Muliere: la battaglia dei lavoratori dell’ex Ilva è la battaglia dell’intera Città

Le nostre preoccupazioni sul futuro dell’ex Ilva, espresse alcuni mesi fa, si stanno rivelando fondate. Ieri i lavoratori dell’ex Ilva hanno scioperato per denunciare la drammatica situazione dell’azienda: nessun investimento, produzione dell’acciaio ormai ridotta al minimo. Se non ci sarà un intervento definitivo, la sorte dell’industria produttrice di acciaio sembra segnata. Come abbiamo sempre detto la crisi e la chiusura dell’acciaieria di Taranto trascinerebbe inevitabilmente anche quella della fabbrica di Novi. Prima o poi i nodi vengono al pettine.

È necessaria una soluzione radicale. Soluzione che nessuno fino ad oggi ha avuto la forza e la capacità di assumere. Questa situazione si trascina da almeno 9 anni. Con il destino dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, ormai in crisi strutturale e per molti aspetti irreversibile, c’e in ballo il futuro della politica industriale di un Paese e della vita di migliaia di lavoratori e delle loto famiglie. Il secondo Paese manifatturiero d’Europa, quale è l’Italia, si può privare di un grande impianto siderurgico? Io credo di no.

Ma l’Ilva di Taranto inquina e anche tanto. Dicono i dati dell’Unione Europea che Taranto è la quarta fonte di CO2. Ci sono grandi responsabilità della politica e di chi si è arricchito speculando sulla salute dei lavoratori e dei cittadini. L’azione di Arcelor Mittal è l’ennesimo esempio di deresponsibilizzazione di una multinazionale in Italia: non ha mantenuto nessuno degli impegni che aveva concordato. Ora l’Arcelor decida cosa fare e si confronti con i Sindacati e il Governo.
È chiaro, molto chiaro, che se l’ex Ilva chiude, anche l’azione di bonifica di un’area grande come la stessa città di Taranto,non si concluderà mai. È altrettanto chiaro che la siderurgia pubblica nel corso di tutti questi anni non ha mai guadagnato una lira prima, un euro oggi.

È arrivato il tempo delle decisioni irrinunciabili e non più rinviabili. Il tempo ormai è scaduto e non da ora. I lavoratori chiedono risposte certe. Bisogna continuare e concludere l’opera di bonifica, portare avanti e investire sulla riconversione energetica della produzione e rilanciare l’attività dell’azienda. La politica,il Governo, il Parlamento, devono assumersi le proprie responsabilità e assumere le decisioni che fin qui non hanno dato le risposte necessarie.

La battaglia dei lavoratori dell’ex Ilva di Novi non può e non deve essere solo la loro, ma è la nostra battaglia, quella di un’intera città.



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Rocchino Muliere

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