Lo studio sul termovalorizzatore? Lo abbiamo già fatto 20 anni fa…

Giorni fa davanti all’entrata della tabaccheria del Lodolino, venni attratto da una notizia su una di quelle locandine che pubblicizzano i giornali: “È stato dato all’Acos lo studio di fattibilità del termovalorizzatore”.
Tra me dissi: che spreconi , agli atti del comune vi era uno studio, molto ampio, articolato e preciso di un gruppo di cattedratici dell’Università di Torino. 
Ma non vi detti ulteriore peso. Ho poi letto sul Moscone la notizia della riunione “carbonara” ristretta all’Acos, conclusasi in una farsa per l’imprevista apparizione del capo dell’appendice della maggioranza. Quest’ultimo tiene in un pochino in agitazione il cosiddetto rimasuglio di maggioranza, ma sembra più un gioco delle parti su chi effettivamente detenga la “golden share” nel consiglio novese. 

Ma non voglio scrivere della credibilità di questi personaggi che ormai hanno mostrati limiti e spessore politico (d’altronde da dove devono prendere riferimento quando si assistono a farse nazionali) ma riprendere un ragionamento sulle fonte energetiche che in questo momento è di sostanziale preoccupazione.
A quelli come me, che sono ormai addentro alla piena maturità, tornano in mente le nostre mamme, che tenevano da conto il legno del fiammifero per riutilizzarlo e dicevano che il mare è fatto di tante gocce di acqua. È un modo di dire per intendere che bisogna tener conto del centesimo per progredire.
Con il progresso le fonti di approvvigionamento a buon mercato ci hanno garantito comodità e benessere, ma ci hanno fatto perdere di vista quanto la forsennata rincorsa del benessere dipenda dalla estrema velocità del consumismo.

Nel 2003 il Politecnico di Torino, su incarico del comune di Novi, presentò la relazione finalizzata per la realizzazione di un impianto di termo valorizzazione dei rifiuti urbani nella provincia di Alessandria, dal titolo: “Identificazione delle tecnologie e valutazioni ambientali inerenti al sito”.
Se ben ricordo l’attuale “competitore” sedeva sul banco dell’opposizione , eletto nelle file di Forza Italia. 
Allora, su iniziativa del vulcanico Oreste Soro, si organizzarono delle gite conoscitive sia all’impianto di Bolzano – all’epoca all’avanguardia – che a quello gigantesco di Brescia. Il primo era realizzato per un territorio che per numero di abitanti era omogeneo alla nostra provincia. Presentava un’evoluzione tecnica di autonomia energetica: produceva l’elettricità per il proprio fabbisogno e ne immetteva in notevole quantità nella rete pubblica; le emissioni erano ridotte a vapore acqueo. Esiste agli atti una mia relazione che ne descriveva le caratteristiche , e le funzioni e ne consigliava la realizzazione in una visione di ottica futura. Fui avversato in consiglio da quelli che oggi lo vogliono introdurre alla chetichella, venni perfino insultato e minacciato pubblicamente. 

Vogliamo tutto e subito, ma non vogliamo farci carico delle assunzioni di responsabilità, in quanto, pur di ottenere consenso, non si esita a insinuare il senso di paura che ciò comporta. Ne abbiamo una dimostrazione con le caotiche disposizioni sulla pandemia. 

Cari compagni, allora per il timore di perdere il consenso rinunciaste a portare avanti il progetto e anche il buon Oreste dovette adeguarsi. Perdemmo l’occasione con buona pace di tutti. 

Oggi i nodi vengono al pettine, è inutile pensare che la raccolta porta a porta sia la panacea del problema e questo per due elementi di certezza: l’aumento sarà costante sia dei costi di raccolta sia di smaltimento, e l’esaurimento delle discariche la cui gestione inciderà sui bilanci per decenni, relegandolo alle generazioni future.
Infine, va anche considerato che il disagio nell’utenza sarà sempre più insostenibile per il susseguirsi di difficoltà, lo smaltimento del riciclo non è facile come è decantato, ma sovente viene sommariamente rimescolato.
Prendiamo sempre ad esempio l’efficienza e la razionalità dei paese nordici? Ma quando ci comprano i rifiuti sono stupidi?
Dobbiamo smetterla con la contrapposizione come lotta politica, non si può rinunciare a ogni forma di utilizzo di ciò che abbiamo disponibile. Certamente va fatto con una valutazione reale e concreta degli aspetti positivi e negativi, in una prospettiva temporale. Oggi le competenze per la programmazione di tale centrali è di competenza della Regione, che ne valuta l’impatto e le necessità sull’intero territorio, per cui l’iniziativa degli amministratori locali, mi sa tanto di pretestuosità elettorale… e non oso pensare di peggio!
Certo produrre energia elettrica e teleriscaldamento da una materia prima che sarà destinata ad aumentare come quantità, data l’esigenza del commercio, è un fatto irrilevante, rispetto al fabbisogno, ma come dicevano i nostri genitori: il mare è fatto da tante gocce e utilizzare al meglio il certo per l’incerto è buon senso e responsabilità. 



