Si può ancora essere di sinistra e fare cose di sinistra

È partita la campagna elettorale e come ogni volta da ormai anni, continuo a leggere o ascoltare commenti che reclamano il fatto che la sinistra non ci sia più. Mi piacerebbe capire in maniera più diretta e chiara cosa si intenda “per sinistra”.

Probabilmente sono io che avendo appena 32 anni fatico a capire, non avendo vissuto i periodi d’oro del Psi e Poi, anche se mi viene spontaneo dire che i tempi sono cambiati: è cambiato il modo di agire, sono cambiati gli strumenti utilizzati nella campagna elettorale, sono cambiate le persone e spesso la loro politica, é cambiata moltissimo la comunicazione e se alcune esigenze dei cittadini sono rimaste intatte altre si sono evolute o sono cambiate radicalmente. Eppure ogni volta che leggo interventi riguardanti la politica nazionale e locale fatti qui sul Moscone vengono trattati per lo più temi di sinistra.
Perché se è vero che non bastano le persone nuove e che servono idee innovatrici non è altrettanto vero che abbiamo già perso la guerra sul welfare, sulla giustizia e le disuguaglianze, campi nei quali si può ancora combattere. Di conseguenza anche nel nostro piccolo dobbiamo cercare di perpetuare quelle battaglie che soprattutto noi “di sinistra ” sappiamo come portare avanti, sensibilizzando il più possibile l’opinione pubblica e le persone, coinvolgendole maggiormente e rendendole partecipi.
Un argomento, oltre a quelli già trattati, di cui ancora qui su Il Moscone non si è ancora parlato è il congedo di paternità, uno strumento che in Italia é stato spesso snobbato e che molti giovani e/o neopadri non sanno nemmeno che cosa sia .
Con il Ministro Andrea Orlando(Pd) e tutte i/le parlamentari che si sono prodigate per la causa, un percorso si è già iniziato a tracciare: il 13 agosto sono entrati definitivamente a regime i nuovi congedi parentali ovvero l’aumento da 10 a 11 mesi la durata del diritto al congedo per il genitore “solo” e l’estensione del diritto all’indennità di maternità alle lavoratrici autonome e libere professioniste, aumento da sei a dodici anni dell’età del bambino entro cui poter usufruire del congedo parentale indennizzato e soprattutto è diventato obbligatorio il congedo di paternità della durata di dieci giorni lavorativi.
Un piccolo ma importante passo verso una genitorialità equamente condivisa anche se ancora la strada è lunga. In realtà in Italia nei fatti siamo ancora retrogradi, le mamme restano la figura principale e talvolta esclusiva di referimento per l’accudimento dei figli danneggiandole dal punto di vista occupazionale, sociale, psicologico e relazionale . Le parole di Elisabetta Franchi del Marzo scorso ne furono purtroppo un chiaro riassunto (“Quando metti una donna in una carica importante, poi non ti puoi permettere di non vederla per due anni”).
Essere genitori è una soddisfazione che va condivisa in modo egualitario: essere padri significa essere titolari di doveri e diritti all’interno della vita familiare tanto quanto le madri e quindi occorre approvare una misura che consenta realmente ai genitori di essere veramente “alla pari”.

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Luca Patelli

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