Ai posteri l’ardua sentenza

Come pervaso da una sensazione strana e buia sto riflettendo sulle vicende della mia città e cerco di far combaciare i pezzi di un puzzle sempre più problematico. Ogni fatto accaduto può essere un indicatore di problemi molto più gravi e complessi di quanto dato a vedere.
In via Pietro Isola è andato a fuoco un autobus del CIT. Un mezzo con 25 anni di vita circa, certamente vetusto come quasi tutti i mezzi che dovrebbero assicurare gli spostamenti cittadini ed extra e, presumo, uno di quelli che avrebbero potuto o dovuto terminare i suoi anni nelle terre della “primavera araba” del nord Africa, almeno così si vociferava nel lungo e interminato tormento della nostra azienda trasporti oggi a gestione pubblica? privata? …Bella domanda ancora senza risposta.
Mi sono chiesto: che questo sia un segno della stagione politica e amministrativa della nostra città come quella che ci ha preceduto nella Roma Capitale dove i mezzi arrostivano per le strade? Sarà stata una casualità, ma l’accaduto è il segnale di arrivo o di partenza?
Parlando di trasporti la domanda è lecita. Metto insieme certamente almeno un ventennio di gestione che ha visto susseguirsi molti personaggi, cittadini e non, nella gestione dei nostri trasporti sia pure in situazioni diverse nel tempo. E’ stato contratto un mutuo di cifra importante per il parcheggio di piazza della stazione, sono stati elaborati piani di investimento e piani di risanamento con risultati quantomeno contraddittori. Nel frattempo è intervenuta la legge Madia che regola selezione e competenze della dirigenza e ruoli operativi e norme gestionali. La legge stessa ha subito variazioni sulla base di rapporti operativi supportati non da semplici pareri ma sulla base di operatività deliberate e condivise fra tutti i livelli della Pubblica Amministrazione, panorama che include le società partecipate. La sintesi di questo intreccio ci conduce alla valutazione del cosiddetto “soccorso finanziario” che, senza comprovate prospettive di recupero dell’economicità ed efficienza gestionale del soggetto beneficiario, è assolutamente vietato.
Il cambio di gestione del Cut è avvenuto, come per tante altre partecipate, a cambio elettorale avvenuto. Da subito il sindaco Cabella, in questo caso dapprima realista e preoccupato e poi subito tornato Sor Tentenna, come sempre, ha paventato, nero su bianco, la reale possibilità di tirare una riga sulla vicenda salvo poi ripercorrere altre strade che ancora oggi non hanno, a mio avviso, una vera soluzione. Mi auguro di sbagliare ma credo fortemente che sia così. Si, perchè ricordo, prima che Sor Tentenna iniziasse la stagione dei “defenestramenti” veri o farlocchi, che se ne discusse in una riunione a palazzo Pallavicini dove a fronte di fondate perplessità e preoccupazioni a continuare nella vecchia gestione, tra cui le mie e della assessora Franco Marisa, risuonò nell’aula la voce stentorea del nipotino Giacomo Perocchio che pronunciò questa frase: “Marisa non si può”. Il nonno sindaco, Sor Tentenna come sempre, non ha proferito parola. Cosa voleva dire il nipotino con: “non si può”? Prima o poi avremo una risposta perchè nel frattempo ci sono stati passaggi giudiziari e subentro di proprietà delle quote dopo la messa in atto di un nuovo direttorio formato dal neo amministratore unico Silvio Mazzarello e del “Ronaldo de noantri”, come la Madonna del Carmine di Trastevere, l’assessore Delfino poi dimessosi ma beccandosi, nel frattempo, il voto contrario di Francesca Chessa che mise in minoranza lui e il sindaco e che accompagnò il suo voto negativo sulla vendita delle quote definendo il CIT “un vecchio carrozzone”.
Successivamente il giudice che aveva preso in carica la documentazione per mettere a gara la società e quantificava gli impegni da assumere nella futura gestione che tra debiti pregressi, svalutazioni e alienazioni patrimoniali e impegni di investimento ha citato una cifra variabile tra i sei e gli otto milioni di euro, quasi il doppio di quello che è stato valutato per Arfea, azienda sicuramente più importante del CIT. Precedentemente, per capirci meglio, fu dato incarico, formalizzato o no non si capisce ma certamente redatto, uno studio per analizzare la situazione economico-finanziaria, regolarmente consegnato, a due consulenti certamente conosciuti e presumibilmente indicati da parte politica.
Questi professionisti hanno redatto un piano definito subito problematico e non pagato visto che gli stessi, dopo aver presentato fattura non onorata, come la promessa di assunzione pattuita, per il loro compenso, hanno chiesto il fallimento del Cit e sono e siamo tutti in attesa di presumibili ulteriori valutazioni, risvolti giudiziari e sentenze. Comunque, dopo aver subito una gogna mediatica discutibile, a conferma del loro operato è arrivata la valutazione del giudice del Tribunale che confermava la situazione problematica redatta dai due consulenti e indicando gli impegni che il futuro compratore dovrà affrontare con reale garanzia.
Nel frattempo il lodo sul mantenimento occupazionale, che aveva tenuto banco in consiglio comunale con relativa delibera, si scioglieva come neve al sole. I lavoratori e le loro famiglie sono sempre quelli che pagano il prezzo più alto. La valutazione del giudice confermava quella dei due professionisti incaricati. Gli stessi ne parlarono preventivamente nell’ufficio del sindaco, che successivamente disse di conoscere vagamente uno dei due che, comunque, lo sostenne direttamente in campagna elettorale. Gli incaricati avvertirono della situazione drammatica dei conti.
Allora mi chiedo: Erano segnalati politicamente e da chi? Non lo erano? Cosa conteneva il loro elaborato? Il sindaco conosceva e sapeva di questa operazione a lui “molto vicina” dato che era il socio di maggioranza assoluta? I soci di minoranza erano stati avvertiti di tutto questo a tempo debito? Nel frattempo l’amministratore unico Mazzarello, nominato successivamente, mantiene ancora, in “stand by” il ruolo in Cit e, senza sapere quale sorte definitiva avrà l’azienda è stato premiato con la nuova nomina di amministratore delegato di Gestione Ambiente. Cosa avrà maturato di tanto meritorio il nuovo “Ronaldo” novese?. Fra l’altro lo stesso dichiara sui giornali che sarebbero in arrivo soldi del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) per l’acquisto di nuovi mezzi che favorirà il nuovo acquirente Trotta SpA. Mah!. Per ora cito semplicemente Alessandro Manzoni, mi sia consentito per ingentilire la problematica, che nell’ode dedicata alla morte di Napoleone “5 maggio” scrisse: “ai posteri l’ardua sentenza”.

