Una matassa ingarbugliata


Dunque: la faccenda Tari rimane, per dirla con Dante, “tra color che sono sospesi”. Se va bene, se ne riparlerà a gennaio, poiché il neo Assessore al Bilancio ha dichiarato in Consiglio Comunale che: “Bisogna ancora leggere, studiare, approfondire la questione” Questione che, a quanto pare, e per sua stessa ammissione, sussiste.
Ora arrivano le feste natalizie, bisogna mangiare anlòti paneton, non si può contemporaneamente studiare (né può far tutto da solo, “pover nanu”, come direbbero i milanesi). Non c’è che dire, il novello Assessore ha imparato subito la tattica del rinvio, inaugurata in questa legislatura dal Sindaco (pro tempore). Intanto, se non andiamo errati, la terza rata della TARI scade il 31 dicembre e i cittadini, tra una fetta di panettone e l’altra, dovranno trovare il tempo di andare a pagarla.
I Democratici da metà novembre hanno portato alla luce la spinosa questione; si tratta di un problema grande come palazzo Pallavicini, ma la Giunta Comunale non ha ancora trovato il tempo per dipanare la matassa, che appare sempre più ingarbugliata. Il procrastinarla nel tempo, non fa che confermare che chi dovrebbe (condizionale obbligatorio) governare la città, anche su questo argomento si trova, usando un eufemismo, nella palta. La cifra discussa è considerevole, si tratta di oltre 1.200.000 euro che sarebbero stati richiesti ai cittadini in più del dovuto per l’anno corrente, senza escludere l’ipotesi che lo stesso sia accaduto anche nell’anno precedente (pare di ricordare che, all’epoca, l’Assessore al Bilancio fosse il Sindaco, il quale, tempestivamente e dopo aver riflettuto bene, aveva fatto approvare il Bilancio a fine agosto, in ritardo di qualche “mesata”).
Il neo-Assessore al bilancio, che sulla questione non ha grandi responsabilità (tranne quella di aver votato l’aumento insieme agli altri Consiglieri di maggioranza, il che non è proprio poco), essendo testé arrivato sulla poltrona (che scotta), avrebbe però il dovere di rispondere in maniera efficace e in tempi rapidi alle richieste. Invece, come già detto, ha rinviato la risposta definitiva (speremu) al mese di gennaio, dopo aver atteso l’arrivo della Befana con qualche novità; ma abbiamo sentore che l’anziana signora gli porterà carbone (da ripartire, proporzionalmente, con i precedenti Assessori al Bilancio, tutti leghisti).
È mancata in Consiglio una sua “brillante performance”, cui ci aveva abituati il predecessore; invece, sempre per usare un eufemismo, il novello occupante la poltrona del Bilancio è stato visto spento (ed anche un po’ grigio, detto senza offesa). Tutto teso a leggere, più che ad illustrare, una relazione che, diciamolo, non è apparsa farina del suo sacco, zeppa di riferimenti burocratici, ma priva di considerazioni di carattere politico, come invece si addice ad un Assessore, il quale, appunto, non svolge la funzione di ragioniere. Non solo, ma, incalzato dal capogruppo Dem su alcune questioni, si è limitato a rileggere diligentemente, paro paro e dopo aver ritrovato i fogli, due passaggi del compitino che gli era stato preparato.
Tra le motivazioni addotte su possibili disguidi o errate interpretazioni nell’applicazione della Tari, è stato affermato che, stante il look-down, non si è potuto dialogare costantemente con il CSR (Consorzio Servizi Rifiuti), l’ente che deve indicare i costi per formulare la tariffa, dimenticando però che il Consorzio ha sede nello stesso palazzo Pallavicini, al quarto piano, e che, per raggiungerlo, si possono utilizzare le scale, nonché l’ascensore, di cui il palazzo è altresì dotato (trattasi di scatola infernale, che si aziona premendo un pulsante, e che permette di sollevare persone e merci). Al limite, gli addetti avrebbero potuto incontrarsi, forniti di mascherina Ffp2, sul pianerottolo. Inoltre esistono anche le videoconferenze, come ben ha insegnato il Presidente del Consiglio comunale, attraverso le quali i cittadini possono percepire, ad esempio (e in tempo reale), il clima di tensione che emerge, durante le riunioni, in quella che fu la maggioranza.
Una cosa buona, però, nella sua disquisizione il giovine l’ha fatta. Non ha cercato di scaricare la responsabilità dell’accaduto sui “tremendi amministratori” del passato, come invece aveva cercato di fare il nipote del Sindaco subito dopo lo scoppio – non diremo dello scandalo – del problema; costui infatti aveva imputato la responsabilità dell’accaduto al Bilancio dell’anno 2019, dimenticandosi che la questione riguarda l’anno 2021 e, forse, anche il 2020, allorquando responsabili del Bilancio comunale, nell’ordine, erano il nonno-Sindaco e l’uomo venuto da Lisandria, altrimenti chiamato il “Ronaldo dei conti pubblici”.
A quanto pare, la legge stabilisce che gli eventuali errori di computo, per eccesso o difetto (in questo caso in macroscopici), possono essere recuperati negli anni successivi. Pertanto si potrebbe supporre che i novesi si troveranno uno sconto negli anni a venire per le somme pagate in eccesso. C’è da scommettere che, in tal caso, i solerti comunicatori leghisti cercherebbero di far credere che, per merito loro, la TARI è stata diminuita. Ma non ci crederebbe più nessuno.

