“SportinNovi” getta la spugna: impossibile andare avanti con questa amministrazione nella gestione degli impianti sportivi.

Il primo aprile gli sportivi novesi rischiano di trovare un bello scherzo da parte del comune: gli impianti sportivi della città chiusi. 

Ma come si è arrivati a questa situazione, e perché? 
Sport in Novi è una società che riunisce i rappresentanti delle società sportive novesi e da quasi 20 anni si occupa della gestione e della manutenzione ordinaria degli impianti sportivi della città. La società è nata per aggirare le difficoltà burocratiche e gestionali del comune, in modo da garantire a tutte le società sportive, e quindi ai cittadini, una gestione più snella e pratica degli impianti novesi. Le persone che si sono fatte carico della gestione degli impianti lo hanno fatto sempre gratuitamente, mettendo quindi in questa società il valore economico e sociale del volontariato. 
Contro “SportinNovi” è stata condotta a questa amministrazione una lunga battaglia che alla fine è stata vinta da chi ha cercato con ogni mezzo di “togliersi dai piedi” un gruppo di persone che hanno lavorato per anni, gratis, e che probabilmente hanno avuto il solo torto di lavorare per la città e per lo sport, anziché per una parte politica. 

La liquidazione di “sportinNovi” è un fatto molto grave. Ma la guerra della giunta Cabella verso una società che ha sempre lavorato gratis per l’amministrazione comunale è stata lunga, ed ora il risultato che si profila sarà una vittoria di Pirro. 
Una guerra cominciata un anno e mezzo fa, a luglio 2020. 
In quella estate il presidente della commissione sport Luciano Saracino (eletto nella lista della Lega ma dopo soli due mesi dal voto uscito dal gruppo consiliare) si presentò ad una riunione della consulta per lo sport (che riunisce le associazioni sportive novesi) annunciando “signori, si cambia”: il comitato direttivo non sarà più espressione delle associazioni, ma sarà deciso dal comune. 
Partì la rivolta delle associazioni sportive novesi, fermamente decise ad impedire che la politica entrasse così “a gamba tesa” nello sport. Il giorno successivo all’annuncio di Saracino i rappresentanti della associazioni sportive novesi si riunirono e misero ai voti la proposta di Saracino: su 25 associazioni, 23 votarono contro. Un astenuto (Franco Ciliberto della Tiger) e un solo voto a favore, quello dell’allenatore della novese femminile Maurizio Fossati che di lì a poco verrà radiato dal tribunale sportivo per comportamenti omofobi verso le giocatrici. 
Nel luglio del 2020 è ancora assessore allo sport Costanzo Cuccuru, è tutto questo succede guarda caso mentre lui è in ferie. 
Il no delle società sportive viene mal digerito dalla Lega. Il segretario del partito a Novi, nocnhè consigliere, nonché capogruppo, nonché nipote del sindaco, Giacomo Perocchio, scende in campo in difesa di Luciano Saracino: la colpa è del «clima di intolleranza che la sinistra novese alimenta contro chi, dal 2019, è stato chiamato dal voto popolare ad amministrare Novi», sottolineando l’appoggio a Saracino, «al quale qualcuno ha cercato di impedire di svolgere il proprio ruolo istituzionale di presidente della commissione Sport e Commercio», si ribadisce la necessità di procedere «alla modifica del regolamento della consulta».
Il Pd, tirato in ballo come “mandante” del pasticcio, presenta una interpellanza per capire cosa sta succedendo. La risposta arriva nel consiglio di settembre 2020: Costanzo Cuccuru e il capogruppo della Lega Marco Bertoli cercano di riportare nei binari la vicenda. Comunicano di aver incontrato i rappresentanti delle società sportive e di aver chiesto loro di proporre eventuali emendamenti al documento. Il tutto sarà vagliato in sede di Commissione e successivamente dal Consiglio Comunale che avrà il compito di approvare il testo definitivo.
Sotto la gestione di Cuccuru la questione sembra tornare nei binari. Arriva in commissione il nuovo regolamento, che prevede che il nuovo presidente della consulta sia scelto dal sindaco tra tre nomi proposti dalle associazioni sportive. È il “lodo Cuccuru” che sembra mettere tutti d’accordo, anche perché le associazione sportive hanno da affrontare il problema Covid, ben più reale dei cavilli regolamentari. In commissione Marco Bertoli stigmatizza la vicenda: la gestione della vicenda da parte della maggioranza è stata sbagliata, generando una tempesta in un bicchier d’acqua. Bertoli lancia l’allarme sulla tenuta della maggioranza e richiama tutti all’ordine. 
Ma dietro al regolamento della consulta c’è il vero nodo della vicenda: la gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale, gestiti dalla società no profit “SportinNovi” di cui fanno parte le associazioni sportive novesi. L’incarico è in scadenza e vista la situazione Covid si prospetta una proroga di un anno e mezzo. Ma c’è chi non è d’accordo e pensa ad un’altra soluzione per la gestione degli impianti, sfilandoli alle associazioni sportive. 
La soluzione sembrava a portata di mano ma ecco il colpo di scena. Il consiglio comunale è convocato al Teatro Giacometti e i consiglieri all’arrivo trovano sulla facciata del teatro uno striscione: “Bertoli e Cuccuru dimissioni”. È l’inizio della guerra degli striscioni. 
In consiglio il regolamento passa, con il voto anche di Saracino che spiega di essere stato frainteso: quando ho proposto tre persone incaricate dalla giunta non pensavo a politici locali ma a tre alte personalità del mondo dello sport nazionale. Tipo Juri Chechi, Tania Cagnotto e Francesco Totti, per dire. 
Dopo l’approvazione del regolamento si passa alla proroga della convenzione e Lucia Zippo (M5S), dopo aver confabulato con Perocchio, alza la mano e chiede il rinvio: il testo visto in commissione è differente da quello sottoposto al consiglio. In commissione il testo parlava di impianti “a norma” ma in consiglio quel riferimento è sparito. Salta così l’approvazione della proroga e il testo torna nella commissione, che nuovamente licenzia il testo proposto da Cuccuru. 
Si arriva così al consiglio comunale di lunedì 26 ottobre 2020. Il sindaco prende la parola e comunica di aver “scoperto” solo venerdì sera che alcuni impianti comunali non sono a norma per l’antincendio, e quindi chiede di non discutere il documento che ha posto all’approvazione del consiglio. Già questa è una cosa mai vista: la giunta che chiede di non discutere una sua proposta. L’assessore Cuccuru abbozza, da politico navigato qual è, ma comunque non è d‘accordo. Così come non sono d’accordo i consiglieri leghisti Bonvini e Sabbadin, e i consiglieri Dem. Anche il capogruppo Bertoli spiega di non essere d’accordo con il sindaco, ma si astiene perché il gruppo che presiede è spaccato. “Così non si può andare avanti”, avverte Bertoli. Alla maggioranza ridotta va a dar aiuto Lucia Zippo, che si allinea alla richiesta del sindaco. 

