Una vita non basta: Ibernazione, fantascienza o realtà?

Quasi sicuramente le religione sono state inventate per dare una spiegazione alla morte. In ogni religione infatti c’è una idea su cosa sarà dopo il gran passo. Nel corso della sua storia l’uomo ha inventato, immaginato, innumerevoli paradisi e inferni per dare una spiegazione alla domanda che ci attanaglia da sempre: cosa c’è dopo la vita? L’unica certezza che abbiamo su questo mondo, è che un brutto giorno ci toccherà lasciarlo. Se abbiamo la certezza della fede, siamo certi che dopo la vita c’è qualcosa altro, che non finisce tutto qui. È la grande consolazione che ci offre la religione. 
Attenzione a non confondere la fede con la speranza. Chi ha fede è certo, chi non ha fede spera, si augura, ma nulla di più. 

La fantascienza da tempo ha immaginato una soluzione alternativa alla morte: l’ibernazione. Ma l’ibernazione non è solo frutto della fantasia di qualche scrittore: esistono molti corpi ibernati già oggi, in attesa che la scienza trovi il modo di farli rivivere. Non esiste un dato preciso, ma vari fonti in rete dicono che siano oggi 377 le persone che si sono fatte ibernare nella speranza di poter un giorno tornare in vita. In molti casi non si tratta di ibernazioni complete, di tutto il corpo, ma solo del cervello, sede dei nostri ricordi. Una scelta comprensibile: se scommettiamo sul fatto che un giorno la scienza sarà in grado di far risvegliare i nostri corpi, perché non immaginare che sia in grado di farlo partendo solo dalla nostra coscienza e dai nostri ricordi? La fantascienza ha dedicato innumerevoli racconti e film al tema. Il mio preferito è Idiocracy, dove due persone di bassa scala sociale vengono ibernate per un esperimento e poi dimenticate fino a quando non si risvegliano in un futuro in cui l’umanità si è sempre più rincretinita, e scoprono così di essere, con la loro mediocrità di oggi, le persone più intelligenti del futuro. Un film che ci avvisa sui tanti segnali di rincretinimento della popolazione che possiamo vedere già oggi. 
Ma si tratta solo di fantascienza? Nei giorni scorsi mi è arrivata una mail da una azienda di Berlino, la Tomorrow Biostasis GmbH, che mi offriva la possibilità in futuro di “conservarmi” con la “biostasi” nelle sue strutture a soli 40 euro al mese. Ovvio che la cosa mi abbia incuriosito. 

James Bedford è ibernato dal 1967

Il primo uomo che si è fatto ibernare è stato James Bedford, professore di psicologia alla University of California, il 12 gennaio del 1967. il suo corpo è stato tenuto nella cantina di casa sua fino al 1982, accudito dalla moglie e dal figlio che hanno provveduto a fornire l’azoto liquido necessario per tenerlo alla temperatura di -190 gradi. Poi è stato trasferito in varie università, fino ad arrivare alla Alcor Life Extension Foundation che lo ha messo insieme ad altri 144 che ha in crioconservazione. Alla Alcor alcuni si sono fatti conservare insieme al loro animale domestico, così un giorno lo riavranno con loro. 

La biostasi o crioconservazione consiste nel conservare un corpo a temperature estreme, dopo aver sostituito i suoi fluidi corporei con un liquido che impedisce la formazione di ghiaccio. Le cellule, come tutto il nostro corpo, contengono molta acqua e la formazione di ghiaccio porta alla rottura di tutti i legami cellulari. 

Chi sceglie di farsi ibernare, scommette sul fatto che la scienza, in futuro, sarà in grado di fare ciò che oggi è impossibile: risvegliarlo, riportarlo in vita. Anche in questo caso è un discorso di fede. Da un lato, chi si fa ibernare non crede che ci sia vita dopo la morte, altrimenti non avrebbe senso. Quindi, non ha fede. Ma dall’altro ha fede nella scienza, immaginando che il progresso un giorno trovi una soluzione al problema del risveglio. Davanti alla ineluttabilità della morte, sceglie di concedersi il lusso di una speranza nella scienza. Di rimandare il problema. Si tratta di concedersi una pur minima speranza. Una scommessa sul futuro che non ha a che fare solo con il progresso scientifico, ma anche sociale ed economico. Fino al giorno dell’ipotetico risveglio, che potrebbe avvenire tra secoli, o millenni, bisogna sperare che qualcuno continui ad accudire i loro corpi. A quante crisi sociali, economiche, guerre, cataclismi, dovremo far fronte nel futuro? Ma soprattutto, chi pagherà per il lavoro costante che necessita la crioconservazione? 
La proposta della Tomorrow Biostasis GmbH ha una soluzione anche a questo problema. I costi del futuro vengono coperti oggi, con una assicurazione sulla vita a partire, appunto, da 40 euro al mese. Una volta deceduti questi soldi andranno ad una fondazione che si assume l’impegno di conservarti e risvegliarti, il giorno che troveranno il modo. Non solo, l’azienda specifica che in caso siano avanzati dei soldi, al momento del risveglio, questi verranno resi al donatore in modo da poter affrontare meglio la nuova vita. (Vi scappa da ridere? Anche a me..)

