Forse non è sufficiente solo il Giorno della Memoria

La ricorrenza del giorno della memoria, un giorno particolare che si celebra in tutto il mondo per ricordare cosa è stato l’olocausto e la terribile crudeltà di cui il genere umano è capace.  Il primo novembre del 2005 l’Onu ne stabiliva la ricorrenza internazionale con il dovere di inculcare il ricordo dell’olocausto nelle generazioni future. Venne preso a riferimento il 27 gennaio del 1945 , giorno in cui l’armata Sovietica abbatteva i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz e il mondo fu messo di fronte alla crudele realtà dello sterminio di massa. Si ebbe coscienza che la crudeltà umana non ha limiti ma tende a dimenticare facilmente. A distanza di circa ottanta anni appare inverosimile che sia potuto accadere. 
Si resta costernati che si sia potuto arrivare a eliminare milioni di persone con scientifica quanto industriale determinazione, come se anziché di infierire su essere umani questi fossero degli oggetti, da trattare come materia prima.  Eppure è successo, le poche testimonianze di persone ancora in vita, ci illustrano una verità così terribile che siamo portati quasi a dubitare delle loro parole e, purtroppo, non sono pochi quelli che contestano queste dirette testimonianze.
Il magnifico video dell’esposizione che ne fa il fu presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, recentemente scomparso, ne riassume l’orrore, le cause, le responsabilità, e in modo eccellente l’accorata sollecitazione alla comunità Europea di vigilare affinché non si ripetano più simili mostruosità.  Dappertutto si sono svolte manifestazioni, conferenze e la nostra città non è stata da meno; il sindaco ha sensibilizzato l’opinione pubblica sulle conseguenze di una deriva neonazista. E con orgoglio va riconosciuto alla nostra comunità specifica sensibilità, per le iniziative e la notevole partecipazione, nonostante il particolare momento che stiamo vivendo, sia per la pandemia che per il clima freddo e nebbioso. Purtroppo passata la giornata di partecipazione, il seme distruttivo dell’orrore continua , la sua azione di penetrazione nell’intimo umano si insinua in modo subdolo, alimentato da quelle stesse istituzioni che pomposamente ne condannano le conseguenze.
Avviene sopratutto per la forsennata ingordigia del consumismo, continuamente alimentato per consentire un continuo aumento della ricchezza, spingendoci a produrre sempre di più, sotto la guida di una politica che pur di mantenere il potere, promette di tutto e di più.
Ciò impone competizione che non sempre viene governata dalla correttezza, anzi gli stati più forti tendono ad accaparrarsi il monopolio delle risorse, sottraendoli a quelli più deboli e contribuendo all’impoverimento dei medesimi. Conseguentemente enormi masse di individui si spostano dove le condizioni di vita appaiono più decorose; accoglierli e gestirli è tutt’altro che facile.
È innegabile che generano condizioni di disagio, le difficoltà di gestione e d’integrazione sono molteplici e di costose soluzioni. Si viene a creare nei residenti quel rigetto del diverso, nel timore che la quotidianità sia minacciata.nInconsciamente gli vengono attribuiti tutte le conseguenze dei disagi, sopratutto quelle di carattere economico. La classica guerra tra chi sta meno peggio. Se poi questi timori vengono cavalcati e alimentati ad arte per scopi politici, le condizioni che determinarono nel secolo scorso, l’ eccidio di massa, possano ripetersi sotto altre forme meno cruente ma altrettanto nefaste per la dignità umana. 
E cosa sono i venti di guerra che si stanno diffondendo nel cuore dell’Europa con addensamento di uomini e armi tra l’Ucraina e la Russia? E le barriere erette per contenere l’immigrazione, costringendo moltitudine di disperati all’agghiaccio in pieno inverno?
Forse non è sufficiente solo il giorno della memoria ma è necessario trovare le condizioni per contenere l’ingordigia, in modo che dovunque vi siano le condizioni per vivere con un minimo di decoro, altrimenti è difficile tenere addormentata la bestia che è dentro di noi.



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Francesco Giannattasio

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