I lividi passano, i segni restano per sempre

I lividi a volte passano, i segni restano sempre. La violenza non passa, rimane lì, negli occhi, nella mente di chi la subisce e nell’indifferenza di chi si gira dall’altra parte. Perché il problema non sono i troppi singoli episodi, il problema è la cultura che li sorregge; la nostra. E finchè non affrontiamo questo nostro atavico limite non lotteremo mai davvero, ci limiteremo ai bolli sui social, ad una mostra ed un flash mob, girandoci dall’altra parte per tutti i restanti 364 giorni. Ed il tempo di oggi è ancora peggio imbevuti di una diffidenza di gruppo che supporta la cultura della violenza all’altro. Prima verbale che fisica ma non meno pericolosa. Ed i social sono la culla perfetta per l’odio, in primis di genere, in primis verso le donne. Poi verso tutte le altre minoranze.
Le parole sono la prima arma, soprattutto contro le donne. Perché se non troviamo la forza di reagire alle parole, è inutile poi la solidarietà alle vittime; saremo complici, una volta di più. Questo Governo ai fatti preferisce molte parole, e spesso sbagliate. Il Ministero nato per garantire Pari Opportunità è diventato Famiglia, natalità è pari opportunità sancendo una scala valoriale che evidentemente colpisce le donne che sono prima mogli, poi madri ed infine Donne e se non si realizzano nei primi due campi forse nemmeno meritano i diritti, da ultimo il Ministro dell’istruzione e del merito ha lodato l’Umiliazione come metodo educativo. E cosa c’è di più umiliante che vessare far vivere nella paura e punire fisicamente? Ecco perché non si può smettere di lottare contro le violenze in tutte le loro forme; perché oggi dovremmo poter contare solo i 30 giorni che mancano a Natale, non il numero delle vittime.



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Rocchino Muliere

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