Cerchiamo di salvare quel poco che rimane della sanità pubblica

Abbiamo letto l’articolo che parla del servizio di Nefrologia di Novi Ligure, che sarebbe a rischio chiusura.
L’articolo è tratto da una interpellanza fatta da Rocchino Muliere in Consiglio Comunale.
Noi vogliamo, però, aprire una finestra ampia su quello che succede nella Sanità Novese e, presumo, anche in quella regionale facendo anche degli esempi pratici.
Il laboratorio analisi, ne vogliamo parlare? Prima con l’accesso diretto faceva 150 prelievi al giorno, ora con il cup regionale aspetti un mese… Se va bene! Dicono che si fa per scaglionare i pazienti…. C’è l’epidemia! Risultato i pazienti vanno dal privato convenzionato. È questa sanità modello Lombardia che vogliamo? Pare di sì visto che nessuno protesta.
Siete mai passati in via Cavallotti dalle 7.00 alle 10.00 del mattino? 50 persone (perché questi sono i prelievi con il Servizio sanitario nazionale accettati per giorno) ad aspettare fuori al freddo?
Lì non esiste scaglionamento e quello che succede non è salutare e neanche igienico. Qualcuno dovrebbe intervenire.
E per fare una radiografia l’attesa è ancora più lunga, due mesi se va bene. Che si fa allora? Si va nel privato convenzionato che massimo 10 giorni ti dà un appuntamento.
Ci costringono ad andare nel privato. È meglio? È peggio? Non lo sappiamo. Di certo spendiamo di più.
Infatti è lì che ci vogliono portare! Infatti la pandemia è stata la scusa per ridimensionare il servizio, considerati i pensionamenti non sostituiti.
E delle attese per qualsiasi intervento chirurgico cosa diciamo?
Noi diciamo basta
Dobbiamo metterci le mani in questa Sanità che sta morendo con il consenso dei politici.
Vogliamo che ci sia anche il consenso dei cittadini che hanno diritto ad essere curati? Basta! Incontriamoci, tutti insieme e cerchiamo di salvare quel poco che che rimane.
Non buttiamo “nel cesso” la Sanità pubblica.
Ma per fare ciò non basta fare una interpellanza sulla Nefrologia, facciamone una su tutto quello che succede.
Noi singolarmente forse siamo impotenti ma i politici che al Ssn ci tengono perché non protestano a livello regionale? Perché non informano i cittadini che i loro soldi sono dirottati sul privato? Noi crediamo che alle persone interessi mantenere un servizio sanitario pubblico che funzioni e che ci sia più di uno pronto a spendersi per questo. Ma magari ci illudiamo.
Aggiungiamo ancora che a nostro avviso l’introduzione del cup regionale è stato il grimaldello per scardinare il servizio locale. Ormai tutto è spersonalizzato e non ci sono più responsabilità locali sulla carenza dei servizi di diagnosi e cura che diminuiscono di giorno in giorno, visto che medici e infermieri pensionati non vengono sostituiti ed i servizi territoriali continuano a chiudere punti di accesso. A chi importa se un anziano viene mandato a oltre 100 km di distanza per fare un esame? La prestazione viene assicurata dal cup regionale e i conti sulla carta tornano. E se non ti va bene c’è sempre il privato, a pagamento ovvio. Tutto questo accorcia la strada per far diventare tutti gli ospedali della provincia dei poliambulatori con con ampi spazi da dedicare alla libera professione e mantenere un unico grande ospedale al Alessandria. Strada già segnata da tempo con l’avvallo di tutte le amministrazioni che si sono succedute almeno nelle ultime 3/4 legislature regionali. Dove porta questa strada ce lo ha appena dimostrato la pandemia: senza una sanità pubblica radicata sul territorio salta ogni tipo di prevenzione e non si può far fronte alle emergenze sanitarie. Inoltre la concentrazione dei servizi di ricovero in un solo ospedale può reggere solo con una rete territoriale di assistenza domiciliare e post degenza adeguata, altrimenti a rimetterci saranno i cittadini che non possono permettersi un’assistenza privata. E così è già oggi.
Queste sono le nostre considerazioni supportate da quello che sta succedendo oggi.
Non sappiamo se abbiamo la forza di scardinare questa impostazione “centralistica”.
Non sappiamo se abbiamo la forza di protestare ma dovremmo farlo.
Ci illudiamo?
Forse.
Ma i politici devono avere la forza di denunciare quello che sta succedendo.

Concetta Malvasi
Paola Repetti



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Concetta Malvasi e Paola Reppetti

2 pensieri su “Cerchiamo di salvare quel poco che rimane della sanità pubblica

  1. Buongiorno, ho letto l’articolo a firma Concetta Malvasi e Paola Repetti. Ottimo. Credo che da qui si debba partire con un movimento di cittadini per la salvaguardia della nostra sanità pubblica. A parte qualche spot, purtroppo privo di risultato , nessuna istituzione si attiva per scongiurare questo declino continuo ed inarrestabile che ha un inizio dagli anni 90/2000. Creiamolo affinché vigili su questi disservizi ma nello stesso tempo sia propositivo. Tutto al di fuori delle sterili ed inutili
    “tifoserie” partitiche.
    Ancora brave alle due firmatarie dell’articolo in oggetto.

    1. Hai ragione, infatti il declino, il depotenziamento della Sanità pubblica viene da molto lontano. Non serve dare colpa alle amministrazioni di cdx o di quelle di csx. Tutte le Amministrazioni regionali degli ultimi anni non hanno fatto niente.
      L’imperativo categorico era togliere, togliere, togliere, accorpare accorpare in virtù della efficienza e dei vari bilanci ed a favore di una Sanità Torino centric e possibilmente privata.
      Forse una razionalizzazione della rete ospedaliera andava fatta…. Ma a favore di un territorio potenziato.
      La pandemia sta dando il colpo di grazia a quello che già stava accadendo.
      Si, muoviamoci. Insieme.

I commenti sono chiusi.

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