Sport in Novi, vista la situazione, per la prima volta rimette l’incarico. 
Il giorno successivo, 27 ottobre 2020, nel pomeriggio, sulla serranda della sede della Lega di Novi in via Amendola, vengono appesi due lenzuoli con commenti eloquenti della spaccatura verificatasi il giorno precedente in consiglio comunale all’interno del gurppo consiliare leghista. “Sabbadin e Bonvini siete la vergogna della Lega venduti a Bertoli e al Pd” recitava il primo lenzuola. “Capogruppo Bertoli e assessore Cuccuru contro il proprio sindaco pubblicamente! Vergogna dimettetevi” il secondo. Entrambi firmati da “i cittadini”.

Lo striscione affisso sulla sede della Lega

Il 31 ottobre, notte di hallowen, arriva la bomba. Gli assessori Dolcino e Cuccuru lasciano la giunta. Il primo di sua volontà, il secondo viene licenziato in tronco da Cabella. 
Nel decreto di revoca, il sindaco Cabella spiega le motivazioni: è “venuta a mancare la “fiducia” sull’idoneità dell’Assessore Costanzo Cuccuru a rappresentare coerentemente gli indirizzi del Sindaco delegante e a perseguirne gli obiettivi programmatici con adeguata efficacia e con il necessario spirito di condivisione e di collaborazione; l’esigenza primaria di perseguire la migliore “governabilità” dell’ente (e dunque della città), infatti, deve necessariamente fondarsi (anche) su corretti e trasparenti rapporti all’interno della maggioranza consiliare; l’azione politica dell’Assessore Cuccuru ha via via logorato detti rapporti, fino a comprometterli”. Il sindaco conclude sostenendo che la scelta viene fatta “nell’interesse della cittadinanza novese”. Cuccuru non ci sta, convoca una conferenza stampa in un bar di via Girardengo. E’ furibondo e promette azioni legali. Resta nella memoria la sua frase: “Se questa è la rivoluzione del buonsenso, Dio ce ne liberi al più presto”. Il riferimento è allo slogan della campagna elettorale di Cabella nel 2019. 
Al posto di Cuccuru, il sindaco chiama in campo Andrea Sisti che si ritrova la patata bollente: SportinNovi ha rimesso il mandato.
La maggioranza si spacca ancora di più: Bertoli, Sabbadin e Bonvini lasciano la Lega e costituiscono il gruppo di “Solo Novi”, sostenendo di non essere né in maggioranza, ne all’opposizione. 
Tre mesi dopo, nel febbraio 2021, Sisti relaziona alla commissione consigliare sulla situazione. 
«Quando assunto l’incarico di assessore allo sport non ho trovato una situazione facile – relazionò Sisti – e la mia prima preoccupazione è stata quella di normalizzare i rapporti tra il comune e le società sportive, cercando di riportare una fiducia reciproca».  Per Sisti la vicenda «forse poteva essere gestita in un altro modo, forse poteva essere gestista meglio, tuttavia è andata così. A oggi, passati 2 o 3 mesi, i rapporti si sono distesi e si può portare avanti il lavoro congiuntamente in un clima di collaborazione». 
Il 3 marzo 2021 arriva in consiglio comunale la proposta di rinnovo dell’incarico a “SportinNovi” fino a giugno 2023, come se nulla fosse successo. 
Il rinnovo viene approvato da tutti i consiglieri tranne che dal presidente della commissione Sport Luciano Saracino, che è stato il principale fautore della estromissione di Sport in Novi dalla gestione degli impianti. 
Saracino in consiglio spiegò il motivo della sua opposizione. Disse di non essere mai stato contrario al rinnovo della gestione a Sport In Novi, ma solo per 12 mesi e non fino al giugno 2023. In questo modo secondo Saracino ci sarebbe stato il tempo per fare un bando e dare una nuova gestione. «Per coerenza con le mie idee» disse Saracino «sono costretto a votare contro, ma diffido chiunque a dire o scrivere che mi sono dissociato dalla maggioranza». 
