E se una donna tocca il lato b di un uomo?

Il 25 novembre si è celebrata la giornata dedicata alla violenza sulle donne. E’ la giornata internazionale dedicata alla violenza che subiscono le donne per sensibilizzarne l’opinione pubblica. Una società ancora ancorata alla supremazia maschile che deve evolversi, completamente e compiutamente, sulla parità di genere. 
L’iniziatica nasce in ricordo delle sorelle “Mirabal”, assassinate proprio il 25 novembre del 1960, su iniziativa dell’UNU.
Anche nella nostra città si è svolta la ricorrenza, purtroppo, ha suscitato poca partecipazione e, dispiace dirlo, anche scarso interesse, complici anche le cattive condizioni atmosferiche, piuttosto rigide.
Gli organi d’informazione nazionali da tempo danno ampio risalto alle rivendicazioni delle organizzazioni femministe; rivendicazione legittime, per la conquista di condizioni paritarie in seno alla società, e sopratutto affinché vengano adeguatamente tutelate da ogni forma di violenza. 
Le rivendicazioni del genere femminile hanno comunque prodotto una presa di coscienza sociale, mano mano sensibilizzata ed evoluta e si può affermare che oggi la sopraffazione di genere non è consentita a prescindere dal punto di vista legislativo.
Il nostro ordinamento non è rimasto insensibile al fenomeno e ha prodotto, da tempo, un’ampia articolazione di leggi penali e civili, che disciplinano in modo capillare la convivenza di genere, mettendoli sullo stesso piano. Ciò nonostante, non è sufficiente, è necessario creare una coscienza e una educazione sociale, basata sul rispetto paritario, che le leggi da sole non sono sufficientemente in grado di garantire.
Se assistiamo ancora a comportamenti non in ossequio all’indirizzo legislativo, lo dobbiamo a culture non ancora emancipate e a una discutibile quanto inefficiente applicazione dell’azione di prevenzione prima e repressiva dopo per punire i facinorosi.
La tendenza dei nostri legislatori eèsfornare leggi sulla emotività del momento, atte a soddisfare ogni forma di pressione per un ritorno elettorale è una prassi, ormai collaudata. Quindi, fatto il provvedimento, l’esecutivo che deve farlo diventare operativo e nella pratica funzionante, alla prova dei fatti dimostra tutta la proverbiale inadeguatezza. Ciò non avviene con la necessaria efficienza e diventa quasi una farsa; tutto un distinguo di responsabilità e poco cambia. 
Se poi qualche volta si interviene con efficacia, ci pensano gli avvocati, a sguazzare nel groviglio d’intreccio dei provvedimenti e renderlo quasi sempre confacente al loro cliente. 
Se si partisse dal sacrosanto principio che qualsiasi tipo di violenza è violenza non solo di genere ma del genere umano, e tutti compatti ci si mobilità affinché chiunque la pratica, su chiunque, venga sanzionato con giusta pena. Pena certa che va fatta scontare interamente. Le donne non avrebbero la necessità di ricorrere alla mobilitazione per far valere i loro diritti. A meno che non mirino ad una condizione di privilegio. In tal modo, diventano esse stesse occasione di violenza: un privilegio acquisito è un diritto negato ad altri.
Una donna deve prendere consapevolezza che ha tutto e di più, non è inferiore in niente rispetto all’uomo, ma deve metterci del suo; se possiede delle qualità e volontà, nessuno traguardo le è precluso e gli esempi non mancano. Ma se viene a patto per il proprio tornaconto o con la coscienza, come si vuol dire, è una condizione di genere che coinvolge anche l’uomo, più di quanto si possa credere. 
Le violenze in famiglia sono reciproche e abbruttiscono la vita, il più della volte sono difficoltà congiunturali di vita e di differente vedute sull’educazione dei figli. Se invece sono di natura violenta o di rapporti non condivisi, le soluzioni ci sono e vanno prese con personalità e coraggio, senza creare condizioni di tragedia.
La vicenda della giornalista Greta Bisaglia che gli è stato toccato il lato b, che ancora imperversa sui social, secondo il mio personale parere, è più una goliardata, dovuta a una concentrazione di esaltazione sportiva e male educazione che di una molestia a carattere sessuale.
La giornalista ha fatto bene ad esercitare la sua denuncia per un eccesso di confidenza non richiesta e quindi di non accettare di essere ridicolizzata nell’esercizio del suo lavoro di cronista mentre effettuava la tele cronaca esterna allo stadio. Ma da li a trasformarla in un gesto di violenza contro le donne appare un poco eccessivo. A meno che non si sia voluto montare il caso, come dimostra il soccorso politico con le dichiarazioni e non solo. “L’educazione e il rispetto è una grossa piaga sociale” 
Una domanda semplice: se una donna tocca il lato B di un uomo senza il suo permesso cosa è ? 
Se si vuole la parità assoluta, bisogna evitare di farsi rinchiudere in un enclave di privilegi, altrimenti invertiamo i fattori. 



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Francesco Giannattasio

3 pensieri su “E se una donna tocca il lato b di un uomo?

  1. “Ma da li a trasformarla in un gesto di violenza contro le donne appare un poco eccessivo”… dipende se per violenza si intende o no anche un gesto volgare che rivela una mentalità becero/autoritaria. C’è un preciso significato nell’allungare le mani che frequentemente è associato all’alzare le mani…. di lì il passo è breve.

  2. “Ma da li a trasformarla in un gesto di violenza contro le donne appare un poco eccessivo”… dipende se per violenza si intende o no anche un gesto volgare che rivela una mentalità becero/autoritaria. C’è un preciso significato nell’allungare le mani che frequentemente è associato all’alzare le mani…. di lì il passo è breve.

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