Sanità privata o pubblica: la salute dei cittadini venduta al mercato del giovedì

Mi spiace avere letto gli accorati appelli degli amici di Tortona dopo che hanno scoperto “con triste meraviglia” del bando di assegnazione al privato di alcuni servizi del loro Ospedale. Ripeto, la cosa era nota da tempo, e mi dicono con l’accordo di tutti i partiti, d’altronde lo stesso è accaduto a Novi, è successo a Torino dove una delle più importanti Asl ha pubblicato un bando riservato ai soli privatiper una copertura a tappeto di quasi tutta l’attività ambulatoriale specialistica.

Quello che io trovo incredibile è l’assenza di dibattito politico sulla sanità e la rassegnazione con cui i cittadini ormai accettano di sottoporsi a ogni disagio se non addirittura a rinunciare a spese mediche (leggere rapporti Gimbe, Crea Tor Vergata, Censis, ecc…) per la cattiva gestione del Sistema Sanitario Nazionale-SSN. 
Più volte come Consulta della Sanità della giunta Muliere avevamo segnalato questa situazione, ripeto, con scarso successo, certamente per colpa nostra.
Una politica di tagli volti al risparmio e non alla ottimizzazione e al rispetto del dettato costituzionale hanno fatto dell’Italia in sanità “Il primo dei paesi poveri”

Ripetiamotagli per 37 Miliardi nel decennio 2010/2019 con un aumento del fabbisogno di solo 8,8 miliardi, tagli ai posti letto tra il 2007 e il 2017 pari a 35.797 unità – l’Italia è al di sotto della media Ocse: 3,2 nel nostro paese, 4,7 la media OCSE (la Germania, ad esempio 8/1000), riduzione del personale di assistenza, con un costante aumento della spesa out of pocket – ticket ecc…- che ormai copre circa il 30% dei costi del SSN), l’Italia è sotto la media Ocse per quanto riguarda gli investimenti in sanità/Pil e /pro-capite. Il rapporto Ocse 2019 conferma il dato del 2018, in Italia ci sono molto meno infermieri e più medici. Gli infermieri sono 5,5 unità /1000 abitanti (a 8 posti dalla Turchia, ultima con 2,1/1000), i medici invece restano stabili su 4 per mille abitanti con medie Ocse rispettivamente di 8,9 per i primi e di 3,5 per i secondi.

Si è poi proceduto per procedimenti demagogici come l’aumento del numero dei Lea ( Livelli Essenziali di Assistenza cioè le prestazioni che il SSN è tenuto a dare), aumento a cui non è seguito un adeguato finanziamento; il DM 5 giugno 2017 ha sottratto al FSN complessivi € 1.630 milioni negli anni 2017-2019. I Lea sono stati “una mera illusione collettiva i cui effetti collaterali (allungamento delle liste d’attesa, spostamento della domanda verso il privato, aumento della spesa out-of-pocket, rinuncia alle cure) rappresentano uno straordinario assist per i fautori del “secondo pilastro” e per l’avanzamento dell’intermediazione finanziario-assicurativa che si sta lentamente insinuando nelle crepe del SSN” (Fonte Gimbe).

Non si è mai affrontato, ed è uno dei tanti, ad esempio in maniera seria il problema della appropriatezza e inappropriatezza delle prestazioni sanitarie che sono un vorace volano moltiplicatore di spesa. Non si può prescindere dalla medicina dell’evidenza, cioè separare ciò che è utile e benefico da ciò che inutile se non dannoso. Solo così i Lea possono essere “equi e universali”. Poi c’è il territorio, questa entità ectoplasmatica di cui sempre si parla ma che nessuno conosce e di conseguenza non cambia, ma tutti dicono che deve cambiare. Che ne è delle Aft e Uccp? Bisognerà prima o poi parlarne. Sembrerebbe un argomento intoccabile, quasi come la liberalizzazione di taxi.

Non è certo il sistema Tortona/Novi il modo giusto di affrontare la sostenibilità del SSN e il rapporto con il privato: questo sistema è semplicemente il mercato del giovedì; peccato che non si tratti di pomodori e peperoni, ma della salute dei cittadini.



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Giacomo Orlando

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