Il clima all’interno della maggioranza non è mai stato peggiore. Bonvini – uscito con Bertoli e Sabbadin dalla Lega mesi prima – chiede le dimissioni di Saracino da presidente della commissione. Il consiglio si svolge in remoto, con tutti i consiglieri in diretta in webcam. Quando Bonvini chiede le dimissioni di Saracino, lui risponde con un gesto eloquente: alza il dito medio in favore di webcam. Bonvini reagisce: “Non so se avete notato che Saracino mi ha mandato a fare in culo”. Al sentire la parola “culo” il presidente Poletto – che forse non aveva visto il gestaccio di Saracino – interrompe Bonvini invitandolo a moderare i termini. Bonvini cercato di spiegare che il gesto è stato fatto da Saracino e accusa Poletto di essere un dittatore. 
Saracino non si scusa, ma spiega: «dalle mie parti il gesto che ho fatto vuol dire un’altra cosa».

Il famoso “dito medio” alzato da Saracino verso Bonvini


In un modo o nell’altro, il rinnovo passa. “SportinNovi” accetta di continuare a gestire gli impianti fino al 2023. Litigate, striscioni, dimissioni di assessori, spaccatura nella maggioranza e poi, alla fine, tutto resta come prima. Un capolavoro di incapacità politica, con la linea di Saracino e Perocchio evidentemente sconfitta – almeno per il momento- ma la questione sembra essere risolta. 
Arriviamo quasi al giorno d’oggi. Novembre 2021: di nuovo la società consortile comunica in forma scritta al comune di avere deciso di rinunciare all’incarico. 
È Elena Selmi, che ha recentemente sostituito Michele Scotto Di Luzio dell’atletica novese alal guida di “SportinNovi”, a spiegare perché a Maurizio Iappini sulle colonne di “Panorama di Novi”: «Il dialogo con l’attuale Amministrazione comunale è sempre più difficile, non ci capiamo e non avvertiamo fiducia verso il nostro operato. Non viene riconosciuto il nostro ruolo non tanto economico quanto di volontari che si impegnano per la comunità e, di conseguenza, non siamo coinvolti nelle scelte strategiche sul futuro degli impianti».
Come spiega Iappini (un ottimo giornalista novese che da sempre segue le vicende dello sport locale) la “goccia che ha fatto traboccare il vaso” è la rottura di un tubo allo stadio, verificatasi in autunno. 
La struttura è del comune, ovviamente, e il problema deve essere risolto dal comune. Ma ci pensa “SportinNovi”, dopo aver avuto garanzie dal comune di “ristoro” delle spese. Il consorzio fa trovare e riparare il tubo che perde e si fa carico della rateizzazione dei 20mila euro di bolletta dell’acqua, contando sulle rassicurazioni del comune. Ma c’è la fregatura: il comune prima dice “fate voi, che siete più veloci, poi vi rimborsiamo”, ma dopo i lavori fa finta di nulla. 
A “SportinNovi” non resta che gettare la spugna. 

Ora cosa succederà? 
SportinNovi rappresentava 32 società sportive novesi, forti di circa 4mila tesserati. Un pezzo enorme della città che usa quotidianamente gli impianti sportivi. Grazie al suo lavoro, SportinNovi garantiva l’utilizzo degli impianti a tutti, e prezzi tra i più bassi della provincia. Gli utili venivano interamente reinvestiti sulla manutenzione degli impianti, sopperendo alle mancanze del comune. Dal primo aprile, SportinNovi non ci sarà più, e purtroppo non è uno scherzo. 



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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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