del film Amici Miei di Monicelli, ma siamo lì. cosa più cosa meno. Quindi, per non far torto a nessuno, tutti in buona compagnia.
Ma più che nel linguaggio assistiamo a continue contraddizioni in “atti e fatti” per dirla con un linguaggio spesso adottato dall’ex assessore Maurizio Delfino. Sul teatro sappiamo dell’inaugurazione, sappiamo di meno sul motivo “tecnico” che ne impedisce il rilascio del documento relativo al collaudo statico definitivo. Se c’era ancora qualcosa da fare, ormai di piccolo intervento, si poteva e si doveva fare prima della “inaugurazione zoppa” toccata per puro calendario a questa amministrazione. Fin dall’inizio sollecitai l’avvio di provvedimenti che ne completassero definitivamente l’intera struttura con il ripristino di casa Giorgi, stabile di pertinenza del teatro e che sarebbe potuta rientrare comodamente nei finanziamenti di Rete Ferroviaria Italiana invece di vedere la disputa surreale tra Accili e Bertoli su museo del cioccolato e accademia enogastronomica.
Ormai siamo alla ricerca personale di un qualche fantomatico merito personale piuttosto che ad una visione di città. Comunque quello che il calendario non poteva prevedere è il responsabile pensiero che se si restaura una struttura del genere non si può fare altro che prevederne analiticamente i costi compatibilmente con un piano compatibile di utilizzo della struttura. In pratica, ogni avveduto amministratore non può non capire anzitempo che un investimento di quella portata deve avere una dotazione importante per il suo funzionamento e gestione. Ripeto cosa dissi in una riunione a Giulio Graglia in presenza della Signora Caraccia presidente della Fondazione: «non si può pensare di fare il pranzo di nozze con i fichi secchi». Stessa cosa vale per la Trinità dimenticata ma che con cifra ben più ridotta avrebbe potuto vedere la conclusione a breve termine invece di vederla eternamente incompiuta, chiusa e transennata. Sulla gestione degli impianti sportivi sappiamo come è andata, dopo aver pagato un prezzo che “ancor m’offende” Cabella e soci hanno fatto la stessa cosa che hanno sempre contestato e non è il solo caso, magari ne riparleremo. Ma ci sono sviluppi, allo stadio Girardengo ci sono importanti perdite d’acqua con costi salatissimi in bolletta che il comune vorrebbe addebitare a Sportinnovi sia nel consumo che nel ripristino patrimoniale. In pratica tu utilizzi tu paghi anche se la proprietà è del Comune. Di questo passo sarà inevitabile consegnare le chiavi e farla finita. Negli ultimi tempi abbiamo assistito alla penosa messa in scena di manifestoni leghisti su Acos che offendono chi lavora e produce nel tentativo di trovare incongruenze da addebitare a chi ci ha preceduto. Buonsenso sarebbe stato aver tolto quei manifesti, che invece campeggiano ancora a far solo danno senza vantaggio per nessuno, e analizzare le cose nella loro giusta e modesta dimensione. Scriverò sulla vicenda di Caruso ma a ragion veduta perchè molte cose non tornano sul tanto strombazzato “siluramento” che se ci sarà non colpirà l’interessato ma chi lo ha lanciato, ammesso che lo abbia fatto a improbabile ragion veduta.
Sul terzo valico, sul Cit, sulla Tari e altri problemi abbiamo già argomentato e non ci sembra si stiano percorrendo sentieri luminosi. Ma sulla attuale situazione critica di Novi come se non bastasse. è stata pronunciata come emblematica la dichiarazione improvvida del segretario provinciale della Lega Poggio che, argomentando sulla situazione di Novi, ha detto che tutto verrà superato con l’arrivo del fondi compensativi di RFI che doteranno l’attuale amministrazione di nuova e determinante credibilità sotto l’illuminata guida della “punta di diamante”, sono parole sue, Perocchio. Se lor signori pensano che basti così poco per abbindolare i novesi e invertire una rotta disastrosa, dopo aver regalato ad Alessandria la metà di quei fondi che avrebbero dovuto essere spesi a Novi, si sbagliano e di grosso. La rimanenza di quei fondi hanno ancora un destino incerto non essendo ancora in presenza di progetti neppure di massima e di piani finanziari almeno abbozzati.
A questo possiamo aggiungere con sorpresa che la più meritevole associazione culturale cittadina è una società del “merolone nazionale” con sede dalle parti di Cosenza che con 5000 euro di contributo, oltre a quelli già spesi, si classifica al primo posto e davanti a tutte quelle di Novi. Ma davvero possono pensare che a Novi, dove “e pi lucu u souna e viulein” si possa far cambiare un’opinione ormai dilagante? Piuttosto sarei più propenso a pensare che a forza di giocare a fare i potenti o insolentire questo e quello, invece di amministrare, si finirà, come si dice a Novi….”in tin cutè mutu”, praticamente un coltello senza lama.



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Costanzo Cuccuru

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