Legge 194: sul proprio corpo sono le donne a decidere

Ancora dobbiamo discutere sulla legge 194 per contrastare affermazioni non veritiere. Chi afferma di “voler garantire alle donne il diritto di non abortire” conosce la legge? Sa cosa sta succedendo in Italia oggi? 

Perché penso che sia, invece, fondamentale garantire alle donne di abortire, in sicurezza. Oggi in Italia la donna può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. 
Quindi tutela della “Salute delle donne”. È dal 1978 che questo intervento è regolamentato dalla Legge 194/78. Nel 1981 ci fu anche un referendum, indetto dai comitati pro-vita, che chiedeva di abrogare tale legge. I cittadini italiani, a maggioranza, allora, risposero No.
Obiettivo primario della legge è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari, un obiettivo che si intende perseguire nell’ambito delle politiche di tutela della salute delle donne.

Lo ripeto: salute delle donne.

Esistono due tecniche per eseguire una interruzione volontaria di gravidanza: il metodo farmacologico e il metodo chirurgico.
Chi parla di voler garantire alle donne il diritto a non abortire molto probabilmente non conosce la legge o non conosce le donne.
Abortire non è un dovere ma è un diritto tutelare la propria salute. Chi parla di garantire alle donne il diritto a non abortire non conosce la situazione delle nostre strutture sanitarie: non sa che in italia i medici obiettori sono ormai la maggioranza anzi il alcune regioni abbiamo il 90% dei medici obiettori di coscienza ed il diritto delle donne a tutelare la propria salute, non viene garantito.
Non si possono accettare alcune dichiarazioni senza pensare a tutte le donne che sono morte, prima della 194 perché dovevano ricorrere all’aborto in clandestinità.
Penso che sul proprio corpo debbano essere le donne a decidere. Penso che nelle strutture sanitarie pubbliche i medici obiettori non debbano lavorare perché obiettano su una legge dello stato e non tutelano la salute delle donne.



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Concetta Malvasi

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