Tempo di guerra, torna Radio Londra

La Bbc, l’ente radiofonico inglese, ha annunciato di aver riattivato le sue trasmissioni sulle frequenze delle onde corte, al fine di poter consentire ai cittadini russi di poter continuare a ricevere le sue notizie dopo la decisione di Putin di oscurarne il sito internet. 
La mente va subito al ricordo di Radio Londra, che altro non era che la Bbc, e ai tanti italiani che durante il fascismo si sintonizzavano sulle sue frequenze per aver accesso alle informazioni del modo libero. 

Le trasmissioni in lingua italiana della Bbc cominciarono nel 1938, ma forse non molti sanno che continuarono per molto tempo dopo la fine della guerra, fino al 31 dicembre 1981. Quando le trasmissioni vennero sospese, si levarono molte proteste in Italia: si stimò che ancora circa 100mila persone avessero mantenuto l’abitudine di ascoltare il notiziario in lingua italiana che andava in onda dalle 23 alle 24 di ogni sera. 
Per aggirare il blocco di internet in Russia, la Bbc ha riattivato una serie di servizi in lingua russa che vanno in onda sulla frequenze di 15735 kHz (dalle 14 alle 16) e 5875 kHz (dalle 20 alle 22). Le trasmissioni sono ovviamente ricevibili anche dall’Italia, a patto di avere ancora in uso una vecchia radio dotata della ricezione delle onde corte (tipicamente indicate con SW sul selettore di banda). 
Se non avete una vecchia radio a portata di mano, potete provare un ricevitore on-line, messo a disposizione dei radioamatori. Questo è ubicato a Roma: http://roma4.ddns.net

La radio ebbe una importanza fondamentale in tempo di guerra. Attraverso radio Londra erano anche annunciati messaggi cifrati, che permettevano alle formazioni partigiane di ricevere informazioni fondamentali, come orari e luoghi di lancio di forniture. 
I messaggi per i partigiani erano nascosti in semplici frasi volutamente enigmatiche, scandite dallo speaker e il cui significato drammatico (spostamenti di truppe, invio di armi) spesso contrastava con il senso ironico che giocoforza avevano: “Felice non è felice”, “È cessata la pioggia”, “La mia barba è bionda”, “La gallina ha fatto l’uovo”, “La vacca non dà latte”.
Il fascismo cercò in tutti i modi di impedire l’ascolto delle trasmissioni, e chi era sorpreso ad ascoltarle era soggetto all’arresto immediato. 
Mussolini in una prima fase non considerò la radio uno strumento di propaganda utile, ma poi si ricredette. Fece avviare la produzione di un modello di ricevitore radio economico, la Radio Rurale, in modo che lo strumento si diffondesse rapidamente. Dopo la radio rurale, venne prodotta la Radio Balilla. Strumenti mediocri dal punto di vista tecnico, ma che oggi sono molto ricercati dai collezionisti. 
La diffusione della radio però si trasformò in un danno per il regime, visto che con essa gli italiani potevano ricevere anche Radio Londra ed altre stazioni straniere, e ricevere informazioni vere sulle sorti della guerra, senza il filtro della propaganda fascista. Infatti le radio Balilla era bloccate sulle frequenze di ricezione, ma fu un gioco da ragazzi per i tecnici italiani sbloccarle. Del resto, la radio l’abbiamo inventata noi… 
Le onde corte hanno sempre avuto il pregio di aumentare a dismisura la porta di trasmissione nelle ore notturne: per questo tutte le trasmissioni si concentravano negli orari serali. Dopo il tramonto, quando la notte liberava l’etere dalle frequenze e l’ascolto era più chiaro, l’orecchio si avvicinava all’altoparlante e la mano girava la manopola. “Tu-Tu-tu-tuum. Tu-Tutu-tuum”. Sembrava la Quinta di Beethoven, e forse lo era. Ma era soprattutto un cupo segnale morse: tre punti e una linea. Una V. Quella di Victory, Vittoria. L’indice e il medio di Winston Churchill si materializzavano così e Radio Londra arrivava nelle case degli italiani.

La radio da strumento di propaganda divenne strumento di verità e libertà: due valori che vanno sempre di pari passo. E’ terribile però dover constatare che nel 2022 ci sia ancora bisogno di ascoltare la radio di nascosto. 



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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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