Dimissioni, promessa o minaccia?

A Novi va di moda, in questo periodo, chiedere le dimissioni. Forse gli attuali “governanti”, si fa per dire, hanno fatto la scoperta del secolo, chiedere le dimissioni di chi li ha aiutati li fa sentire forti e popolari. A giudicare dalla ormai conclamata insipienza politica ed amministrativa di sindaco, nipotino, codazzo del “cerchio magico” formato da personaggi con aria da turisti per caso della politica nostrana che scantonando tra le vie più recondite della nostra città pensano di arrivare al traguardo di fine mandato quale obiettivo unico.

Manca certamente in questo percorso una corposa autocritica per quanto fatto fino ad oggi a vantaggio della comunità novese e circondario. Il giudizio dei novesi, senza distinguere tra destra e sinistra, è impietoso, mai si era vista una amministrazione più sciagurata di questa. Magari confidando del beneficio del dubbio, questi personaggi senza capire una sola “acca” di quello che la giusta percezione del ruolo, ammesso che per disgrazia ci sia mai stata, avrebbe dovuto portare loro buon consiglio.
Invece lor signori hanno scelto di mostrare il loro vero volto, quello dei “parvenu” che vorrebbero dimostrare ai loro concittadini di avere muscoli e “fisique du role”. Promettendo soluzioni mirabolanti si accontentano di ridurre la città ad un colabrodo simile ad un fiore senza più petali colorati o nascondendosi dietro autoscatti per piccole risoluzioni già programmate da anni e prima di loro o ripetendo programmi da loro accantonati e adesso riesumati. Pensando che poi i novesi, se i soldi di opere pubbliche dovessero arrivare in soccorso, perdoneranno la loro dabbenaggine al momento si nascondono dietro tante mistificazioni dove l’ovvio sarebbe la bandiera del fare.
Una tragica ridicolaggine ormai senza prospettiva e speranza cercando di prendere tempo. Ma per cosa? Questo nessuno ancora lo ha capito. Forse il sindaco e relativo “codazzo” hanno letto con attenzione Milan Kundera che nel suo romanzo “Insostenibile leggerezza dell’essere” sostiene che nella vita ciò che è esistito una sola volta è come se non fosse mai esistito. In pratica uno schermo, come quello a cui ci ha abituati il vice sindaco e non solo lui, dietro cui nascondere l’incapacità della reale essenza del fare …e dell’essere. Dietro questo schermo ci sta tutto il clamoroso fallimento leghista e dintorni, una Lunga Marcia annunciata e mai partita che avrebbe dovuto essere alimentata dalla “rivoluzione del buonsenso”, slogan inventato e mai capito soprattutto da chi li ha coniato. Anzi, possiamo dire che è avvenuto esattamente il contrario.
Da subito sono partiti strali contro amministratori di prima e anche di quelli da loro nominati e che li hanno sostenuti. Diversi sono stati messi nel mirino di questi insipienti e si stanno susseguendo defenestrazioni a ciclo continuo con il solo obiettivo della “normalizzazione leghista” come se la Lega, che sta fallendo su tutta la linea, fosse diventata per volere divino la Nuova Frontiera.
La verità è che se una compagine non sa dirigere per obiettivi di pubblica utilità se la prende con il primo che capita dimostrando solo debolezza. In questi giorni poi c’è stata la raffica di richiesta di dimissioni pronunciata da membri del “rimasuglio di maggioranza”.
Così parlarono i novelli “Bellavista” della politica locale Rapisarda e Dolcino, contro i loro stessi ex compagni di cordata, prima puntando il dito su Bertoli e poi sul gruppo di Solo Novi formato da Bertoli, Sabbadin, Bonvini rei di avere definitivamente abbandonato l’ex maggioranza. Come se non bastasse ci ha pensato il sindaco a completare l’opera sfidando pubblicamente i riottosi con un lapidario “sfiduciatemi”.
Io non so se il sindaco verrà sfiduciato, se si riuscirà a raccogliere le firme dei due quinti del consiglio comunale per firmare la mozione, se questa arriverà in consiglio e verrà approvata o bocciata. So di certo che, avendo vissuto con un ruolo dentro questa sciagurata amministrazione forzaleghista, l’unica cosa che il sindaco dovrebbe fare per dimostrare di aver conservato un minimo di dignità e di rispetto verso la città sarebbe solo quello di dimettersi.
Del resto è una prospettiva che il sindaco minacciò, o promise, circa due anni fa in un messaggio, che io conservo ancora, e diretto agli esagitati fondamentalisti leghisti, e non solo, in subbuglio, nipotino in testa.

Costanzo Cuccuru – Area Civica “Insieme per Novi”



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Costanzo Cuccuru

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