La mappa della suddivisione percentuale in Europa delle persone che hanno aderito al piano di Tomorrow Biostasis

Il problema è che dobbiamo fidarci non solo del progresso, ma anche dell’azienda. Se un giorno la fondazione decidesse di spegnere tutto, chi farà valere i diritti delle persone congelate? Loro, dal profondo della loro bara di ghiaccio in cui hanno scelto di farsi conservare in attesa del futuro, non potranno farlo di certo. 
La già citata Alcor rifiuta la definizione di cadavere per i suoi ospiti: si tratta per loro di persone in animazione sospesa, dei “non morti” come nei migliori film horror. Per la Alcor James Bedford, il primo uomo ibernato, è l’uomo più vecchio del mondo ed essendo nato nel 1893 oggi avrebbe 139 anni. 
La questione non è solo etica: se un uomo ibernato è vivo, allora ha diritto alla pensione e vedo già i dirigenti dell’Inps alzare le barricate. Potrebbero dover garantire la pensione agli ibernati nei secoli a venire, se si accettasse la condizione di viventi. 
Ma cosa fanno i tedeschi della Tomorrow, azienda che offre i suoi servizi anche in Italia? In caso di decesso, garantisce l’arrivo della sue equipe in tempi rapidissimi per sostituire il sangue con l’antigelo e ibernare al volo, e poi portare il cliente nel suo laboratorio dove garantisce di conservarlo per sempre. Una fregatura? Magari oggi no, ma chi garantisce per il futuro? 
La Tomorrow afferma sul suo sito di avere squadre in standby “pronte a inviarti da Berlino e Amsterdam (tramite un partner)” e sta lavorando alla creazione di un apposito braccialetto che non appena non rileverà più segni vitali manda immediatamente a chiamare la squadra di crioconservazione. La società offre tre piani tariffari ai propri clienti da 40, 50 e 100 euro al mese, corrispondenti a piani assicurativi presso la Versicherungszentrum Bad Aibling Schifer & Santl GmbH. 
La Tomorrow è un servizio riservato ai clienti europei: “Accettiamo solo membri con sede in Europa perché è qui che abbiamo la migliore copertura medica di emergenza. Tuttavia, forniamo una copertura in standby in tutto il mondo nel caso in cui i nostri membri muoiano al di fuori dell’Europa”. Insomma, potete anche finire sotto un treno in Paraguay, che la squadra di pronto intervento in poco tempo sarà lì. Vi mette al volo in salamoia e via verso l’attesa eterna. 
Il 50% dei futuri clienti è in Germania, ma la cosa si sta diffondendo anche in Italia, in cui – sempre secondo il loro sito – risiede il 4% dei loro associati. 
Lo so, qualcuno di voi sta pensando che si tratta di una colossale fregatura, messa a punto apposta per abbindolare chi ha paura della morte, e che le persone che vi accedono sono solo degli illusi. Ma siete sicuri che questo non valga in parte per tutte le religioni che abbiamo inventato nel corso della storia dell’umanità? 

Il futuro che abbiamo davanti a noi, per definizione è più grande del passato che abbiamo dietro. A meno che non si confermi la teoria di un universo infinitamente pulsante, cioè che dopo il big bang e la successiva espansione non avvenga una fase di contrazione che riporti tutto alle condizioni iniziali e via per un altro giro di giostra. Se abbiamo davanti a noi un futuro infinito, ecco che anche la cosa più improbabile diventa possibile. Non tra cento, non tra mille, ma magari tra un milione o un miliardo di anni qualcuno inventerà il modo per risvegliare gli ibernati… che saranno trattati al pari degli animali preistorici. Avete presente quelli che oggi provano a clonare i mammuth? 

Del resto, se andiamo avanti così con lo sfruttamento del pianeta, rischiamo che tra un paio di secoli al massimo non ci sia più un posto vivibile dove risvegliarsi. 



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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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