La prima Agora Dem in provincia dedicata alla sanità. Bene, ma…

Sabato pomeriggio ho partecipato, nella sede del Pd di Novi Ligure, ad una Agorà Democratica sul tema della Sanità.
Cosa sono le Agorà organizzate dal Pd? Le Agorà Democratiche ambiscono a essere uno dei più grandi esperimenti di democrazia partecipativa. Le singole Agorà sono eventi di una giornata (in presenza o online), o anche di poche ore da cui emergeranno proposte avanzate e condivise dai partecipanti.

Che cosa è successo sabato?
Erano collegate online una trentina di persone mentre in sede del Pd a Novi Ligure, in presenza, eravamo una decina. Diciamo che dal punto di vista partecipazione è stato un buon successo. Diversi partecipanti, invitati, quasi tutti professionisti della sanità e due politici di lungo corso. Qualche professionista ancora in attività, qualcuno che, seppur in pensione, continua a fare il consulente per l’Azienda.
Comunque concentriamoci sui vari interventi fatti.
In generale i temi affrontati sono stati i più diversi dalla mancata attenzione negli anni verso la sanità nel suo complesso alla attuale inefficienza del Servizio Pubblico, inefficienza figlia dei mancati finanziamenti dati alla Sanità.
Dalla mancata programmazione a scelte scellerate volute un po’ da tutti i governi Regionali sia di destra che di sinistra. Ho sentito ancora una volta parlare di Ospedale di Comunità e di Case della Salute, di liste di attese e mancanza di medici.
Ma lo sapevamo o no che il numero chiuso in Medicina a questo avrebbe portato?
Eppure allora poche furono le voci che si levarono contro questa decisione che a distanza di anni ha prodotto questa grave carenza. Nel particolare ho condiviso l’intervento di Pietro Cazzaniga quando ha affermato che con forza noi dobbiamo cambiare la logica della programmazione sanitaria in quanto la regione Piemonte è la terza per popolazione anziana e la provincia di Alessandria ha una alta percentuale di anziani e grandi anziani.
Ciò porta, ovviamente all’aumento di persone con pluri patologie.
Le persone vanno curate a casa, devono aumentare i servizi sul territorio, bisogna pensare ad una sanità sempre meno ospedale – centrica.Ad una sanità che fa salute e accompagna le persone nel proprio percorso.
Guardiamo ai bisogni della popolazione e non ai desideri dei vari Baroni. Siamo ancora a questo punto, a dover insistere sul potenziamento del Territorio.
Ovviamente il suo intervento è stato ripreso un po’ da tutti, per cui ho risentito per una ennesima volta parlare di case della salute, ospedale di comunità ecc.. Ecc… 40 anni, sono 40 anni che ne parliamo di queste strutture, mi ricordo che trenta anni fa andai, insieme ad altri colleghi, a visitare due ospedali di comunità per capire come funzionavano.
Posso dire che l’unico servizio nuovo, creato e fortemente voluto, nel territorio è quello delle “cure palliative” che funziona molto bene nonostante sia sotto organico. Servizio i cui operatori accompagnano con delicatezza i malati.
E poi ho visto nascere due hospice grazie alla fermezza di due brave dottoresse. Il resto? Sono aumentati il numero di posti letto nelle Rsa, o ospizi. Posti che non sono sufficienti, comunque, a soddisfare il fabbisogno, la richiesta da parte delle famiglie.
Le cure domiciliari funzionano bene nonostante il mancato potenziamento rispetto al fabbisogno reale.
Nel racconto fatto dalle varie persone intervenute, si è parlato della mancata gestione comune di Aso e Asl che provoca un mancato dialogo che non fa gli interessi dei malati. Fornaro ha fatto presente che nel PNR sono stati aumentati i fondi per l’ammodernamento del sistema, per l’edilizia Sanitaria e quindi necessita prestare attenzione che i denari vengano spesi bene. Ha inoltre evidenziato che bisognerebbe ripensare alla distribuzione territoriale degli ospedali in provincia. Gia anni fa si doveva avere il coraggio di discutere su un unico ospedale Alessandria-Novi-TortonaHa insistito sul fatto che manca una cultura di base che privilegi la salute anche perché la cultura di base dei dirigenti è quella Bocconiana.
La competizione. Demicheli ha parlato della forte integrazione che dovrebbe esserci tra sociale e sanitario che invece vivono una forte conflittualità. Su questo sono in completo accordo. C. S. P. e A. S. L. non lavorano insieme, seguono i malati separatamente e ciò crea distacco dal malato e scarsa continuità nelle cure.
Insomma una serie di argomenti sono stati portati all’attenzione di tutti e tutte, ma sono gli stessi argomenti che dibattiamo da anni. Il Covid19, pandemia gravissima, ha messo in evidenza una situazione grave. Sono aumentate le liste di attesa, anzi in diversi servizi non si può prenotare. Manca drammaticamente il personale necessario e
si sono fatte convenzioni con Cooperative di Medici che mandano in servizio medici ultra settantenne (al Dea)
Mancano turni di guardia medica sul territorio, mancano i medici di medicina generale, mancano fisioterapisti, tecnici di radiologia ed altri professionisti della salute. Sono stati chiusi ambulatori sul territorio e la prevenzione è saltata in aria.
Io penso che i politici lì presenti ora devono pensare ai problemi che ho elencato sopra. Il resto è importante ma c’è qualcosa di estremamente necessario. Di più strettamente necessario.
Per finire vorrei dedicare un pensiero a Sara, una ragazza di 27 anni.
Una giovane collega deceduta in un incidente “dopo turni massacranti”, l’ultimo messaggio: “Ho finito ora, sono stanca morta”. “Secondo te è normale? Oggi smonto e devo fare pure la notte”, aveva scritto all’amica il giorno prima dello schianto, avvenuto nel Brindisi no.
Sara era stata assunta da pochi giorni e già l’avevano messa a fare un turno dietro l’altro. Questi sono i fatti.
Il personale sanitario sta lavorando sotto stress, sarà o no colpa di qualcuno se non si assume?



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Concetta Malvasi

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