Costanzo Cuccuru – Area Civica “Insieme per Novi”



Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone oppure per "dire la tua" scrivici su WhatsApp al numero +39 320 713 7299 (no telefonate)

Condividi questo articolo

Costanzo Cuccuru

Un pensiero su “Ai posteri l’ardua sentenza

  1. Salve , combatto solo !! per tutti !! dal 1983 !! contro il sistema dei collaudi e revisioni FALSE DEI VEICOLI PESANTI !! COLLAUDOPOLI !! VITTIME STRADA E CANTIERI !! PREMEDITATE !! DOLOSE !! MALA GIUSTIZIOPOLI !! TROPPI MAGISTRATI E STATALI OMERTOSI CORROTTI !!

    vedi con impegno e diligenza !! su internet — Carlo Massone Alessandria Denuncia a Napolitano Collaudi Truffa COLLAUDO POLI !! XXXXX TUTTO VERO !! E INSABBIATO !! ZERO DENUNCE X CALUNIA !! DIFAMAZZIONE !! SONO IN POSESSO DI UN AMPIO DOSSIE’ !! PER SCRIVERE UN LIBRO !! LA COLPA DI ESSERE UN CAMIONISTA ONESTO !! URGE SCANDALO COLLAUDOPOLI !!

    Scusate il disturbo !! da over 70 !! devo SOPRAvvivere con 400 euro al mese !!

    Saluti Carlo massone

I commenti sono chiusi.

Torna in alto

Contact Us