Che fretta c’era, bis

Dopo il “flop” sulla stagione teatrale di cui non si conosce il futuro, salvo le promesse per l’anno che verrà (sempre permettendo, considerato l’eventuale “buco Tari” in bilancio). L’Assessore alla cultura ha pensato bene di spostare a teatro la rassegna teatrale per bambini, già programmata e pubblicizzata al Museo dei Campionissimi (sempre meglio che spostare i cannoni di antica e triste memoria). Pare una scelta un po’ raffazzonata (non si arrabbi, Sindaco). Ma, perdirindina, avrebbe detto Totò, che di teatro se ne intendeva, non ci si poteva pensar prima? Si ha l’impressione che la mano sinistra non sappia cosa fa la destra. Che ci sia una sorta di dualismo tra chi vorrebbe fare (da solo) e chi, parimenti, vorrebbe fare? Esito: sala mezza vuota (o, se si preferisce, mezza piena) per l’omaggio a Gipo Farassino, omaggio voluto e persino interpretato dal direttore artistico. Alcuni sostengono che il direttore faccia “pansa e staca”, ovvero usi il teatro guadagnando due volte, e come direttore, e come artista; in realtà non pensiamo venga pagato anche per questo secondo ruolo. Il flop ha infastidito lo sponsor, unico per ora, che, all’uscita dal teatro, pare abbia apostrofato duramente il direttore, facendogli notare, pressappoco, che così non va, e che sta rovinando il rapporto con la città. Su questa affermazione la partita è aperta a tutti i convenuti (anche a quelli che ricoprono ruoli di secondo livello).

Abbiamo già dato

Se è pur vero che la miglior difesa è l’attacco, è anche vero che a tutto c’è un limite.
Nella ormai consolidata vocazione dei leghisti novesi per la quale devono – a tutti i costi e costi quel che costi – denigrare il passato, il nipote del Sindaco, ubbidiente ad ordini superiori, ha dichiarato, insieme al suo interfaccia alessandrino, che il Pd avrebbe affossato la logistica in provincia, ignorando, ad esempio, ciò che è stato fatto a Novi per il rilancio dello scalo ferroviario di Novi – San Bovo. Ha pure ignorato che il nonno Sindaco, nell’ormai famoso viaggio a Roma di inizio legislatura, con al seguito l’Assessora agli affari sociali, aveva chiesto a Rete Ferroviaria Italiana di ripristinare lo shunt ferroviario che avrebbe tagliato fuori, definitivamente, Novi-San Bovo, vocato alla logistica, dal traffico ferroviario e dalla possibilità di un suo rilancio. Come noto, per fortuna non è andata così. San Bovo, dunque, potrebbe essere rilanciato, leghisti alessandrini (con dépendance novese) permettendo.
Tale operazione avrebbe, indubbiamente, favorito lo scalo di Alessandria, a scapito di quello novese. Inoltre, riaffiora il pensiero che il giovanotto & Co. abbia voluto “regalare” cinque milioni di euro al capoluogo di provincia, euro che, invece, avrebbero potuto essere destinati a Novi. Si vocifera, inoltre, che ci sia stato un maldestro tentativo per abbuonare nove milioni di euro (detto in vecchie lire suona molto meglio: oltre 17 miliardi) che Gestione Acqua deve riscuotere dalla sua corrispondente alessandrina Amag; pare che la fulgida idea sia stata abortita dagli stessi consiglieri di maggioranza, i quali sembra abbiano esclamato: “Adesso basta! Abbiamo già dato!”.
Comprendiamo bene che qualcuno voglia fare carriera politica, e che per questo obbedisca ciecamente ai voleri del suo Sire; ma, come diceva Don Milani, “l’obbedienza non è più una virtù”Nel caso specifico, soprattutto, se va a danno di Novi.

Il Malalingua



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