Cenerentola, buoni e cattivi secondo Rossini

Il Carlo Felice di Genova ha messo in scena una indimenticabile Cenerentola: due settimane dedicate ad una, se non la fiaba più celebrata al mondo, musicata da un Maestro quale Rossini che in un solo mese riuscì a scrivere questo dramma giocoso in due atti, su libretto di Jacopo Ferretti, con un allestimento scenografico degno dell’opera, ispirandosi alle scene e ai costumi di Luzzati del 1978, oltre ad una vivace e coinvolgente direzione artistica condotta dal Maestro Riccardo Minasi. 

Il pubblico, composto da grandi e piccini ha risposto con entusiastici e scroscianti applausi alle performance degli interpreti dei “buoni” e ”cattivi”: sì, perché in ogni fiaba che si rispetti il bene ed il male sono ben delineati e non avrebbe potuto fare altrimenti Rossini nella sua Cenerentola: da un lato Cenerentola, Alidoro, Ramiro e il suo servitore Dandini, dall’altro il vanaglorioso Don Magnifico insieme alle due ridicole figlie Tisbe e Clorinda, pronte a tutto pur di “accaparrarsi” il principe Ramiro, che però scambia la sua identità con il servitore Dandini, alias Pablo Ruiz, in un sequenza di battibecchi ironici e canzonatori. 

Laura Verrecchia nel ruolo di Cenerentola mostra tutta la sua versatilità, da umile domestica a trionfatrice nella sua incommensurabile bontà, poiché riuscirà a perdonare Don Magnifico e le sorellastre: le sue doti vocali, unite alla capacità espressiva confermano quanto reca La Cenerentola nel sottotitolo “La bontà in trionfo”.

Di contro, le movenze di Don Magnifico, Clorinda e Tisbe hanno provocato nel pubblico un’esplosiva ilarità: i balletti, le movenze, le civetterie, i cambi d’abito per apparire belle al principe ma che belle poi non lo saranno mai, canzonate da un affascinante e divertente Pablo Ruiz che si prende gioco di loro, trascinano il pubblico attratto da questi perversi e “diabolici” meccanismi, perché senza di essi il deus ex machina svanirebbe del tutto. 

Dunque, buoni e cattivi: anche se il finale rappresenta il trionfo del bene sul male, a Rossini forse poco importava: la musica governa e nulla più.

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Katia Tonzillo

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