Ombre della cattiva coscienza?

Fare il sindaco oggi non è facile, si sa. Molte responsabilità, limitazioni di azione, discrezionalità ridotte al minimo che impediscono di realizzare quanto promesso che, in genere, è ben oltre il possibile. La cosa si aggrava ancor di più quando, una volta seduto sul proprio scranno, un sindaco deve affrontare i desiderata di tutti gli elettori nel loro insieme.

Per sintetizzare questo un sindaco, un buon sindaco che abbia correttamente presente la percezione del ruolo, si rivolge, da subito, a tutta la città affrontando critiche e approvazioni con spirito costruttivo elencando e concordando cosa è bene fare e senza distinzioni di parte. A Novi, elettoralmente divisa esattamente in due, questo atteggiamento avrebbe dovuto essere adottato da subito perchè si sapeva che non era facile amministrare dopo molti decenni di monocolore quasi ininterrotto e, soprattutto, dopo aver analizzato il fatto che la coalizione legaforzaitaliota è risultata vincitrice non per meriti, ancora tutti da dimostrare, ma per disaffezione popolare, temporanea, pagata dai rivali.

Man mano che passa il tempo l’angoscia sale a palazzo Pallavicini perchè, a causa di una crescente incapacità di azione e coordinamento, si sta diffondendo a macchia d’olio l’impietosa critica dei novesi verso il duo nonno – nipote, perno di un potere sgangherato, e verso una amministrazione autoreferenziale che pensa di recuperare con qualche selfies o in conferenze di quartiere tardive e semideserte sempre ripetendo, come un disco rotto, che il disastro di Novi è dovuto a chi c’era prima.

La stravagante combinazione familiare alla guida della macchina comunale è in perenne testa-coda e, presto, potrebbe rovinosamente schiantarsi per non aver capito che non basta sventolare un fazzoletto verde per sentirsi popolari e virtuosi, ci vuole riflessività, rispetto, tolleranza, sacrificio, abnegazione e, soprattutto, molta umiltà e disponibilità e, molto importante, autonomia decisionale. Proprio quest’ultima è venuta a mancare da subito a questa amministrazione con Sor Tentenna, asserragliato nel bunker di palazzo Pallavicini, comandato da fili mandrogni. Troppa dipendenza da Alessandria dove il deputato capo leghista detta la linea e Novi ci rimette fior di quattrini che avrebbero dovuto coprire gli inevitabili e futuri disagi e necessità.

Sulla vicenda del passaggio in città del terzo valico per Torino abbiamo già parlato ma non abbastanza per capire che il sindaco, in una sua comparsata romana e accompagnato dall’assessore Marisa Franco, che c’entrava come i cavoli a merenda vista la competenza non sua ma del vice sindaco Accili, se ne sono tornati con le pive nel sacco dalla piacevole gita capitolina. Sono passati due anni da quella data e neppure una parola spesa per Novi San Bovo. E si perchè o si otteneva il passaggio esterno alla città, e allora il problema era chiuso, oppure si passa in città ma allora il punto fermo rimane il rilancio dello scalo di San Bovo. Vero sindaco? I disagi o hanno una ricaduta economica o non hanno senso. L’accoppiata sindaco-assessora ha ottenuto esattamente la terza via, quella più dannosa, i megatreni passeranno, 240 ogni 24 ore, e a Novi resteranno solo polveri, rumori e vibrazioni oltre ad un depauperamento patrimoniale adiacente alla ferrovia di chi ha sudato una vita per farsi una casa.
E’ il risultato di chi non vuole bene alla nostra città, di chi pensa che Novi sia solo un giocattolo per giochi di potere improvvisati ed infantili per il sollazzo di pochi e strettissimi amichetti e amichette senza arte nè parte e puniscono, in modo sommario, chi si mette di traverso. Prepotenza e dabbenaggine senza tenere conto che i soldi sono di tutti ma male indirizzati e manovrati da chi non ha mai dimostrato nulla di particolarmente meritevole nella vita, o poco più.

Altra dimostrazione di insipienza è la vicenda dell’inceneritore, presente nel programma di Cabella, ma già concordato con il sindaco di Genova Bucci da tempo e sperando di poterlo far digerire ai novesi, colti di sorpresa, da uno stanziamento per finanziare un piano di impatto ambientale, fra l’altro già esistente. Il fatto è stato proposto e deliberato da ACOS e non dal Consorzio competente tenuto all’oscuro fin dal primo momento. Il tutto senza sapere cosa ne avesse pensato la Regione che non ha ancora deliberato le opportune proposte logistiche. Praticamente un guazzabuglio improvvido, un fai da te carbonaro ridicolmente improvvisato, nella speranza che il legame leghista Novi-Alessandria-Torino possa o debba, prima o poi, avallare il progetto in virtù di una fantomatica affinità politica ormai destinata alle ortiche.

Ma gli esempi di insipienza si sono moltiplicati durante la gestione Cabella, dalla vicenda SportinNovi al CIT; dal debito di 10 milioni che dobbiamo esigere da Alessandria per la gestione acqua ai 5 milioni di RFI regalati ai mandrogni per il ponte sulla Bormida; dal Merolone, nuovo campione “culturale” novese sponsorizzato in modo colorito da personaggio stravagante che pensa di usare le casse comunali come un bancomat, ad un torto perpetrato ai danni delle tasche degli utenti con una tariffa TARI illegittima; dalle dimissioni di un membro appena nominato del CSP, dopo l’improvvido defenestramento della presidente Ferretti, ai 10000 euro bonificati inopportunamente, a mio giudizio, dallo stesso consorzio all’assessore dimissionario Delfino per una prestazione di servizio che avrebbe potuto essere destinata in Novi; dai defenestramenti di gente eletta e nominata dal sindaco stesso alla sostituzione con gente trombata; dall’illusione che i soldi del PNRR, senza progetti di scopo, possano rappresentare, chissà quando, la salvezza del loro fallimento, già sancito con la bocciatura recente del DUP, alle imminenti sentenze del Tribunale di Alessandria su ATM e CIT. Una situazione paradossale tra il drammatico e il ridicolo. A

tti e legami strambi, ingiustificati, barbari e surreali tra insipienza, inconscio e realtà che Daria Ubaldeschi ha ben descritto nel suo adattamento della “metamorfosi” di Franz Kafka alla situazione novese e al suo estemporaneo sindaco. Mi auguro per lui che le ombre della cattiva coscienza non popolino ossessivamente i suoi sogni, come l’ombra di Banco nel Macbeth di Shakespeare, ma, signor sindaco, prenda coscienza del suo fallimento e liberi presto la città dalle pastoie e dalle invasioni barbariche da lei avallate. La parola agli elettori.

Costanzo Cuccuru – area civica “Insieme per Novi”



Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone oppure per "dire la tua" scrivici su WhatsApp al numero +39 320 713 7299 (no telefonate)

Condividi questo articolo

Costanzo Cuccuru

Torna in alto

Contact Us