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Francesco Giannattasio

4 pensieri su “Lo studio sul termovalorizzatore? Lo abbiamo già fatto 20 anni fa…

  1. Inceneritori.
    Il “meraviglioso” impianto di Brescia ha fatto danni irreparabili attorno a se’.
    Bambini malati, diossina (altro che vapore acqueo, giannattasio), allevamenti da latte chiusi perché la diossina finisce dritta nel latte delle vacche (forse questo crea dubbi al cowboy), cancro in forte aumento eccetera.
    L’incenertore gemello del Gerbido a Torino produce i due terzi di tutte le emissioni di co2 della città. Problemi di salute, tanti. Lo spacciarono per “pulito”, ma si sa che gli spacciatori pensano solo ai soldi che incassano.
    Due settimane dopo l’inaugurazione, si ” guastò”‘ il “modernissimo” filtro che avrebbe dovuto “eliminare” tutti i veleni. Non fu riattivato per il costo, i veleni li respirarono i torinesi.
    La baggianata dei rifiuti che sono in crescita “inevitabile” e che portano ricchezze inaudite purché vengano bruciati è smascherata dai numeri che vengono pubblicati anche dai camerati che oggi ritornano al l’inceneritore. Acos ha appena comunicato trionfalmente le cifre che attestano il CALO della produzione procapite della rumenta a novi. Una città peraltro in continua decrescita di abitanti, come confermato dai dati della anagrafe.
    E i numeri della spazzatura scenderanno ancora, dice Acos, perché dopo anni ora la raccolta differenziata li sta quasi dimezzando.
    E ci mancherebbe, dico io, visto che ci stanno derubando con una TARI gonfiata in modo illecito.
    Pertanto, giannattasio, consentimi di dire che il tuo eterno amore per l’inceneritore non ha basi razionali.
    Non ne aveva quando eri capo berlusconiano, e non ne ha adesso che usi spregiudicatamente la parola “compagni”.
    Forse sarebbe il caso di cercare di documentarsi con fatti e numeri.
    E cominciare a risparmiare sugli sprechi energetici e sui costi sanitari.
    I primi sono incrementati dalle sliding doors politiche, che sono la negazione di un buon isolamento termico.
    I secondi sono enormi, umani ma anche monetari, e crescono esponenzialmente attorno ai “meravigliosi” inceneritori.
    Per chiarire, fanno danni come la verniciatura di una carrozzeria di auto fatta senza precauzioni e dispositivi di protezione.

    1. Cosa vuoi rispondere c’è sempre chi crede di vivere sulla luna?
      Siamo un popolo che ama l’arte di arrangiarsi e ci crediamo più furbi di tutti. Ma se siamo in queste condizioni, una ragione c’è o no ?

      1. si, una ragione c’è.
        Se siete in queste condizioni è perchè non vi documentate mai sui fatti e sui costi-benefici secondo il logico ordine di priorità ambiente-salute-utilità prima di decidere di modificare il territorio a vostro piacere senza mai preoccuparvi di cosa accadrà dopo, e neppure della reale volontà dei cittadini che devono subire e tacere.
        Forse a monte c’è il voler privilegiare sempre e solo opportunità, ambizioni di potere e fattori economici personali anteponendoli cronicamente al bene comune.

  2. Io in quell’assemblea c’ero e posso dire che il compianto Oreste Soro fece una figura di m….a proprio all’Emilio Fede, perché non propose all’assemblea lo studio di fattibilità, ma chiese direttamente l’autorizzazione a procedere, ritenendo che l’inceneritore fosse una cosa già decisa a livello di “stanza dei bottoni” e sicuro che quel passaggio fosse semplicemente un atto di ratifica. Il che fece saltare su dalla sedia parecchi sindaci di piccoli comuni, che probabilmente erano anche di ideologia opposta alla sua, e innescarono un dibattito non tanto sull’utilità o meno dell’inceneritore, ma sul modo poco trasparente in cui era stato gestito il tutto proprio da Soro, che si trovò messo “spalle al muro” con la votazione contraria da quanto da Lui proposto. Da li mi resi conto di come funzionavano e continuano ancora a funzionare certe cose…
    PS. Oreste Soro non ha fatto mai sapere quanto gli era costato quello studio di fattivilità…

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