Fine dei giochi per Cabella & co?

Che la politica sia un esercizio difficile è fuori di dubbio perchè comprende “l’arte del possibile”, un percorso tortuoso tra desiderio e realtà, tra il bene e male, tra convinzione e realizzazione. In pratica può essere tutto e il suo contrario.

Certamente il massimo filosofo della politica Aristotele ne esprimeva il senso più alto e nobile perchè partendo dal nucleo famigliare estendeva l’azione della politica al popolo, alle istituzioni e alla natura. Infatti politica deriva da Polis ovvero Popolo, da e per il cittadino e descritta in otto volumi che tutti dovremmo andare a studiare o ripassare almeno nei suoi passaggi fondamentali. Aristotele esprimeva un concetto di alto profilo l’azione della persona incaricata di svolgere questa nobile missione che definiva “animale politico”.

Se dovessimo esprimere un giudizio oggi su questi personaggi che popolano il mondo dei partiti e della rappresentanza popolare dovremmo, nella grande maggioranza dei casi, togliere dalla definizione aristotelica la parola “politico”. Diverso era il concetto di Platone che considerava l’azione politica razionale, scientifica, armonica, per regolare ogni particolare dell’ambito pubblico al quale tutti i cittadini partecipano direttamente o indirettamente. Certo che se chi viene eletto o incaricato di svolgere un ruolo pubblico pensa di poter fare come vuole confondendo vizi privati e pubbliche virtù senza capirne la percezione del ruolo e la sensibilità adeguata al rispetto delle persone e delle Istituzioni, allora la politica scade a dabbenaggine, a pretesto per misere compensazioni, a improvvisazioni o pretese di decisioni da parte di chi si è elevato ad un ruolo superiore senza averne le qualità. E’ la parte più retriva della politica, quella più scadente e invisa ai cittadini, anche quelli più disattenti, che percepiscono immediatamente questa parte negativa. Vale per lo Stato ma anche per le Istituzioni periferiche. Anzi, per queste ultime organizzate in municipalità, il contatto è più immediato e diretto ed il giudizio, spesso, si trasforma in severa punizione.

Quando sentii parlare di “rivoluzione del buonsenso” come definizione centrale del programma elettorale e dell’azione politica di Cabella e soci, ebbi un positivo sussulto che mi coinvolse direttamente. Di lì a poco, è storia ormai risaputa, tutto si trasformò in negatività generalizzata. Pregiudizi politici, confusione dei ruoli, licenziamenti e allontanamenti sommari a catena, pretese di assunzioni, coinvolgimenti discutibili di personaggi senza arte nè parte per tacere d’altro. Il tutto senza dare a capire dove e come le decisioni vengano confezionate. Da subito, o quasi, sono partiti “siluri” contro questo e quello senza un minimo di raziocinio e di riconoscimento di merito. Il merito non viene da solo, è il punto di arrivo di una azione positiva e da considerare, non un peccato, mai commesso, da scontare sommariamente per semplice appartenenza vera o presunta.

Questo mi sarei aspettato da un signore anziano come il sindaco Cabella che dovrebbe fare della saggezza un virtuoso esercizio. Con Cabella mi sono confrontato in varie sedi ma sempre cercando di far capire che la compagine vincente di centro destra non aveva vinto per meriti tutti da dimostrare e che avrebbe dovuto coinvolgere tutti coloro che da anni lavoravano per il bene comune e unendo le energie per il bene della Città. Invece no, fu proprio il sindaco a scardinare la sua traballante compagine con valutazioni di bilancio sconclusionate e senza accorgersi di un reale e disponibile avanzo di amministrazione.
Furono i suoi seguaci, veri e presunti, a chiedere a chi li aveva fatti vincere di farsi da parte. Fu lui a cercare collaborazioni poi rivelatesi fallaci presentandole come un “cambio di passo” del quale nessuno si è accorto. Furono gli inspiegabili silenzi del sindaco a denotare la sudditanza ad un cerchio per niente magico, gestito dal nipotino, che aveva e avrebbe ancora la pretesa di dettare i propri voleri.
Non disse una parola quando fuori dal teatro Giacometti campeggiava uno striscione che recitava “Bertoli . Cuccuru . dimissioni”. Nel consiglio successivo fu il sindaco in prima persona a porre una pregiudiziale pretestuosa che non gli fece onore. Seguirono lenzuola appese alla saracinesca della sezione Lega di via Amendola a denunciare un mai specificato “tradimento” di consiglieri eletti proprio in quel partito che ha dimostrando di non valere la fiducia che i novesi hanno attribuito. Ancora silente il sindaco dopo che un mega manifesto targato Lega denunciava dirigenza e maestranze di Acos “colpevoli” di avere lavorato, e lavorare, con grande profitto facendo diventare ACOS un esempio di produttività e grande sorgente di lavoro.
L’elenco sarebbe ancora lungo ma avremo ancora modo di tornarci.

In queste ore , per confermare che l’amministrazione Cabella è un morto che cammina, si è aggiunta una “chicca” che denota povertà di spirito, di conoscenza delle elementari regole della politica e mina irreversibilmente la tenuta di questa sciagurata amministrazione. Appena nominato coordinatore di Forza Italia, tal Giuseppe Rapisarda ha pensato bene, dalle colonne di Panorama di Novi, di chiedere a Bertoli, sempre lui, le dimissioni. Io non faccio l’avvocato di nessuno ma mi limito a far rilevare che, togliendo i soli voti di Bertoli e tralasciandone altri, Cabella non avrebbe vinto. Dopo aver fatto il capogruppo Lega, Bertoli ha fondato un suo gruppo restando in una posizione intermedia che, comunque, è servita a Cabella & C. di allungare la sua agonia, politica si intende, di quasi due anni. Non contenti questi nuovi “fenomeni” della politica hanno pensato bene di rendersi protagonisti di una commedia tragicomica, quella che vede i due partiti maggiori del centro destra, Lega e Forza Italia, uniti in tempi diversi contro chi li ha fatti vincere. Una “genialata” degna della peggiore politica che si possa immaginare. Il passaggio di Bertoli, e del suo gruppo, all’opposizione non può che essere la logica conseguenza. Da oggi Sor Tentenna è sindaco senza maggioranza. Un capolavoro.

Costanzo Cuccuru – Area Civica “Insieme per Novi”



Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone oppure per "dire la tua" scrivici su WhatsApp al numero +39 320 713 7299 (no telefonate)

Condividi questo articolo

Costanzo Cuccuru

Un pensiero su “Fine dei giochi per Cabella & co?

  1. Tutto vero Costanzo, peccato che l’hai capito un poco tardi. Comunque meglio tardi che mai. Io lo compresi un poco primo , tra il primo e secondo turno, ma non è servito a niente.
    Per taluni la politica è come una bella donna nelle mani di un ragazzino poi, ci sono alcuni che sono impareggiabili nel tenere in ordine una scrivania, ma la politica non è tenere allineato le biro. In politica ad ogni azione c’è una reazione.

I commenti sono chiusi.

Torna in alto

Contact Us