Non per insegnare ai gatti ad arrampicarsi

Immaginiamo il giovine Assessore al Bilancio indaffarato – matita copiativa dietro l’orecchio stile monssù Travet, capelli arruffati per i continui ed incessanti grattacapi – nell’intento di dipanare la questione TARI e alla ricerca di quattrini per far quadrare il bilancio comunale 2022; perché, volente o nolente, prima o poi dovrà presentarsi in Consiglio comunale ad illustrare il documento contabile.

L’ultima trovata era stata quella di vendere all’asta alcuni immobili di proprietà comunale, il più importante dei quali è la palazzina sita in viale Aurelio Saffi dove oggi ha sede la banca Carige; importo, a base d’asta, 656 mila euro. Asta, peraltro, andata deserta, ma l’Assessore, alla ricerca di quattrini, ha dichiarato che verrà riproposta con una riduzione del 25% del valore posto nella prima fase (*).
Colui che detiene la borsa della spesa comunale, aveva dichiarato, annunciando l’asta poi andata deserta: “Spero che riusciremo a vendere tutti gli immobili a bando per fronteggiare gravi aumenti, ad esempio del gas, che cresceranno di circa un milione l’anno, ma vorremmo incamerare risorse anche per la gestione del Marenco”.
Considerazioni: in base alla legge (dura lex, sed lex), i denari recuperati dalla vendita di beni demaniali possono essere spesi solo per investimenti e per pagare mutui accesi dall’Ente (anche i mutui sono destinati ad investimenti). Pertanto, non sarebbe possibile spendere quei quattrini, come il giovine ha dichiarato alla stampa, per pagare le bollette del gas o per la gestione del teatro, ovvero pagamenti che (per legge) sono definiti: “spesa corrente” e non “spesa per investimento”. Chi se ne intende sostiene che sia proprio questa la regola.
Forse, potrebbe trattarsi di uno scivolone (con caduta sul deretano) preso dall’Assessore: la stagione è propizia.
Però, ammettiamo per un momento – ma solo per un momento – che l’operazione sia possibile, magari attraverso alchimie contabili: cosa accadrebbe il prossimo anno? La vendita degli immobili procura un’entrata “una tantum”, dunque non ripetibile.

Il prossimo anno, quale immobile porrebbe in vendita il Comune per coprire le spese ulteriori, considerato che, sempre a detta dell’Assessore, i costi continueranno ad aumentare anche nel 2023?
Lungi dal voler suggerire (anche perché i suggeritori non devono mancare al Giovin Assessore) quali potrebbero essere i beni da mettere all’asta nel 2023, si riflette sul fatto che di questo passo verrebbe depauperato il patrimonio comunale, e senza alcun costrutto; infatti, se i quattrini recuperati dalle vendite vengono spesi in investimenti, si aumenta il patrimonio e lo si consolida (sarà forse questa la ratio della legge?!!), viceversa lo si depaupera.
Esemplifichiamo: se si investisse nella pista di atletica, la cui condizione attualmente è oggetto di pesanti critiche, si farebbe un investimento. Se si spendessero i denari per aumentare la capacità di posti del Teatro Marenco (problema ancora insoluto, ma selfie-man ci sta pensando) si farebbe un investimento. Al contrario, se i quattrini si potessero utilizzare per la gestione del teatro (ad esempio pagando gli spettacoli della stagione, o saldando qualche consulenza), non si tratterebbe di un investimento, bensì di “spesa corrente”. L’incremento dei posti a sedere, invece, e quindi la possibilità di vendere un maggior numero di biglietti d’ingresso, procurerebbe un ulteriore introito per la gestione del teatro. Banalizzando, come si insegnava alla Scuola elementare: se compro una bottiglia di latte che consumo, è spesa corrente, se compro una mucca che mi darà latte, è un investimento (cfr. il Mungitore). ElementareWatson!

Non è che si voglia insegnare ai gatti ad arrampicarsi, anche perché il novello Assessore (scelto nelle segrete stanze) teoricamente avrà titoli, strumenti e competenze per amministrare il Bilancio comunale e dipanare le “banali” questioni illustrate … 
Facendo i conti della serva, sulla testa dell’Assessore pesa la questione TARI. Detta in soldoni, per formulare il Bilancio mancherebbero giusto il milione e trecento mila euro extra incassati dai contribuenti novesi nel 2021 – pare illegittimamente – senza parlare, poi, di quelli incassati nel 2020. E Lorsignori son quelli che “noi le tasse le ridurremo”. Può essere che la “colpa” stia nell’ormai famoso algoritmo dell’ARERA, come ebbe a spiegare una mente eccelsa dell’attuale governo della città, ma, a conti fatti, tali quattrini verrebbero a mancare. Inoltre, sempre secondo chi se ne intende, il giovane “cassiere” comunale, almeno in forma cautelativa, dovrebbe tenerne conto, e non inserire per il nuovo anno l’aumento oggi in discussione, diminuendo in tal modo la TARI. Nel qual caso – c’è da scommettere – qualche testa pensante dichiarerà trionfalmente che “loro” hanno ridotto le tasse.

Non per infierire, ma nel bilancio da elaborare (che secondo le dichiarazioni del giovine avrebbe dovuto già essere presentato entro lo scorso dicembre), teoricamente, ci sarebbe un buco di circa un milione di euro di spese in più dichiarate dall’Assessore; alla cifra occorre aggiungere il milione e trecento euro di Tari che sarebbe opportuno non caricare sui cittadini (almeno) per quanto riguarda l’anno corrente, ai quali bisognerebbe ulteriormente sommare, qualora la palazzina di viale Saffi fosse venduta (come nei saldi), il mancato introito della pigione che la Carige ha pagato lo scorso anno. Senza parlare, poi, dell’eventuale restituzione ai novesi dei quattrini “extra” pagati lo scorso anno (o gli scorsi due). Più che un buco, parrebbe una voragine. Il totale lo lasciamo fare al giovine, ma, “spannometricamente”, possiamo dire che non sono proprio noccioline.

La coperta è sempre più corta, devono aver sbagliato il programma “lana” della lavatrice.
Roba da esaurimento nervoso.

Il Malalingua

(*) Bastiano, in piazza Dellepiane, commentava: “i me smeia i guadògni ‘d Giandon”.



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